Giudici X Factor

X Factor

6 Dicembre Dic 2017 1822 06 dicembre 2017

Fortunato Zampaglione: «Sanremo è l’archetipo dei talent»

Ha scritto per giganti della musica come Gianna Nannini e Patty Pravo. Fino all'inedito di Licitra a X Factor. «Ma saper cantare non basta».

  • ...
Fortunato Zampaglione

La penna è la sua ricchezza. Fortunato Zampaglione nel suo intimo si sente ancora un cantante, ma oggi di professione fa l'autore di testi. Scrive per grossi nomi della musica italiana come Marco Mengoni, Emma Marrone, Giusy Ferreri. Fino a Patty Pravo per Sanremo 2016 con Cieli Immensi. Il suo terreno è il pop con richiami rock e soul. E porta avanti un successo dietro l’altro.
Tra gli ultimi In the name of love scritto per Lorenzo Licitra, il bel tenore dell’11esima edizione di X Factor.

D: In the name of love è il suo inedito.
R:
X Factor è un incubatore che permette una breve maturazione degli artisti. Comprendo la necessità di Mara Maionchi di far esprimere la personalità di un cantante attraverso l’italiano, ma il tempo a disposizione per lavorare sulla comunicazione non è abbastanza. Il percorso di Lorenzo è misto. È stato sperimentato il pop sia in italiano che in inglese. Poi si è visto, il pubblico lo ha premiato. Il brano si sposava con le sue caratteristiche vocali ed è una canzone che porta avanti un messaggio forte: si prega, si piange e ci si batte in nome dell’amore.

D: Con questo testo ha detto inoltre di voler far dimenticare al pubblico la sua etichetta da soprano per tirar fuori l’anima pop. Ci è riuscito?
R:
Sicuramente ha fatto un passo avanti. Il segreto di ogni artista è l’equilibrio o la mancanza di esso. Bisogna capire quale di questi due aspetti si avvicina di più a lui.

D: Sei siciliano ma nato a Monza, hai alle spalle una famiglia che faceva il tuo stesso mestiere.
R:
Sono la quarta generazione di cantautori. Loro erano bravissimi ma non hanno avuto la fortuna che ho avuto io. Quando avevo 14 anni mio padre mi insegnò a suonare la chitarra. Da lì ho iniziato a muovermi da solo.

D: Per un periodo della tua vita hai intrapreso la strada per diventare cantante. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
R:
Se un cantante è la persona che sale sul palco negli stadi e nei palazzetti dello sport, allora io non sono della categoria. Mi sento tale quando sono con amici o solo in camera a interpretare i miei brani con la chitarra o il pianoforte. Ho interrotto questo percorso a livello di pubblicazioni perché non c’era un contesto ideale. La Universal, che allora era la mia casa discografica, aveva una visione dei cantautori che a mio avviso andava innovata. Però mi rendo conto che non avevo ancora la stoffa per proporre il mio criterio di cambiamento.

D: Michele Monina su Tutto Musica ha scritto una recensione su di te dicendo: «Se Zampaglione fosse nato una quindicina di anni fa oggi non si farebbe che parlar di lui. Il suo esordio è passato in sordina e rischia di finire nell’oblio».
R:
Apprezzo Michele, è un personaggio estremo e di cultura. Non saprei sinceramente se quello che ha detto è vero. Amo la musica italiana e ho combattuto per anni per migliorarla nella costruzione delle personalità, che spesso in Italia sono trascurate. Purtroppo da noi si prede un artista e si cerca di farlo assomigliare a qualcosa che già funziona. È un limite ed un provincialismo che ci affossa. Ho scritto in inglese per sfidare la sottomissione dell’Italia nei confronti dell’estero. Se un Paese è creativo lo è a 360°.

D: Da Renga a Mengoni, sei autore di molte hit della discografia italiana. Ti senti soddisfatto?
R:
Lo sono quando vedo la felicità degli artisti che hanno creduto in me. Molti mi chiedono canzoni, poi quando si trovano di fronte al fatto compiuto non hanno il coraggio di osare. Quando siamo usciti con Guerriero c’erano alcune perplessità. Invece Marco è andato alla grande.

D: Un mese fa è uscito il nuovo disco di Gianna Nannini, Amore gigante.
R:
Lavorare con lei è stato pazzesco perché è un’artista vera e un personaggio straordinario. In queste situazioni ti sciogli ed esprimi il lato trasgressivo di te. Lei aveva un'idea e l’abbiamo sviluppata tra Italia, Los Angeles e Londra. È una canzone molto schietta e sincera che affronta il tema dell’amore.

D: Giusy Ferreri, Emma Marrone e Francesca Michielin. Tre cantanti pop diverse. Com’è stato lavorarci?
R:
Stupendo. Giusy ha una personalità solare e una volta finito tutto l’impatto sul mercato è stato forte. Certo, è una canzone particolare perché si ripeteva lo stesso testo. Quando ho iniziato a collaborare con Emma ancora non la conoscevo. Da subito ho sentito in lei una forza. Scrissi questo brano che si chiamava Meravigliosa a cui oggi sono molto legato. Francesca è una ragazza che si sta facendo spazio e ha un gusto particolare. Il brano che abbiamo fatto insieme ci ha dato molte soddisfazioni: è stato il primo tradotto in inglese da oltre 30 anni. È stato anche riproposto dagli Evanescence.

D: Nel 2016 hai lavorato con un gigante della musica italiana: Patty Pravo.
R:
Avevo scritto un testo per lei otto anni fa. Da tempo diversi colleghi volevano la canzone ma l’ho sempre messa da parte perché era per lei. Una vola che abbiamo lavorato insieme su Cieli Immensi il risultato è stato straordinario. Con un tono polemico mi sento di dire che meritasse di vincere l’anno scorso a Sanremo, non solo come artista ma anche per come ha comunicato al pubblico.

D: Che cosa è andato storto?
R:
C’era questo passaggio assurdo di mediazione tra il voto del pubblico e poi della sala stampa. Anche se abbiamo preso il premio della critica, molte cose sono state ribaltate. Credo che si debba prendere più in considerazione il gusto del pubblico quando si tratta di Sanremo.

D: Per quale cantante sogni ancora di diventare autore?
R:
La mia ambizione è trovare l’interprete giusto per la canzone.

D: Cosa pensi dei talent musicali e di Sanremo?
R:
Sanremo è l’archetipo dei talent musicali, anche se sviluppato in maniera diversa. I secondi sono un’opportunità da afferrare quando si è preparati e quando si ha davvero qualcosa da dire. In questi anni sono passati molti talenti e con alcuni ho avuto modo di lavorarci dopo il percorso televisivo. Spesso sono artisti che sanno cantare ma non hanno trovato il loro messaggio.

D: Un argomento che fa discutere in questo periodo sono le denunce delle donne per molestie sessuali nel mondo dello spettacolo. Anche nel campo della musica avvengono episodi simili?
R:
È un tema delicato per il quale ho massimo rispetto delle donne in quanto tali. È un discorso che va slegato dalla professione che uno fa. Anche noi viviamo un momento di paura perché cerchiamo di capire qual è il limite tra il farsi avanti e il non offendere una donna. Al di là dell’argomento in sé è importante capire dove bisogna confrontarsi.

D: In Italia si fa fatica a denunciare?
R:
Il nostro Paese che non ha il coraggio di innovarsi. Non ci sono leggi che possano tutelare i rapporti sociali, ma esiste il buon senso. Viviamo in un’era molto consumata. Gli artisti, le personalità e i giovani fruiscono di qualsiasi canale e questo ha mandato in tilt l’equilibrio. Quando si subiscono violenze sotto i riflettori si ha più possibilità di essere aiutati rispetto a quando questo succede negli ambienti di lavoro, in un supermercato, nelle scuole. Mi sento di mandare un messaggio alle donne: alzatevi e andatevene via.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso