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1 Dicembre Dic 2017 2020 01 dicembre 2017

Stalking, stop al risarcimento. Puglisi: «La vittoria è di tutte le donne»

La senatrice del Pd commenta l'approvazione dell'emendamento: «La sentenza di Torino ci ha dimostrato che la correzione richiesta fosse assolutamente giusta».

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«La vittoria è di tutte le donne», commenta entusiasta la senatrice Pd, Francesca Puglisi, dopo che il suo emendamento per cancellare il risarcimento per lo stalking è stato approvato. Una modifica presentata all’interno dei lavori parlamentari sulla proposta di legge a tutela degli orfani dei crimini domestici. Tutto era nato a giugno, con la riforma del codice penale, quando sono state introdotte delle correzione alle misure di giustizia riparativa. In sostanza, con lo stalking, l’estinzione del reato si risolveva con un risarcimento economico scelto dal colpevole e accettato dal giudice. E non era necessario sentire il parere della vittima.

D: Dopo tante polemiche è stata modificata la norma. Perché è una vittoria?
R:
È una risposta giusta alle segnalazioni dei sindacati, delle varie associazioni e dei centri antiviolenza di eliminare lo stalking dai reati che possono accedere alle misure di giustizia riparativa. Sebbene fosse previsto per i casi lievi, la sentenza di Torino ci ha dimostrato che la correzione richiesta fosse assolutamente giusta.

D: Non pensa che risolvere pagando un risarcimento per un reato come questo sarebbe stato offensivo?
R:
Dipende, nel senso che l’Europa ci dice che le misure di giustizia ripartiva devono dare una risposta congrua, evitando che reati meno gravi finiscano nel nulla. Ciò che occorre è prevedere per lo meno l’accettazione da parte della vittima. Questa era la condizione da inserire nel provvedimento. Credo che il risultato ottenuto sia un qualcosa di ancora più definitivo che ci lascia tranquilli.

D: Le strade erano due, togliere lo stalking oppure inserire la necessità dell’accettazione della vittima?
R:
Le misure di giustizia sono per reati brevi e non reiterati. Lo stalking è di per sé la ripetuta e ossessiva molestia nei confronti di una persona. Avrei inserito l’accettazione da parte di chi subisce come ulteriore misura di garanzia.

D: Lei da tempo aveva detto che avrebbe «studiato l’emendamento più efficace per tutelare le donne vittime di violenza». Come avete lavorato?
R:
Essendo un errore del Parlamento, stavamo cercando il provvedimento più veloce che alla fine della legislatura potesse correggere questa stortura. In alternativa avremo fatto una legge ad hoc da approvare all’unanimità, per evitare un passaggio dell’Aula. Bene ha fatto Elena Boschi, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, a presentare nel decreto fiscale l’emendamento governativo che ha eliminato questo problema nel modo più efficace e tempestivo.

D: A chi va il merito di questo cambiamento?
R:
A tutte le donne che hanno segnalato immediatamente questo problema e al Partito Democratico che se ne è fatto subito carico. Voglio anche riconoscere che da parte della maggioranza e dell’opposizione c’è stata unanimità di consensi.

D: Mi scusi, ma perché il ministro della Giustizia, tra le critiche ricevute, aveva permesso che un reato come lo stalking fosse commutato con del denaro?
R:
Lo ha detto con grande chiarezza il Ministro Andrea Orlando nell’audizione 'Inchiesta sul femminicidio', che presiedo. Il suo timore era che un reato di stalking lieve commesso da persona incensurata rischiava di avere come misura di condanna un nulla di fatto.

D: La presidente della Camera ha detto che «Il Parlamento ha corretto un errore e restituito certezza alle vittime».
R:
È vero, certo. La vittoria è di tutte le donne. Questa modifica sistema un errore commesso dal Parlamento.

D: Sicuramente è una bella notizia, ma per il reato di stalking c’è ancora qualche cosa da fare?
R:
Un’altra buona notizia è l’inserimento in questa legge di bilancio di un emendamento che incrementa un fondo già esistente a tutti gli orfani sia di crimini domestici che di stalker. Saranno istituite borse di studio e percorsi di avviamento al lavoro per questi ragazzi provati dalla vita. Sul reato di stalking i dati che abbiamo raccolto, nella Commissione di inchiesta, ci dicono che il numero di denunce del reato è in costante crescita. Vuol dire che le donne si affidano alle istituzioni segnalando questo odioso reato.

D: Qual è il prossimo passo del governo contro la violenza sulle donne.
R:
Il piano nazionale contro la violenza sulle donne, che contiene delle misure importanti sui percorsi di uscita delle stesse dalla violenza domestica. Quindi condizioni di sostegno, ma anche un nuovo modello di governance dei finanziamenti dei centri anti violenza. A questi ultimi in cinque anni i governi hanno sempre aumentato le risorse. Parliamo di 60 milioni di euro tra il 2013 e il 2016.

D: E sono stati utilizzati?
R:
Talvolta queste risorse sono rimaste impigliate nei bilanci delle Regioni o sono state distribuite a pioggia. Serve un piano che curi la formazione degli operatori, aspetto fondamentale per cambiare la situazione del nostro Paese. Abbiamo bisogno di medici di base, forze dell’ordine, magistrati che sappiano riconoscere ciò che è violenza domestica da conflitto familiare.

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