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X Factor

15 Dicembre Dic 2017 1734 15 dicembre 2017

X Factor 2017, Maneskin: «Non chiamateci strafottenti»

A sorpesa, sono arrivati secondi in finale. E respingono le critiche. «Se siamo sicuri sul palco non vuol dire che ce la tiriamo. Abbiamo lavorato con umiltà».

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Maneskin X Factor 2017

Si presentano alla stampa a modo loro. E non avrebbe potuto essere altrimenti. I Maneskin entrano in sala vestiti come se avessero appena finito un loro concerto. Damiano indossa un cappello con fascia viola e in tinta con la camicia, giacca e pantaloni neri. Primo impatto visivo: The Undertaker, il campione di wrestling che interpreta il personaggio del becchino. Un modo, forse, per esorcizzare, o meglio enfatizzare il lutto per il secondo posto ottenuto nell’11esima edizione di X Factor, dietro Lorenzo Licitra. «Però io non seppellisco nessuno. E poi nessun funerale, è un’eliminazione, mica una fucilazione. Noi ci sentiamo ugualmente vincitori», ci tiene a sottolineare il leader del gruppo romano. Facendo la somma, i quattro finalisti avranno dormito sì e no mezzora, Damiano non sembra però soffrirne più di tanto, né lo dà a vedere. Sarà che ama truccarsi, come i suoi compagni del resto: «Mi piace esagerare, anzi ci piace farlo, sempre». Ecco perché non esiste fonte di ispirazione nel loro stile. Indossano quello che vogliono, suonano quello che vogliono e nel modo in cui vogliono. Il palco? Qualcosa da aggredire, da domare come solo loro sono riusciti a fare nella storia di X Factor. Li vedi là sopra e pensi che lo facciano da una vita, e invece no: suonano insieme da due anni, Damiano è l’unico maggiorenne con i suoi 18 anni. Victoria e Thomas ne hanno 17, Ethan 16. «Niente genitori, è stato Damiano a farci da tutor in questi mesi». Seduto accanto a loro, Licitra commenta: «State in una botte de fero». Risate.
Non ci sono invidie, perlomeno non traspaiono, con Enrico Nigiotti e Samuel Storm (terzo e quarto classificato) sembrano un gruppo di amici giunti al termine di una grande avventura, anzi di un sogno vissuto tutti insieme. Sogno che forse però ancora deve iniziare. Perché X Factor apre le porte, e quando le oltrepassi, tutto dipende da te. Erano i favoriti, i Maneskin, in danese «Chiaro di Luna», come del resto lo erano, almeno all’inizio, Samuel Storm, Rita Bellanza e Camille. Al gruppo in squadra con Manuel Agnelli è andata decisamente meglio rispetto agli altri. Ma forse, non abbastanza. Perché alla fine, guardando il risultato, ha vinto Lorenzo Licitra.

DOMANDA: Maneskin, delusi?
RISPOSTA:
Per niente. È stato bellissimo (a parlare, ovviamente, è Damiano ndr). Per noi la finale è stata non divertente, di più. L’abbiamo vissuta nel modo giusto, Lorenzo e gli altri non erano avversari, ma amici. Tutto è andato come doveva andare.

D: Se fosse così però avreste vinto voi X Factor.
R:
Lo abbiamo vinto, per come lo percepiamo noi. Il nostro inedito, Chosen, è diventato disco d’oro in una settimana e nessuno, dico nessuno, ci ha messo mano. Lo abbiamo scritto così ed è rimasto così. Non potevamo imaginare un risultato migliore.

D: Almeno un po’ di amarezza, quella sana che viene fuori quando si perde una competizione?
R:
Non abbiamo avuto tempo di pensare all’amarezza. Quando hanno fatto il nome di Lorenzo abbiamo subito pensato che aveva meritato la vittoria, che andava onorato perché ha iniziato questo percorso come cantante lirico, ed è diventato un grandissimo performer.

D: Sembra quasi che vi piaccia essere arrivati secondi. Un po’ come Rocky Balboa. Non sarebbe stato Rocky, forse, se avesse vinto l’incontro con Apollo Creed.
R:
Facciamo così allora: sconfitti sì, ma mai domi. Per noi arrivare primi o quarti in un programma come questo cambia poco. Anche perché forse, se vogliamo, la competizione, quella vera, comincia adesso.

D: In che senso?
R:
Se è vero che abbiamo lavorato duramente in queste settimane, è altrettanto vero che dovremmo darci ancora più da fare adesso, perché privi di una vetrina importante come X Factor. Spesso è un gioco di percentuali. Il talento conta, ma solo per il 5%, il restante 95% lo fa la testa. Ci sono tante grandi voci, grandi musicisti che però vivono tutto quanto come un gioco, un hobby. Noi vogliamo che la musica diventi il nostro lavoro. Un po’ come allenarsi: solo quando senti male ai muscoli, capisci che stai iniziando a lavorare per davvero.

D: Ed è sempre stato il vostro obiettivo? Fare della musica la vostra unica occupazione?
R:
È stato proprio il nostro inedito a farci capire che stavamo facendo un passo in avanti. Un momento di svolta che ci ha aperto gli occhi. Della serie: va bene, è il momento di fare musica non più soltanto per divertirci. La consapevolezza è un momento duro, perché quello dello spettacolo è un mondo difficile. Va affrontato di petto.

D: Il palco lo affrontate decisamente di petto. Per qualcuno, pure troppo. Come Rita Bellanza, che tempo fa ci ha detto: «Bravi i Maneskin, bravissimi. Però Damiano, quanto te la meni».
R:
Non ci riteniamo arroganti. La gente ci ha capito, di questo ne siamo sicuri. Non pensiamo che il nostro modo di stare sul palco ci abbia penalizzato. Eravamo i più giovani in assoluto, con una media di 17 anni abbiamo regalato esibizioni mai viste prima a X Factor, questo dovete riconoscerlo.

D: Però un po’ te la meni, dai, siamo schietti…
R: Non sono d’accordo. Abbiamo lavorato con grande umiltà. Ho dovuto studiare la pole dance per cinque giorni di fila dalle 7 del mattino alle 3 di notte. Non avevo mai visto un palo prima d’ora. Per non parlare di come ho dovuto imparare a camminare sui tacchi. Andavo avanti e indietro per tutto il loft su quelle scarpe malefiche, mi vien male ai piedi solo a ripensarci.

D: Dopo quella performance c’è chi ha definito la tua sessualità «liquida».
R:
Fidatevi, la mia sessualità è molto solida invece. Indosso pellicce e mi trucco perché mi piace esagerare, come ho già detto, ma i miei gusti sono fin troppo chiari.

D: Siete impegnati, tu e Victoria?
R
: Non siamo impegnati, siamo impegnativi.

D: Vedi che un po’ ve la tirate.
R: No, invece. Siamo semplicemente fieri del nostro lavoro. Abbiamo la coscienza pulita. E a chi dice che siamo strafottenti, rispondiamo che basterebbe allungare un po’ di più l’occhio. Essere sicuri sul palco non vuol dire non essere disponibili o non avere amici. Anche perché diciamocela, il bravo ragazzo con barba fatta che non fuma e non dice parolacce ha stancato.

D: E allora facciamo così: di solito si chiede una dedica per la vittoria ottenuta. Siccome siete arrivati secondi ti chiedo: a chi vuoi dedicare la performance Kiss This?
R:
A chi a scuola non ha fatto altro che dirmi: non farai mai niente nella vita. Il mio percorso di studi è stato un po’ travagliato. Mi sono sempre ritenuto intelligente, ma devo ammetterlo, sono anche pigro. Ecco, dedico il disco d’oro a queste persone.

D: A Manuel Agnelli no?
R:
Lui merita più di una dedica, a lui dobbiamo tutto. Ci ha aiutato a crescere mantenendo intanto il nostro Dna. Era dispiaciutissimo a fine programma, ci credeva veramente, continuava a dircelo. Gli ho risposto: continua a farlo, avremo ancora bisogno di te.

D: E quale sarebbe il vostro Dna? Ci avete detto che non vi ispirate a nessuno. Ma ci saranno influenze musicali…
R:
Il nostro Dna è il perfetto mix delle nostre anime. Victoria ha un’anima pop, io ho iniziato come cantante soul, Ethan e Thomas hanno un passato rock e jazz. Mettete tutto insieme ed eccoli qua, i Maneskin.

D: Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
R:
Vivere le cose giorno per giorno innanzitutto, senza correre. Dobbiamo guardarci un po’ attorno adesso. Nel loft vivi come in una bolla. Dobbiamo ancora capire bene dove ci troviamo. Non siamo ancora dei super professionisti: vogliamo diventarlo, ma il processo è lungo, occorre un progetto su cui stiamo già lavorando ma occorrerà un po’ di tempo.

D: Sui social sei l’idolo delle milf. E non solo.
R:
È uno degli aspetti divertenti di questa esperienza. Non ci aspettavamo tutto questo, sono sincero. Viviamo tutto con positività e con il sorriso. Siamo come dei bambini in un enorme parco giochi.

D: Però siete anche la rock band che spacca tutto, camere d’albergo comprese. È così che hai definito i Maneskin. Occhio però. Perché gli ultimi ad averlo fatto sono stati i ragazzi de Il Volo.
R: Noi le spacchiamo meglio, fidatevi.

D: Vedi che te la meni.
R:
Però è la verità: dovreste vedere come abbiamo lasciato il loft.

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