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X Factor

15 Dicembre Dic 2017 1606 15 dicembre 2017

X Factor, Lorenzo Licitra: «Non ho paura di essere dimenticato»

Tifava per Nigiotti. Ed è lusingato dal paragone con Bublé. Il trionfatore dell'11esima edizione si racconta: «La vera vittoria deve ancora arrivare».

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Lorenzo Licitra vincitore X Factor 2017

Le corde vocali del tenore, il cuore del cantante pop. Se Lorenzo Licitra ha vinto l'11esima edizione di X Factor, forse, è anche perché ha saputo trovare la sintesi tra due modi di intendere la musica apparentemente in contrasto. Vocalmente non ha mai sbagliato un'esibizione, Lorenzo, in tutto il suo percorso dentro il talent di SkyUno, che in finale ha battuto il suo record d'ascolti con 2,784 milioni di spettatori medi, l'11,23% di share, una crescita del 22% rispetto all'ultimo atto della passata edizione.
Ed è cresciuto, trovando confidenza col palco e un'identità sempre più definita. La svolta nel sesto live, quando, dopo esser stato imbrigliato in qualche scelta troppo classica del suo giudice Mara Maionchi (su tutte quella Miserere in cui si è ritrovato a fare Zucchero e Pavarotti al tempo stesso), ha potuto scegliere lui il brano da cantare, portando Million Reasons di Lady Gaga. Poi la sfida (vinta) a Queen e Freddy Mercury con Who Wants to Live Forever, a consacrare un'ascesa inarrestabile. Due brani riportati ieri, con Your Song in versione Moulin Rouge!, in un medley esplosivo che gli è valso la standing ovation degli 11 mila del Mediolanum Forum e forse una buona fetta di vittoria.
Non ha dormito nemmeno cinque minuti, Lorenzo, e il suo volto non sembra poi tanto diverso da quello della sera prima. Forse, come dice, non ha ancora realizzato appieno quello che è successo, o forse è vero quando sostiene che alla fine vincere non era poi così importante, che era già felice di aver potuto cantare davanti al pubblico di Assago, di essere consapevole che è solo l'inizio di un percorso ancora molto lungo.

DOMANDA: A chi dedichi questa vittoria?
RISPOSTA:
In primis a Fortunato Zampaglione, che ha scritto In the Name of Love, il mio inedito. Mi ha identificato con un brano non facile e mi ha cucito sopra un vestito adatto. E poi a mio nonno, mancato in questi due mesi che mi ha seguito in una maniera un po' diversa.

D: Da casa come hanno reagito alla tua vittoria?
R:
Ieri ci siamo rivisti, non ci credevano nemmeno loro. Anche per loro una sorpresa grandissima. Li ho visti a ogni live con una maglietta sempre diversa, con un palloncino. Vederli in puntata è stato fondamentale, perché la distanza dagli affetti si fa sentire.

D: Che cosa ti ha detto Mara Maionchi alla fine?
R:
Era contentissima. Lei dall'inizio mi aveva detto che non era importante arrivare primi, ma esserci alla finale e dimostrare il lavoro fatto. Era molto contenta e soddisfatta.

D: Poi ti ha detto di giocarti tutto in finale. E lì la tua voce ha fatto la differenza. Qual è stata la chiave di volta?
R:
Lei mi ha sempre detto che ero forte con la voce, che andava bene ciò che sono, ma anche di dimostrare di sapermi muovere sul palco. Su uno come quello di ieri era difficile stare fermi, così mi sono mosso e mi sono quasi messo a correre. Ho trasmesso una comunicazione un po' più fisica, e questo forse è arrivato.

D: Anche Fedez l'ha riconosciuto.
R:
Sì, tutti i giudici hanno fatto dei commenti molto positivi. È stata l'attestazione della bontà di un lavoro step by step, una crescita progressiva.

D: Quando eravate in attesa del risultato, tu e i Måneskin, cosa ti passava per la testa?
R:
Ero sicuro che Alessandro Cattelan avrebbe fatto il loro nome, io ero già contento di aver cantato il mio inedito al Forum. Però ha detto «Lorenzo» e mi sono buttato per terra. Non ci credevo. Ancora non ci credo.

D: Anche perché hai battuto quelli che sembravano i favoriti?
R:
I Maneskin hanno 18 anni ma sembra ne abbiano 40 alle spalle. Hanno una grande sicurezza nei loro mezzi e un grande carattere. Li stimo tantissimo.

D: Da timido a padrone del palco. Cosa è successo?
R: Su quel palco ci sono due possibilità: o ti mangia o lo mangi tu. Mi sono divertito. Davanti avevo un pubblico immenso che mi stava dando qualcosa. Fossi stato timido e inerme il risultato non sarebbe stato positivo, invece ho cavalcato quell'emozione ed è stata una cosa bellissima.

D: Sei arrivato a X Factor come cantante lirico che si diverte col pop. Come ne esci?
R:
Il cerchio si è chiuso. Ma più che ieri è avvenuto alla sesta puntata, quando abbiamo proposto l'inedito e abbiamo potuto scegliere noi un pezzo. Io ho scelto un brano ultra-pop, Million Reasons di Lady Gaga, tracciando la mia identità.

D: Cosa ti mancava prima?
R:
Non è che mi mancasse qualcosa, ma io mi diverto giocando, provando a sperimentare. E al pubblico piace questa sperimentazione. Credo sia la strada giusta.

D: Ci sono state delle difficoltà lungo il tuo percorso?
R:
Alcuni pezzi mi hanno sicuramente un po' spaventato, almeno all'inizio. Ma la squadra, il team, il producer, la vocal coach e Mara, mi hanno aiutato a superare questa difficoltà.

D: Di tutto il repertorio che Mara ti ha fatto cantare, qual è stato il brano che ti ha messo più in difficoltà?
R:
Sere Nere di Tiziano Ferro è quello che mi ha dato più da fare. Intanto perché era un brano prodotto da Mara, per la grande responsabilità e la storia di questo pezzo, e poi è un genere che non avevo mai provato prima. Il lavoro è stato doppio, e non è stato facile portarlo sul palco.

D: E nella finale hai incontrato Tiziano Ferro. Vi siete parlati?
R:
Sì, l'ho ringraziato perché ho potuto emozionarmi mentre cantavo il suo brano. Lui era contento e mi ha fatto i complimenti perché l'ho portato nella tonalità originale, senza falsetto.

D: Fedez ti ha messo da subito addosso un'etichetta: quella del Michael Bublé italiano. Ti ha dato fastidio?
R:
No, per nulla. Mi onora il fatto di essere paragonato a un artista internazionale come Bublé, che mi piace molto. Grandissimo complimento.

D: Il tuo inedito è in inglese e tu sembri di tuo essere incline a un certo tipo di pop in lingua inglese. È così che dobbiamo aspettarci il tuo album?
R:
In cantiere c'è l'idea di portare la mia musica all'estero, ma anche quella di cantare in italiano, la voglia di sperimentare e far conoscere un altro lato di me e della mia musica.

D: Come erano i rapporti nel loft? Con chi hai legato di più? Chi ti mancherà?
R:
In assoluto l'amicizia più bella è stata quella con Enrico Nigiotti. Siamo vicini d'età, c'è un'intesa particolare, e poi lo stimo molto come artista. Ha nel cassetto tanti brani che arrivano dritti al cuore. Abbiamo avuto un po' la stessa educazione, ci assomigliamo in tante cose, trovo in lui tante cose di me, soprattutto nel modo di rapportarci con la musica.

D: Cosa vi eravate detti prima della finale?
R:
Gli avevo detto che doveva vincere lui. Credo che il suo brano resterà anche dopo X Factor. Ci siamo sentiti al telefono alle 4 del mattino, mi ha chiesto come si sentiva il vincitore di X Factor, gli ho risposto «come uno che vuole dormire».

D: Intanto c'è chi per te parla già di Sanremo ed Eurivison. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
R:
Trovare pezzi giusti e brani giusti, un'immagine che sia quanto più vera. Non so dire se alle porte ci sia un Sanremo o un Eurovision, è ancora molto presto, ma non vedo l'ora di lavorare.

D: Sei riuscito anche a goderti lo show?
R:
Sì, quando non cantavamo. Ed Sheeran, Tiziano Ferro, li guardavamo attraverso il monitor e ce la siamo goduta insieme.

D: Alcuni cantanti vanno benissimo nei talent e poi spariscono presto. Hai questo timore?
R:
Credo che la vera vittoria sia proprio quella che viene dopo, riuscire a confermarsi. Non ho paura di finire nel vuoto e di dare ragione a questo falso mito. Ho solo voglia di fare musica.

D: Sei un ragazzo molto riflessivo e tranquillo. Come pensi di affrontare il delirio mediatico che ti troverai davanti ora?
R:
Voglio continuare a essere riflessivo, se questo è il termine giusto. Non ho timore del frastuono o del potere mediatico. Sicuramente sarà una cosa da gestire, ma al momento sono me stesso e voglio continuare a esserlo.

D: Hai parlato del rapporto col tuo corpo, di come non sia sempre stato positivo, del percorso che hai dovuto attraversare per piacerti. Ora sei un bel ragazzo, pensi che il tuo aspetto ti abbia aiutato nelle preferenze del pubblico?
R:
Non dò mai peso a questo aspetto, anche perché mi sentirei presuntuoso a sentirmi bello. Pensare di poter piacere musicalmente attraverso il fisico o la bellezza, poi, lo trovo un po' scomodo.

D: Cosa ti è mancato della tua vita prima X Factor?
R:
I ritmi un po' più tranquilli, la possibilità di stare da solo, il lusso di essere riflessivo e pacato. Questo mi è mancato.

D: Hai già detto che Mara ti ha consigliato più volte di «darti», ma un artista non si dà solo sul palco, lo fa anche nella vita privata. Quanti pezzi di te vorrai dare al pubblico?
R:
Quanti ne serviranno, quanti la musica mi permetterà di tirarne fuori, quanti il pubblico ne vorrà. Alla fine siamo al servizio di chi compra i dischi e ci ascolta.

D: Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato X Factor?
R:
Il rispetto fondamentale verso chi lavora dietro le quinte, tutti, nessuno escluso.

D: Cosa farai appena ritorni a casa?
R:
Voglio concretizzare quello che è successo. Qui ancora non ci riesco. E poi mettermi al lavoro.

D: Che consapevolezza ti lascia X Factor?
R:
Che ciò che abbiamo fatto può diventare il nostro mestiere. E ringrazio Freemantle Media che ci ha dato tutti i mezzi per rincorrere il nostro sogno nel miglior modo possibile.

D: Resterai in Sicilia o ti trasferirai? Sei già al lavoro su una tourneé?
R:
Per lavorare sarà necessario spostarmi dalla Sicilia a Milano. Non so cosa succederà da qui a breve, ma sarebbe bello avere una tourneé.

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