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X Factor

1 Dicembre Dic 2017 1827 01 dicembre 2017

X Factor 2017, Andrea Radice: «Perché mi avete eliminato?»

È felice del suo percorso, e grato a Mara. Ma non ha capito perché Fedez e Levante, dopo tante belle parole, hanno scelto i Ros. A tu per tu con Andrea Radice.

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Andrea Radice x factor 2017

Quattro secondi è un periodo di tempo molto relativo. Possono sembrare pochi, pochissimi. Ma anche infiniti. Tanto passa dalla domanda rivolta ad Andrea Radice: «Sei tu Liberato?» alla sua risposta: «No, non sono io… No, no macché! Assolutamente». Quattro secondi prima di dire no. E smentire il rumor, piuttosto insistente, che si è diffuso nelle ultime settimane. L’ultimo eliminato di X Factor assieme a Rita Bellanza, nato a Marano, vicino Napoli, sarebbe il rapper partenopeo di cui tutti parlano. Perché la sua identità ancora non è stata svelata. Perché nel 2017 ha pubblicato tre singoli di grandissimo successo, con tanto di video su YouTube con milioni di visualizzazioni. Perché tutti parlano di Liberato, ma nessuno lo ha mai visto. Una sorta di Elena Ferrante al maschile e declinato alla musica insomma. Lui, Andre Radice, resta in silenzio quattro secondi. Poi dice no. Ma il dubbio rimane.

SFOGLIATELLE PER TUTTI

La voce soul dell’ultima edizione di X Factor, 26 anni, si presenta all’intervista con un vassoio di sfogliatelle frolle, una specialità che la famiglia gli ha mandato direttamente da Napoli per il suo onomastico che cadeva proprio il giorno del suo ultimo live. «Dalle mie parti è una ricorrenza sentita. Ma vi assicuro che non si sono limitati a questo, mi hanno mandato un po’ di tutto». D’altronde lui è titolare di una pizzeria, è una tradizione di famiglia. E le pizze che aveva usato per descrivere al meglio i quattro giudici non sono cambiate, anche se adesso li conosce un po' meglio. «Mara resta una margherita ma con la bufala, perché lei è pregiata. Si vede che c’è qualità. Fedez è ,prosciutto e mais: tutti ingredienti per i giovani, ma alla fine è una pizza anche buona, a me piace molto. Levante invece è rucola e pomodorini con olio extravergine. Semplice e sfiziosa». Con buona pace degli stereotipi, abbiamo di fronte un cantante napoletano e siamo subito finiti a parlare di cibo. Proviamo a rimetterci in riga.

D: Andrea, più soddisfatto o più deluso per l’eliminazione?
R:
Io sono contento. Per me è stata un’esperienza unica, una continua sorpresa. Mi sono messo in gioco. Ho imparato tanto, ogni giorno. X Factor è stato un percorso che mi ha fatto crescere moltissimo, ho fatto cose che non credevo minimamente di avere dentro. Devo ringraziare Mara che me le ha sapute tirare fuori.

D: C’è qualcosa che ti diceva sempre Mara Maionchi prima di ogni prova?
R: Certo: «Tu puoi fare di più. Non fare solo le cose che vuoi fare, non darti limiti». Alla fine è quello che ho fatto. Ho cantato brani dance, ballate italiane, mi sono esibito con i ballerini, insomma non ho soltanto cantato canzoni, ho fatto parte di un vero show dove la voce è solo uno degli ingredienti. Sono contento anche perché sono riuscito a portare a casa sempre pezzi che non mi appartenevano e che mi hanno sempre fatto sorgere dubbi, almeno all’inizio.

D: Come mai sei uscito allora?
R
: Non ho ben capito la posizione di Fedez e Levante. Entrambi mi hanno detto e ripetuto che puntavano su di me, che nei live mi avrebbero appoggiato. Se è così perché mi hanno buttato fuori?

D: Strategie?
R
: Non saprei. A me non piacciono le strategie. Io sono concentrato sulla musica. Non ho tempo di farne né di provare a capirle. Ascolto quello che mi viene detto e soprattutto credo a quello che mi viene detto, perché non ho alternative. Devo pensare alla mia crescita, e alle critiche che mi sono state fatte perché è grazie a loro che si diventa più bravi, con i complimenti non si va da nessuna parte.

D: Tu sei andato al ballottaggio. Te l’aspettavi?
R:
Sin dal primo live sono sempre stato pronto al ballotaggio. Perché serve essere onesti: eravamo tutti molto bravi. Ognuno aveva peculiarità uniche, sapevo sarebbe stata dura. Mi spiace solo non aver potuto mostrare qualche altra mia caratteristica, un lato di me che purtroppo non sono riuscito a tirare fuori.

D: Tipo?
R:
Manuel mi diceva sempre che avrebbe voluto vedermi cantare un pezzo dei Napoli Centrale, e io avrei voluto eccome. Poi sarebbe stato bello poter realizzare qualche pezzo riarrangiato, qualcosa di acustico fatto solo con il piano o con la chitarra. Magari un po’ di freestyle o di rap (il genere di Liberato, ndr), e magari registrare un tappeto di cori e poi esibirmi a cappella.

D: Sembra che tu abbia tante idee su come proseguire il tuo percorso.
R:
È così infatti, io scrivo tanto, e nel loft non ho mai smesso. Vorrei riordinare le idee, dare un senso alle tante influenze musicali che mi porto dietro e fare un album. In questo senso devo ringraziare un’altra volta Mara, perché mi ha aperto la testa. Con i suoi consigli ho iniziato a scrivere ballate in italiano, ma soprattutto mi ha fatto desiderare di scrivere e cantare canzoni in italiano.

D: Quindi alla fine ha avuto ragione lei, che si è sempre lamentata delle canzoni in inglese.
R: Certo, ve l’ho detto: lei è la regina delle pizze, saporita ma anche pregiata, ecco perché ho scelto per lei la mozzarella di bufala al posto del fior di latte. È la zia blues ma anche un po’ rock & roll.

D: Quindi d’ora in poi solo canzoni in italiano?
R:
In realtà sono tanti anni che mi diletto a scrivere, saranno 30 o 40 brani. E c’è un po’ di tutto. Canzoni in italiano, in inglese, in napoletano. Ne ho anche alcuni in cui mischio il dialetto e l’inglese. Sono le influenze musicali che fanno andare avanti un cantante o un musicista. Stevie Wonder è diventato quello che era perché ascoltava Ray Charles.

D: Il tuo momento migliore a X Factor?
R: Senza dubbio l’ultima puntata. Sono stato eliminato, è vero, ma è stato bellissimo. Ho scelto la mia canzone, il mio inedito è andato bene, ho anche cantato il mio cavallo di battaglia. Non ho dubbi a riguardo.

D: Il gruppo Over si è dimostrato molto compatto. Te l’aspettavi?
R:
Eravamo davvero una squadra. Ci è mancato solo il bacio della buonanotte, per fare una battuta. Già ai provini avevamo legato molto. Poi nel corso delle settimane abbiamo avuto modo di confrontarci, si viveva, si piangeva e si cantava insieme. Ci siamo raccontati cose molto personali, a vederci da fuori sembra che ci conosciamo da una vita anche se non è così.

D: Cosa hai imparato?
R:
La dedizione, il rispetto degli orari, l’esigenza di essere più eclettico se voglio continuare. E poi la capacità di misurarmi con lo stress, di combattere la paura di stare su un palco come quello di X Factor. Farò tesoro di tutto questo, di tutto quello che mi hanno detto i giudici ma anche gli autori, i ballerini, la redazione. Trovo sia importante imparare dal vissuto di chi ha più esperienza di te.

D: Ora cosa farai? Tua nonna ha detto che sente la mancanza di te che canti nella stanza accanto alla sua.
R: Eh lo so, manca anche a me. Continuerò a scrivere di sicuro. Non vedo l’ora di poter presentare una bozza dei miei progetti. Mi piacerebbe chiamare il primo album con il mio cognome: Radice. E metterci dentro tutte le mie influenze musicali. Il blues, il funky, la black music, il new soul, la musica napoletana e quella italiana. Se penso che ho iniziato quasi per gioco, a volte mi fermo e penso: ma sono davvero arrivato fin qui?

D: Hai fatto un lungo elenco dei generi che hanno influenzato la tua musica. Ma se dovessi scegliere due artisti?
R
: Facile: Stevie Wonder e Pino Daniele.

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