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X Factor

29 Novembre Nov 2017 1311 29 novembre 2017

X Factor, Andrea Biagioni: «Nella nostra edizione c'era più personalità»

Si è messo in gioco e ha superato le sue paure, «ma il sistema X Factor non ti dà da vivere». Dal rapporto con Manuel Agnelli ai nuovi concorrenti, a tu per tu con il musicista toscano.

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Andrea Biagioni 42

Un anno fa arrivò da Lucca, salendo sul palco di X Factor come un corpo estraneo allo show. Occhi profondi, barba folta, chitarra a tracolla e un bagaglio musicale fatto di cantautorato rock. Andrea Biagioni conquistò Manuel Agnelli e il pubblico con la forza della sua voce e con la sua qualità da musicista. Cantò Diamonds on the Inside di Ben Harper, poi Hallelujah di Leonard Cohen, e ai live ribaltò tutto con una versione blues di Black or White di Michael Jackson.
Andrea si fermò a un passo dalla finale, dopo aver cantato il suo inedito Il mare dentro. Oggi, a distanza di un anno, è tempo di bilanci. E di confronti tra l'edizione attuale e la sua.
E la musica, la sua musica, non si ferma.

DOMANDA. Un anno fa l'eliminazione a un passo dalla finale. Hai dei rimpianti?
RISPOSTA.
Avevo deciso di aspettare la fine dell'anno per fare un po' il bilancio. Per ora di cose negative non ne ho trovate, c'è sempre il rovescio della medaglia, in tutte le cose, ma non è niente di così rilevante. No, non ho rimpianti.

D. Com'è X Factor?
R.
Da fuori non sembra, va vissuta per rendersene conto, ma è un'esperienza molto forte concentrata in un brevissimo tempo, devi dare il massimo proprio quando sei stremato dopo un'estate di provini.

D. Cosa è successo nell'ultimo anno? Come è cambiata la tua vita?
R.
Appena esci dal programma ti riconosce anche il controllore del Frecciarossa, le persone vogliono sapere di te, ti danno un'attenzione che prima non avevi. Ed è una cosa molto positiva per quanto riguarda i contatti di lavoro. Il programma ti dà una visibilità incredibile che solitamente non ti puoi permettere, soprattutto in soli due mesi e mezzo. Poi sta a te riuscire a cavalcare l'onda lunga del programma.

D. Aspetti negativi?
R.
Quando entri nel circolo della produzione sei obbligato a tirar fuori del materiale in tempi che non sono quelli di cui avresti bisogno.

D. Lo rifaresti?
R.
Ad oggi sì. E se mi capitasse un'altra volta saprei già come muovermi in modo più efficiente.

D. Molti concorrenti si lamentano una volta usciti da X Factor, dicono di esser lasciati al loro destino. Per te è stato così?
R.
Per quanto riguarda il programma e la sua macchina, sì. I talent sono positivi e negativi allo stesso tempo, ti fanno diventare famoso e conosciuto ma non ti regalano nulla. Loro costruiscono lo show sulle tue prestazioni, finito il programma non investono più su di te, se non per i pochi che vengono poi messi a contratto. Io avevo già le mie gambe, musicalmente parlando, e sapevo che comunque sarei rimasto in piedi, ma il sistema X Factor non ti dà da vivere.

D. Qual è il ricordo più bello che ti porti dietro?
R.
Il fatto di essere riuscito a mettermi in gioco oltre i miei limiti. Prima di entrare avevo già vinto con me stesso, perché non avevo mai fatto un provino in vita mia, e quando vai a X Factor ne fai così tanti che ti passa la voglia. Ho superato le mie paure.

D. E i legami?
R.
Due grandi amicizie: Eva e i Daiana Lou.

D. I rapporti con Manuel Agnelli come sono?
R.
Sono rimasto molto legato a lui. Ho mantenuto i contatti e siamo ancora molto amici. Continua la collaborazione.

D. Un anno fa, appena uscito, dicesti che vi sareste visti almeno per due cene, una a Milano e l'altra a Lucca. Le avete fatte?
R.
Quella a Milano sì, anche più di una. A Lucca però no, perché far muovere Manuel ora è impossibile, un po' come far muovere Obama per un aperitivo.

D. C'è un'esibizione alla quale sei rimasto legato?
R.
Due. Una è stata la svolta del mio ruolo nel programma, l'altra è stata più una sfida mia personale. Parto dalla seconda: Ballata per la mia piccola Iena, la prima volta che cantavo senza chitarra e con il microfono in mano, un pezzo in italiano, difficile. Ho sempre scritto in inglese ed è pure abbastanza distante da quello che magari scriverei in italiano. L'altra performance è stata Black or White fatta chitarra e voce, avevo bisogno di andare oltre e far vedere quello che sapevo fare. E in quel pezzo c'era tutto: qualità, energia, un mio arrangiamento.

D. Una delle esibizioni migliori di tutta la passata edizione.
R.
Sai perché? Perché era solo musica, 100% musica. Io volevo fare questo, rompevo le palle nel loft, non mi fregava molto delle scenografie di Luca Tommassini. E quella volta è andata così, non c'era niente di costruito intorno, solo la mia voce e la mia chitarra, nessuna base ad accompagnarmi. Se mi fossi fermato io sarebbe stato il silenzio.

D. Stai seguendo questa edizione?
R.
L'ho visto dal vivo, sono andato in puntata a Milano. Per il resto non lo seguivo prima e non lo seguo nemmeno ora, anche perché nella mia casa in campagna non ho la tivù. Però ho visto i bootcamp e seguo via social esibizioni.

D. I concorrenti li conosci? Che idea ti sei fatto sulla qualità complessiva? Ce n'è più o meno rispetto alla tua edizione?
R.
Conosco tutti. Credo che in tanti concorrenti ci sia meno carattere, più che meno talento. L'anno scorso in ogni personalità c'erano dei numeri, quest'anno ci sono delle personalità forti, ma forse sono meno. Credo che la nostra edizione fosse speciale, mi hanno spesso detto che era superiore anche rispetto a tante precedenti.

D. Cosa ne pensi delle polemiche tra giudici? Secondo molti stanno superando e scavalcando la parte musicale dello show.
R.
È sempre stato così, e dipende dai giudici seduti al tavolo. L'anno scorso non c'era Mara e quindi la situazione era un po' più tranquilla. Poi c'è Manuel che ha preso sempre più sicurezza, Fedez che è un veterano. Sono tutte teste abbastanza calde e c'è un continuo bombardamento. Alvaro e Arisa forse erano due personalità un po' più pacate. Soprattutto Alvaro è un po' la stessa tipologia di personaggio che è Levante. Ma le liti c'erano anche ai tempi di Morgan ed Elio, è tivù, più dicono parolacce e più il pubblico si anima.

D. C'è un concorrente di quest'anno che pensi ti assomigli?
R.
Sicuramente Gabriele, che tra l'altro è anche un mio amico, mi somiglia molto come radici musicali. Ha una bella voce e suona molto bene, io non suonavo così bene alla sua età. Ma mi ritrovo anche in Rita, nel senso che anche a lei non frega nulla di fare atletismi vocali o cose alla Beyoncé, canta come le viene, alle volte sbaglia, stona, rompe il suono, ma non gliene frega. Questo è quello che cerco di fare io. C'è un po' di me in Rita e un po' di me in Gabriele, una fusione tra le due persone.

D. Chi ti piace di più?
R.
Di chi resta ora Rita, l'avrei già fatta vincere ai bootcamp a Livorno. L'ho sentita dal vivo e mi ha sconvolto. Poi tutti ce l'hanno con lei, ma la gente si perde dietro al tifo e non apre le orecchie. Una persona capace di cambiarti la vita per due minuti e non farti staccare le tue orecchie da lì ha un dono. Poi sono gusti miei, io non ascolto Beyoncé, ripeto, ma Leonard Cohen e Nick Cave.

D. Progetti in archivio?
R.
Sto scrivendo in italiano, in prospettiva di avere un lavoro pronto per aprile e maggio 2018. E poi ripartire in tour in estate.

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