19 Dicembre Dic 2017 1735 19 dicembre 2017

Daniele Bossari: «Un programma con Filippa? Mai dire mai»

Vogliono sposarsi a maggio 2018. E stanno riflettendo sul secondo figlio. Ma il gossip li mette a disagio. Per il vincitore del Grande Fratello Vip è un periodo d'oro. E sogna di tornare a condurre.

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Daniele Bossari Grande Fratello Vip

Non si può dire che Daniele Bossari non sia un uomo di parola. Tre priorità si era dato non appena fuori la casa del Grande Fratello Vip, tutte e tre le ha portate a compimento. La prima, la più facile: «Un’abbuffata di pesce e di crudité. Niente sushi, ma scampi e carpacci di tonno, ne vado ghiotto» spiega il vincitore della seconda edizione del GfVip, 43 anni e futuro sposo di Filippa Lagerback dopo il fatidico sì arrivato proprio durante la finale. La seconda, già un po’ più complicata: una nuova visita all’abbazia di San Galgano, vicino Siena. È lì che era andato a pregare prima di entrare nella casa, ed è lì che è tornato, una volta che tutto si è compiuto. Terzo obiettivo: la lettura del libro: La Via, un regalo di uno dei produttori del reality. «Parla di filosofia cinese applicata alla vita quotidiana».

DOMANDA: Come sei sofisticato. Non era meglio un bel giallo?
RISPOSTA:
Non più di tanto in verità. Trovo incredibile come una cultura millenaria come quella della Cina riesca a essere attualissima in un periodo come quello che viviamo adesso. Ovviamente nel libro è riproposta in chiave moderna da un professore di Harvard, so che può sembrare pesante…

D: Per carità, i gusti sono gusti. La domanda però rimane: una lettura un po’ più soft dopo quattro mesi isolato da tutto, le tensioni, la dichiarazione a Filippa… No?
R:
Mi è sempre piaciuta la letteratura classica, i saggi esoterici e filosofici.

D: Un residuo dei tuoi studi classici?
R:
Per niente. Ho frequentato il liceo artistico. Ma ero molto ribelle, e qui uso un eufemismo. Un periodo peraltro che è durato anche tanto, infatti con gli studi mi sono fermato al diploma. Però con l’aiuto delle persone giuste sono riuscito a farmi una cultura, da autodidatta ma di cui vado abbastanza fiero. Poi sia chiaro, non sono così intellettuale, prima mi citavi i gialli, vado matto per Richard Matheson, l’autore di Io Sono Leggenda, per intenderci.

D: Sei religioso?
R:
Più spirituale direi. Non mi lego ai mondi sovrasensibili.

D: Mondi sovra… Vabbè, ci rinuncio. Ma è questo il motivo per cui sei andato a pregare all’abbazia di San Galgano prima del GfVip? Non c’erano chiese più vicine?
R:
Ma la storia di San Galgano è meravigliosa, è il precursore di San Francesco. Un cavaliere che viveva in modo molto violento, come accadeva in quell’epoca, fino alla conversione, e alla spada usata per trafiggere i nemici che diventa una croce, conficcata nella roccia. Il mito nasce proprio qui, nell’abbazia, che è anche uno dei posti più incantevoli della provincia di Siena. Pregare là dentro mi ha dato grande forza.

D: Visto che hai chiesto a Filippa di sposarti, potreste organizzare qualcosa proprio laggiù, non credi?
R:
In verità stiamo pensando più a un evento per fare una festa, celebrare la vita con i nostri amici. Devo dire che la questione del matrimonio è nata nella casa del GfVip. Prima non avevamo dato troppa importanza alla nostra unione, per noi il sigillo d’amore era Stella, nostra figlia. Poi piano piano qualcosa dentro di me è cambiato, ed è cresciuto il desiderio di celebrare in maniera solenne e definitiva i nostri sentimenti. Gli autori hanno captato queste mie confidenze in confessionale e mi hanno organizzato tutto. Ne ho approfittato.

D: Data fissata?
R
: L’idea è primavera 2018, direi maggio. Stiamo iniziando a pianificare un po’ tutto quanto. Volendo festeggiare con tanti amici non vogliamo metterli in difficoltà scegliendo luoghi esotici o lontani. Per quello c’è tempo, magari è qualcosa che abbiamo in serbo solo per noi.

D: C’era un altro progetto però che avevi dichiarato di voler realizzare con Filippa.
R
: Quale?

D: Non fare finta di niente. Regalare un fratellino o una sorellina, a Stella.
R:
Ammetto che mi piacerebbe tantissimo. Però dobbiamo fare anche i conti con la realtà.

D: A dire la verità i conti li avete pareggiati: prima tu hai baciato Ilary Blasi. Poi lei ha baciato Fabio Fazio. Uno a uno palla al centro.
R:
Questo è vero, pensa che neanche l’ho visto quel bacio. A proposito di palla al centro, ero allo stadio a seguire il mio sfortunatissimo Milan. L’ho saputo dopo e ho riso tantissimo, anzi ti dirò: mi ha fatto piacere perché è avvenuto con lo stesso spirito del bacio tra me e Ilary. Ma non è questo che intendevo quando ho detto «fare i conti con la realtà». Dobbiamo valutare gli impegni che abbiamo e le cose che dobbiamo e vogliamo fare.

D: Veramente tu al momento di impegni non ne hai, o sbaglio?
R:
Confermo. Non ho programmi, non ho sentito ancora nessuno. Posso solo dire che mi piacerebbe poter tornare a coltivare le mie passioni. Condurre qualcosa a metà tra l’informazione e l’intrattenimento, magari un gioco. Alcune cose le ho ben precise nella mente ma non posso anticipare ancora nulla. E poi la radio, da dove sono partito.

D: Hai detto che vuoi tornare a condurre. Perché? Non ti piacciono i panni dell’intervistato?
R:
Scherzi? È durissima. Sono sempre agitato, sudo, sento il battito cardiaco iperaccelerato. All’inizio non capivo: in fondo è qualcosa che ho sempre fatto, parlare in studio, andare in diretta in trasmissioni dove sono stato tantissime volte. La verità è che è diverso, cambia il ruolo. Questa volta sono io ad avere tutti i riflettori addosso e alla lunga diventa pesante aprirsi come mi è capitato di fare in così tante occasioni. Prima ero io a fare le domande, ora sono quello che deve rispondere, e vi assicuro che è molto più difficile.

D: L’impatto con il pubblico? Anche quello è cambiato?
R:
Certo. Fino a poco tempo fa mi fermavano per strada e mi facevano i canonici «complimenti per la trasmissione». Adesso invece mi dicono: «Ti vogliamo bene Daniele, ci hai commosso». Cose così. Non ero abituato a questa ondata di affetto, ma devo ammettere che tutto questo mi riempie.

D: Hai detto: «Fino a poco tempo fa mi fermavano per strada… ». Forse è più giusto dire: un bel po’ di tempo fa. In mezzo c’è il tuo periodo «oscuro» di cui hai parlato recentemente. Depressione, alcolismo, voglia di farla finita.
R:
Hai ragione, è così. Ma c’è poco da aggiungere. Confesso che volevo rifiutare la proposta del Gf proprio per questo motivo. Sono sempre stato molto critico nei confronti di questo programma. Roba che stai là dentro e fai la figura del cretino perché magari non sai le Capitali o sbagli i congiuntivi. Temevo potesse affossarmi, definitivamente.

D: Tu non ne hai sbagliato nessun congiuntivo però.
R:
Se ho accettato lo devo al mio amico e manager Franchino Tuzio per il cui funerale ho lasciato la casa con un permesso speciale. Mi ha spinto tantissimo. «Vacci che ti fa bene, mi diceva. Lo devi fare». E ha avuto ragione. Lo so, la percezione di chi è fuori è quella di un gruppo di ragazzotti che ci provano con le ragazze e che si raccontano barzellette. La verità è diversa e bisogna entrarci per capirlo. Sei isolato da tutto senza vedere l’orizzonte. Non hai il cellulare, devi interagire con tante persone. Qualunque maschera tu indossi devi togliertela e fare i conti con te stesso. Non hai a disposizione le informazioni a cui sei abituato ed ecco allora che emergono di prepotenza tutti i tuoi pensieri, riaffiora la tua voce interiore che magari si era assopita sotto il peso della routine quotidiana, e così impari ad ascoltarti. Personalmente potevo stare sdraiato a fissare il soffitto per ore, a casa non potrei mai farlo, lì dentro invece scatta qualcosa. Non mi annoiavo, ero obbligato a capire, e a capirmi.

D: Questa dunque è la famosa terapia del GfVip?
R: So di non essere troppo convincente. Resta però il fatto che quando guardavo le precedenti edizioni del Gf ero uno dei tanti a dire: «Ma dai! Ma come si fa a piangere semplicemente guardando tua figlia da uno schermo? In fondo lo sai che sta bene… ». E invece no, entri in quella casa, vedi tua figlia dopo due mesi e ti viene davvero da piangere, da urlare, da gridare. Ve l’ho detto, bisogna entrarci per capire.

D: Sarà per questo che hai vinto. La gente ti vede come una persona vera, semplice, profonda se vogliamo. Come Filippa. Siete vip, ma vi comportate come se non lo foste.
R:
Siamo fatti così. Cerchiamo di stare molto attenti a mantenere integra la nostra vita privata. E poi questa sigla, vip, che sta per «Very Important People»… Ma dai, come possiamo autodefinirci persone molto importanti, noi, io e Filippa? Per me un vip è Barack Obama! Io e la mia futura sposa siamo molto simili, ci piacciono le cose normali. Certo, godiamo di tutti i privilegi che questo lavoro ci offre, ma ci troviamo un po’ a disagio, devo ammetterlo, quando finiamo al centro del gossip e quando qualcuno ci chiama o ci considera in quel modo.

D: Ci sei finito anche senza di lei, nel gossip. Di recente Laura Freddi non ha avuto parole tenere per te, anzi. Eravate fidanzati, poi è finita, dice lei, perché ti sei rivelato una cattiva persona.
R:
Mi dispiace tantissimo per quanto accaduto, mi sono sentito fortemente in imbarazzo. Ma sapevo che non poteva essere una dichiarazione sua, non ne aveva bisogno, so bene che sta vivendo un momento magico. Ha un compagno, aspetta un figlio. Non poteva aver senso una dichiarazione del genere. E infatti Laura è stata poi costretta a mettere sui social smentite su smentite. Questo capita quando da un articolo estrapoli stralci senza contestualizzare la situazione. A esser sincero sarei felicissimo se la rivedessi.

D: Scegli: matrimonio e secondo figlio con Filippa o Milan che vince l’Europa League.
R
: Mi tengo stretto Filippa, anche se per me i colori rossoneri sono una fede, vado sempre allo stadio. Contro il Bologna abbiamo vinto ed è stato bello. Peccato per la sconfitta contro il Verona. Ricominciare con Gattuso è affascinante ma la vedo durissima. Siamo troppo lontani dal Milan stellare di una volta. E che strano vedere la mia Milano così… cinese.

D: Milan e Inter hanno due proprietà cinesi diverse. Qualcuno direbbe: «Solo una coincidenza? Io non credo…».
R
: So dove vuoi arrivare, ma ti rispondo senza problemi: mi piacerebbe molto ricominciare Mistero, l’ho condotto per sei anni. Magari ricominceremo a gennaio, chissà. Però giuro, non ho avuto ancora contatti con nessuno.

D: Dicci la verità: il nano armato di ascia non esiste. Era solo una vostra bufala.
R:
Ovviamente c’è una storia, dietro. Scovai io questo filmato, su Youtube. Lo proposi al resto del team degli autori, di cui facevo parte, ed è diventato subito virale. Abbiamo capito che puntare su un aspetto poco noto al pubblico, quello delle fiabe, degli gnomi e dei folletti, poteva essere vincente. Ammetto che a un certo punto il suo tormentone è un po’ sfuggito al nostro controllo, tanto il successo che ha avuto.

D: Non lo dici tu, e allora lo diciamo noi: con quel nano siete stati i precursori delle fake news. Che oggi imperversano il web e che traggono in inganno tantissimi naviganti.
R:
Non so se sono coincidenze, come dice Adam Kadmon, ma Popstar, che ho condotto nel 2000, è stato il primo talent show nella storia della televisione italiana. Dovevamo formare un gruppo simile alle Spice Girls in salsa italiana, c’erano concorrenti che dovevano cantare e ballare, c’era la giuria. Insomma, i primi siamo stati noi. Ma qualcuno se lo ricorda?

D: Rincariamo la dose allora: hai anche condotto Wozzup, una trasmissione rivolta ai giovani, il cui nome è praticamente identico a quello che oggi è lo strumento più usato al mondo per comunicare. Anticipi i tempi, tu.
R:
Un errore però lo commettevo quasi sempre. E cioè mi ponevo sempre al di sotto degli altri. Ero molto giovane, sia chiaro, non avevo ancora compiuto 30 anni. Ho lavorato a lungo con grandi personaggi femminili come Alessia Marcuzzi, che ora è una cara amica, e dicevo tra me e me: ma ti rendi conto Daniele? Stai lavorando con Alessia Marcuzzi! Stesso discorso lo facevo con Michelle Hunziker, o con Simona Ventura. Esperienze che mi hanno dato gioia, certo, ma quel modo in cui mi ponevo, forse, mi ha penalizzato.

D: Forse era la semplice verità. D’altra parte, loro raramente hanno fatto passi falsi e hanno centrato un successo dopo l’altro. Con rispetto parlando, tu invece no.
R
: Non mi sono mai sentito a disagio per questo. Anzi, vederle così a lungo all’apice del successo mi ha sempre spronato, ho sempre cercato di capire dove io potessi migliorare. Certo, nella tv di oggi c’è molta presenza femminile, e questo va a discapito di noi maschietti…

D: C’è una soluzione a tutto questo. Un programma con Filippa Lagerback. Ci avete mai pensato?
R:
Lo escludo. Litigheremmo. Siamo troppo perfezionisti, tutti e due. Certo, avevo detto di no anche al Grande Fratello Vip

D: Quindi?
R
: Quindi… Mai dire mai.

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