24 Novembre Nov 2017 1852 24 novembre 2017

Sciopero Amazon, la testimonianza di una dipendente: «Così veniamo sfruttati»

Per 1200 euro al mese corrono tra gli scaffali per 20 chilometri al giorno. Hanno problemi fisici e attacchi d'ansia. Una lavoratrice a LetteraDonna: «Anche andare in bagno è diventato un problema».

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Amazon

Un Black Friday non per fare acquisti, ma per chiedere condizioni di lavoro umane. È il venerdì nero dei dipendenti di Amazon Italia, in sciopero da tutta la giornata per raggiungere un accordo sul contratto integrativo, con i vertici del colosso fondato da Jeff Bezos. La protesta è stata indetta dalle sigle CGIL, CISL E UIL. Nel venerdì dei grandi sconti, vantaggioso per le vendite Amazon, sono gli impiegati di Piacenza ad incrociare le braccia. Angela (il nome è di fantasia) è una dipendente che ha aderito alla mobilitazione e ha raccontato a LetteraDonna.it che cosa succede a lei e ai suoi colleghi durante le ore di lavoro.

DOMANDA: Come mai questo sciopero?
RISPOSTA:
Lo abbiamo chiesto per le condizioni lavorative pesanti e stressanti. Se ci fosse una migliore organizzazione e un rigenero non saremo arrivati a tutto questo. Rimaniamo per mesi a fare sempre la stessa mansione, correre per gli scaffali o preparare i pacchi. Sono movimenti ripetitivi che causano problemi fisici non di poco conto. Se ci facessero ruotare, la questione non si presenterebbe.

D: Piacenza è il cuore di tutto questo.
R:
Noi siamo 1600. I dipendenti a tempo indeterminato hanno il badge blu e i determinati il verde. Questi ultimi non possono partecipare né alle assemblee né allo sciopero, perché altrimenti perderebbero l’incarico. Anche chi ha il posto fisso ha paura, pensando di rischiare di fare lavori più scomodi o di esser messo da parte.

D: Ci sarà qualcuno dei green badge che avrà aderito allo sciopero?
R:
No. Loro hanno un contratto più debole del nostro e non possono partecipare alla mobilitazione. Il giorno prima della protesta i manager sono passati da loro dicendo: «Chi sciopera resta a casa».

D: A chi altro si sono rivolti?
R:
Anche ad alcuni dipendenti, per lo più giovani e stranieri.

D: Pressione nei rapporti con i capi ?
R:
Quando eseguiamo il picking preleviamo gli articoli dagli scaffali. Dobbiamo sbrigarci perché vediamo negli apparecchi quanti secondi mancano per finire l’operazione.

D: Le critiche mosse contro il colosso delle vendite online, riguardano anche il compenso.
R:
Prendiamo sui 1.200 euro al mese. Abbiamo il contratto del commercio come i commessi. Peccato che noi non ci limitiamo a piegare le magliette o a chiudere la cassa, solleviamo pesi e facciamo 20 km al giorno. Movimentiamo dei pacchi davvero pesanti. Abbiamo chiesto da un anno e mezzo il contratto integrativo ma Amazon non ne ha voluto sentir parlare.

D: Venti chilometri al giorno sono tanti.
R:
Sì, il nostro magazzino è grande 100 mila metri quadrati. Il picker è colui che va in magazzino e preleva gli articoli. In azienda ci sono più reparti. Il primo si chiama inbound, dove arriva la merce da sistemare negli scaffali. L’altro è l’outbound, dove si prelevano i prodotti ordinati dai clienti.

D: Voi dipendenti lavorate su turni?
R:
Sì, spesso siamo in azienda anche il week end. Il problema è che ci sono persone che sono state assunte per lavorare solo il pomeriggio. E cosa dire del notturno: prima era facoltativo, poi obbligatorio. È un continuo ricatto.

D: I ritmi serrati le hanno causato dei disagi?
R:
Soffro di attacchi di panico da due anni. E non sono la sola. Ci sono colleghi che prendono psicofarmaci e sono in cura da psicologi per il troppo affaticamento. Viviamo la pressione dei manager che ci incutono timore. Il punto è che siamo persone, non macchine. Capitano a tutti le giornate no. È diventato un problema andare in bagno più di una volta in orario di lavoro.

D: Lei ha dei figli, come riesce a incastrarsi con gli impegni di famiglia?
R:
Ho dei bambini e faccio fatica a coordinare tutto. Torno a casa stanca ma devo pensare alla cena, a pulire la casa, a stare con loro e a volte farci anche i compiti. Pensare che i colleghi con turno pomeridiano non vedono quasi mai i propri figli.

D: Da quanto lavora lì?
R:
Dal 2012. Ho problemi alla schiena e vivo con dolori continui. Quando segnaliamo le difficoltà ci invitano ad andare via. Mi chiedo, chi ci assumerebbe con la salute rovinata? Vedo giovani con tendiniti e tunnel carpali. Alcuni si sono operati alle braccia. I ragazzi dopo tre o quattro anni se ne vanno.

D: Come ha iniziato a lavorare in azienda?
R:
Con un contratto a tempo determinato. Sono stata assunta e da lì è partito il mio percorso di crescita, fin quando non mi sono iscritta ai sindacati. Ho fatto dei passi indietro. Come a me è successo anche ad altri. Ecco perché alcuni non partecipano allo sciopero.

D: Lei usa Amazon per fare acquisti?
R:
A volte sì. Abbiamo dei benefit per comprare online, ma sono ridicoli. Su mille euro di spesa lo sconto è di soli 100 euro.

D: Uno 'sciopero degli acquisti' potrebbe dare una mano ulteriore?
R:
Sì, potrebbe far capire ai vertici alti che c’è qualcosa che non va. Aiuterebbe a far smuovere le acque. Bisogna cambiare l’organizzazione.

D: Credete che dopo oggi si arriverà ad una soluzione?
R:
Noi speriamo che si accorgano del nostro disagio. Allo sciopero hanno aderito anche i siti della Germania. Amazon non è un’isola felice come tutti pensano.

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