22 Dicembre Dic 2017 1741 22 dicembre 2017

Silvia Mangone: «'La cicogna Fivetta' racconta l'infertilità e la pma»

È il libro della blogger che racconta gli alti e i bassi del lunghissimo cammino di chi decide di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita.

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«Allora sei incinta?». Una domanda che imbarazza troppe donne che, per i più disparati motivi, non lo sono pur volendolo. Eppure in Italia, il 20% delle coppie ha problemi di fertilità. Sono oltre 70 mila all'anno quelle che ricorrono alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma). Forse Fivet (Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer) e Icsi (IntraCytoplasmic Sperm Injection, ossia iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) sono parole che non vi dicono nulla, ma ogni anno oltre 12 mila bambini nascono in provetta, circa il 2,5% del totale dei nuovi nati. Così c'è chi, per tenacia o per disperazione, si apre e decide di raccontare la sua storia. Nasce così, il blog di Silvia Mangone. «Tutte le donne che passano per questo bel percorso io credo abbiano nel proprio pc una memoria nascosta a parte con miliardi di siti, link, documenti, ricerche scientifiche, foto, indirizzi di forum, ecc ecc, che riguardano l'argomento. Sanno, insomma, cosa succede se», spiega Silvia che ha provato per anni: dal 2011 al 2015. In questo periodo si è orientata nella giungla delle legislazioni regionali e delle informazioni mediche anche grazie ai blog di altre ragazze che, come lei, percorrevano il cammino della procreazione medicalmente assistita, un percorso lungo ed emotivamente difficile che ha portato infine all'agognata gravidanza. Neanche quella è stata semplice, ma mentre era a letto per evitare complicazioni, ha pensato che voleva raccontare la sua storia. Ne è uscito un racconto di delicate metafore e rime baciate. Uno strumento per tramandare quest'esperienza a chi nasce con la fivet e dedicato alle coppie «ancora in trincea». Il risultato è La cicogna Fivetta, una favola per bambini splendidamente illustrata da Simona Peres, che diventerà libro solo se le autrici riusciranno a finanziarne la stampa. Per questo hanno lanciato una campagna di crowdfunding.

DOMANDA: Perché hai deciso di scrivere questo libro?
RISPOSTA: C'è un tabù generale. La gente non riesce a rapportarsi all'infertilità di coppia. È un tipo di dolore intimo che capisce solo chi l'ha provato. E noi che ci siamo dentro alterniamo un po' alti e bassi, ma c'è bisogno di una speranza incrollabile per andare avanti.

D: Ci racconti un po' la tua esperienza?
R: Mi sono sposata giovane, a 28 anni. E siccome ho sempre lavorato con i bambini non vedevo l'ora di averne di miei. Era diventata una malattia, al punto che ero addirittura ingrassata. Ma niente. Dopo alcuni mesi mio marito e io abbiamo capito che c'era qualcosa che non andava. E ci siamo rivolti agli specialisti: andrologo lui e ginecologa io. Avevamo entrambi diversi problemi e ci dissero che avevamo pochissime possibilità di mettere al mondo dei figli. Era il 2011.

D: E quindi?
R
: Non ho mai veramente preso in considerazione l'idea che non avrei potuto avere figli, mi sentivo fatta per generare. Così ho cominciato a navigare in rete. È lì che ho trovato la maggior parte delle informazioni sulla procreazione medicalmente assistita. C'era una community vibrante di donne che si scambiavano informazioni pratiche ed emozioni. Anch'io ho aperto il mio blog e ho cominciato a raccontare la mia esperienza.

D: E l'hai fatto in maniera leggera.
R
: Sono una persona molto ironica che difficilmente ha problemi a raccontare cosa le passa per la mente. Ma è stato un percorso duro. Tanto che a un certo punto ho smesso di scrivere e mi sono chiusa al mondo.

D: Pensavi che non saresti riuscita ad avere un figlio?
R
: No, questa è un'ipotesi che non ho mai preso in considerazione. Ma è un percorso che ti scava dentro. Sono interventi invasivi, analisi, medicine. A un certo punto ho avuto un aborto e sono crollata. Ho lasciato il lavoro e abbiamo cominciato a pensare all'adozione.

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Geplaatst door La cicogna Fivetta op dinsdag 12 december 2017

D: E poi?
R
: Avevamo ancora l'ultimo tentativo (su tre) garantito dalla regione Toscana. L'ultimo embrione congelato è quello che è nato nell'aprile 2015.

D: Un percorso lunghissimo.
R
: Sì, e complicato. Il tempo è poco, la legislazione differisce da Regione a Regione. E ogni tentativo sono soldi che se ne vanno.

D: Quanti?
R
: Noi avremmo speso tra i 10 e i 15 mila euro.

D: Non è una scelta che tutti possono permettersi?
R
: No, ed è grave. Noi siamo stati sul punto di vendere la macchina.

D: Cos'è stato importante in questi anni di difficoltà?
R
: Quella che chiamo 'blogoterapia'. Soprattutto dopo l'aborto, non riuscivo più a parlare. L'annuncio delle gravidanze altrui mi faceva male. Mi domandavo: «Perché io no?». E poi mi detestavo perché avevo questo tipo di pensieri. La rete di blogger che vivevano situazioni simili alle mie ancora una volta mi ha aiutata. Non ero sola.

D: E quando sei rimasta incinta?
R
: Non l'ho detto a nessuno. Ero terrorizzata. Pensa che a mia nonna l'ho detto solo quando è nato. L'ho chiamata e le ho detto che le dovevo dire due cose importanti. Ero stata incinta e avevo avuto un figlio. E lei: «Ah, hai fatto in fretta!».

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