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15 Dicembre Dic 2017 1807 15 dicembre 2017

X Factor 2017, Enrico Nigiotti: «Tra il sesso e la finale ho scelto...»

Dopo aver saputo del suo terzo posto, ha lasciato il Forum per correre dalla sua fidanzata. «Dalla quinta puntata volevo già auto-eliminarmi. Ma dai miei errori ho imparato molto».

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Enrico Nigiotti Amici X Factor 2017

Vino e sesso. Il duello finale? Non l’ha mica visto. Enrico Nigiotti è scappato via dal Forum di Assago subito dopo la sua eliminazione dalla finale di X Factor. «Dai Enrico, tu e Lorenzo siete così amici, cosa gli hai detto quando è stato proclamato vincitore?». Niente, era già andato via, Nigiotti. La sua fidanzata era lì fuori che l’aspettava, finalmente, dopo tre mesi di isolamento. E lui ormai abbiamo imparato a conoscerlo. Il suo modo di fare, il suo accento toscano, dire la verità non gli è mai costato niente. «Ho saputo alle 3 di notte che aveva vinto Licitra. L’ho chiamato al telefono, un’ora dopo. Cosa ho fatto prima? Beh, potete immaginarlo, dai. Diciamo che… vino e sesso, ecco». Livornese, 30 anni, la sua storia ormai la conoscono tutti, lanciatissimo otto anni fa nel talent Amici, si ritirò perché in ballottaggio con l’allora fidanzata, la ballerina Elena D’Amario. Il primo disco pubblicato poco dopo, una terzo posto a Sanremo giovani nel 2015 che diede il là a un secondo album. Nello stesso anno aprì il concerto di Gianna Nannini, infine, ecco X Factor. «Non sono qui per vincere». Come no? Tutto vero. «Voglio solo una vetrina per presentare il mio nuovo inedito». L’Amore è, per molti, è in assoluto il più bello dell’11esima edizione che si è appena conclusa. Non è riuscito a cantarlo in finale come avrebbe voluto. E così, quando Alessandro Cattelan grida il suo nome come ultimo eliminato, Enrico non resiste. «Datemi una chitarra, vi prego, fatemela cantare per un minuto».

DOMANDA: Te l’hanno portata, sei stato convincente.
RISPOSTA: Ho imparato che quando sei in diretta puoi chiedere qualunque cosa: nessuno ti dirà mai di no. Sono riuscito a strappare 90 secondi di tempo. Sono contento, tutto è finito un po’ come è iniziato ed è stato bello.

D: Come ti senti, così, a mente un po’ più fredda?
R:
Bene dai, l’unico problema è che ho dormito un quarto d’ora.

D: Dopo che hai cantato per lultima volta il tuo inedito, in tanti hanno avuto la sensazione che forse avresti meritato non solo la finale, ma anche la vittoria. E se il vincitore morale di X Factor fossi proprio tu?
R:
Posso dire che ho vinto la possibilità di lavorare con persone straordinarie, Mara per prima, a cui devo tutto. In passato ho commesso un po’ di casini, fatto qualche cazzata. Mi sono imposto di arrivare all’inedito in questa edizione e ce l’ho fatta. Sono sincero, dalla quinta puntata volevo già auto-eliminarmi.

D: Di nuovo? Ma questa è una mania…
R:
Mara mi avrebbe tagliato la gola, in effetti. E così mi sono dato un nuovo obiettivo: cantare la mia canzone al Forum. Non me lo hanno permesso da regolamento e allora questa possibilità me la sono presa con la forza. Ecco, questa è stata la mia vittoria. Ho cantato il mio inedito e sono felice, della gara non mi è mai fregato niente, non l’ho mai nascosto. E sapete una cosa?

D: Prego.
R: Per me, nessuno dei finalisti ha perso. Abbiamo ottenuto tutti quello che volevamo.

D: E allora sentiamo: a chi la dedichi questa tua «vittoria»?
R:
A tutti i ragazzi che scrivono canzoni ma che hanno anche paura di non farcela: io ero così. A tutti questi cantautori dico di non mollare, come ho fatto io.

D: Merito anche di Mara Maionchi.
R
: Non vedo l’ora di andare a trovarla a Forte dei Marmi. Senza di lei non sarei neanche entrato a X Factor. Per me, ma anche per Lorenzo, è stata la mia mamma artistica.

D: Forse è per questo che Mara ti ha sempre chiamato Lorenzo, confondendoti con Licitra.
R:
Lo prendo come un complimento. Ha meritato la vittoria, sono contento per lui. È una delle persone con cui ho legato di più, assieme a Sem e Stenn, e a Samuelito nella finale, dove eravamo davvero tutti amici, mai rivali. Il loft in questo senso è stato un habitat perfetto.

D: E i Maneskin? Sembrava fossero loro i favoriti…
R:
So che sono molto soddisfatti del loro percorso, è quello che conta. Ci faremo a Roma una carbonara insieme, presto. Ma X Factor è stato bello anche per i suoi colpi di scena. Erano tanti i favoriti, e molti di loro nemmeno sono arrivati in finale. A conferma che di certo, nella vita, ci sono solo le tasse e la morte.

D: A proposito di colpi di scena, perché quel fuori onda in cui hai mandato a quel paese James Arthur definendo gli inglesi «pezzi di m...»?
R:
Non ricordo. Quando sarebbe successo?

D: Al termine della prima manche, dopo aver duettato proprio con Arthur.
R:
Giuro, non so di cosa si tratta. Ricordo solo di aver lasciato il palco (sul web girerebbe anche un video, ndr).

D: Cambiamo argomento allora. Pensi di trasferirti, per agevolare la tua carriera?
R:
Non potrei mai. Io ho bisogno del mare per poter scrivere. Non ce la farei a vivere in una grande città. Sono nato sul mare e voglio morire sul mare. Soprattutto d’inverno. Tendo a chiudermi in me stesso, per me è il momento ideale quando si tratta di produrre nuove canzoni.

D: Quando le ascolteremo?
R: Non posso dirvi niente. Solo che sono molto, ma molto soddisfatto per un lavoro che ho fatto come autore per un grandissimo artista. Come cantautore, beh, mi sentirete molto presto.

D: Tipo a Sanremo, stavolta con i big?
R:
Vorrei un attimo respirare. Nella prossima edizione lo escludo, ovviamente. Nel 2019, perché no, se sarò ancora qui. Se non mi autoelimino…

D: Ancora?
R:
Non mi fido ancora di me stesso, non del tutto. Però se sono arrivato fin qui è perché ho imparato molto dai miei errori. Dalle porte in faccia che mi sono preso. Dagli schiaffi, dalla paura di non poter fare questo lavoro perché diciamocelo, quando avevo 20 anni ero un coglione. Mi sentivo il padrone del mondo, e quando ti accorgi che non lo sei è dura. Alla fine sono riuscito a costruire la mia vita come volevo. Ho fame, voglio intraprendere una carriera tutta mia.

D: Magari avviando qualche collaborazione. E qualche duetto…
R:
Sono un tipo molto solitario, anche quando lavoro. Non saprei. Il mio sogno è aprire un concerto di Vasco Rossi. Lui per me è Dio. Ho aperto quello di Gianna Nannini, sarebbe meraviglioso poter fare altrettanto con il Blasco. E anche con Cesare Cremonini, un grande, anche lui.

D: C’è chi ti accosta a Gianluca Grignani, specie dopo la tua uscita su James Arthur.
R:
Ribadisco che non ricordo nulla di questa storia. Gianluca non è Dio come Vasco, almeno per me. Ma è un artista che apprezzo e che ascolto sempre volentieri. Io però mi sento Enrico Nigiotti e basta. Nessun altro.

D: In un’immagine, descrivici il tuo 2017.
R:
L’immagine è quella del mio fazzoletto rosso. Quello che ho portato sempre con me in ogni esibizione, legato alla chitarra. Apparteneva alla mi’ nonna. Ho vissuto con lei prima di andare a vivere da solo, quando mi ha lasciato aveva 94 anni, proprio quest’anno, si chiamava Lilly. Quel fazzoletto era attaccato al campanellino che aveva sempre con sé, e che suonava quando aveva bisogno di qualcosa: era cieca. Il mio 2017, in un’immagine, è quel fazzoletto rosso. Quello della mi’ nonna.

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