24 Novembre Nov 2017 1852 24 novembre 2017

Anime di Carta, intervista a Michele Bravi: «Vi racconto la mia rinascita»

Quando aveva solo 18 anni gli dissero che era «finito». Oggi ne ha 22 e di strada, invece, ne ha fatta. Il prossimo coach di Amici ci racconta la sua rinascita, professionale e non: «La musica è un atto di egosimo».

  • ...
Michele Bravi Anime Di Carta Nuove Pagine

Parla veloce, Michele Bravi, e io, affezionata a carta e penna, devo contare sulla fortuna di essere ambidestra per stargli dientro. «È un timido», immagino mentre già racconta di sé, la voce che va e viene da un treno che lo sta portando verso Padova, una delle tante tappe dell’instore tour di Anime di Carta-Nuove Pagine, la riedizione del suo album disco d’oro (dal 24 novembre in negozio e online, con sei nuovi brani, il doppio platino Il diario degli errori e altri successi). Giornate frenetiche che non lo spaventano. Lui, del resto, ha iniziato presto a seguire la passione per la musica e a 22 anni la strada alle spalle è già tanta. Vincitore della settima edizione di X Factor con La vita e la Felicità, scritta da Tiziano Ferro, il cantante di Città di Castello aveva debuttato nel mondo dei grandi con l’album A Passi Piccoli, stroncato dalla sua vecchia casa discografica che senza troppi complimenti gli aveva detto: «Sei finito». In tre anni molte cose sono cambiate nella sua vita. Oggi Bravi è preso da mille progetti, dall’interpretazione di Ricordami, una delle canzoni più belle di Coco, ultimo film Disney Pixar, nelle sale italiane il prossimo 21 dicembre, alla partecipazione ad Amici come coach. A LetteraDonna ha raccontato la sua rinascita. Tre anni vissuti intensamente, che hanno rappresentato una crescita personale oltre che professionale.

DOMANDA: Iniziamo dalle cose belle, Coco. Sui social hai detto ai fan che per te è un sogno che si avvera.
RISPOSTA:
È una cosa meravigliosa perché del tutto inaspettata, e poi ho sempre avuto nel cassetto il desiderio di lavorare con Disney. Poter essere proprio dentro questo film poi per me ha un significato in più perché mi rivedo molto in Miguel, il protagonista. Il suo desiderio di diventare un musicista è ostacolato da una famiglia che per tutta una serie di ragioni ha bandito la musica, invece lui segue la sua strada fino in fondo e trova anche la sua anima guida nella bisnonna Imelda. Quando inizia la mia canzone, Ricordami, lui si ricorda di qualcosa che aveva perso, è stato così anche per me…È un film dolce e tenero, quando esci sei di nuovo bambino.

D: I tuoi ti hanno ostacolato?
R:
No, io sono stato sempre molto libero. E sono anche un po’ melodrammatico (ride, ndr), però non sempre si viene capiti perché la creatività non è mai facile quando vuole diventare una professione. Spaventa un po’, è difficile da avere ma anche da gestire per chi ci circonda, perché nel momento in cui ti esponi con la tua creatività ti esponi con il cuore.

D: Tu ti sei esposto, sei caduto e hai ripreso la tua strada. Cosa hai imparato?
R: A distinguere la creatività dalla popolarità, perché la musica in fondo è un atto di egoismo.

D: In che senso?
R:
Ha una sua direzione, non è mai una direzione facile perché una canzone non è di tutti, è per sé stessi. Io quando canto so a chi penso, lo so solo io, un’altra persona magari pensa che quelle parole siano state scritte per lei, qualcuno non prova niente, non capisce il testo, magari dice che quella canzone è brutta o che un artista è finito, musicalmente morto…

D: Quanto ti ha fatto male sentirtelo dire?
R:
Tanto. L’ho preso come un accanimento personale, ma non è successo solo a me, succede a tanti. La musica non è mai brutta, puoi ritrovarti in una canzone oppure no, puoi capirla oppure no, io stesso non mi avvicino a certi testi, ma parlare di artisticità morta non è bello, in certi casi bisogna soprattutto pensare a chi si ha davanti: io ero un ragazzino di 18 anni.

D: Oggi però canti di rinascita.
R:
Sì, Anime di Carta mi ha cambiato, destrutturato e fatto ricominciare, ma è soprattutto una crescita a livello umano; insomma, ho 22 anni, nonostante il vecchietto latente che vive in me (ride di nuovo, ndr).

D: «Resta in piedi chi resiste, riesco a sorridere a viso aperto…», canti in Tanto per cominciare.
R:
«Al tempo e alle promesse». Ho resistito a una passione arrivata presto, ho dovuto combattere con la credibilità perché ero piccolo, reagire alle promesse di persone non sempre oneste, che magari avevano una cattiveria latente, sono stato deluso, ma è giusto così, in fondo chi può dire di non essere mai stato deluso dalla vita?

D: E tu hai deluso?
R:
Certo, non esiste la perfezione, per prendere da una parte devi lasciare dall’altra. Finché sei una vittima è un conto, ma quando ti rendi conto che l’hai fatto anche tu è più difficile.

D: Il tuo errore più grande?
R:
Avere paura. Vado sempre un po’ con il freno a mano tirato, sono scostante, cambio idea…

D: Ne Il sole contro racconti un amore sbilanciato, «Tu prendevi e io davo». L’hai vissuto come una forma eccessiva di possesso o violenza?
R:
L’amore è sempre una violenza, se finisce è una cosa che non sei riuscito a creare. Sono una merda anch’io, insomma, non una vittima.

D: Adesso sei innamorato?
R:
No, in questo momento preferisco concentrare tutte le energie sul lavoro, mi manca il tempo. Non lo escludo ovviamente, non sono uno di quelli che dicono «resterò single tutta la vita», anche perché la solitudine mi fa schifo.

D: Qualche tempo fa hai raccontato di esseri innamorato di un ragazzo, ma il termine coming out non ti è andato a genio.
R:
C’è troppa facilità a etichettare le persone e a me questa cosa non piace. In quell’occasione le persone dai 30 anni in su hanno commentato: «Che coraggio, vivi l’amore libero, complimenti!», i miei coetanei invece si sono dispiaciuti perché mi ero lasciato, erano preoccupati che soffrissi. Ritengo dannose classificazioni di questo tipo, è il primo modo per discriminare gli altri, sia per quanto riguarda la sessualità che nell’ambiente di lavoro. Preferisco la fluidità delle emozioni. Quando ho iniziato a fare video su Youtube, ad esempio, mi chiedevano se volessi fare il cantante o lo youtuber. Io mi ritengo un creativo, perché non posso fare entrambe le cose? Le persone non sono monolitiche, quando mi classificano mi preoccupo.

D: Sul web sei molto presente con i follower, cosa ti piace del rapporto con loro?
R:
Mi piace parlare con gli altri, incontro la mia generazione, mi aiuta anche a non sentirmi solo.

D: Avrai a che fare con i tuoi coetanei anche ad Amici. Come ti vedi dall’altra parte arrivando anche tu da un talent?
R:
Non li ho ancora incontrati, è tutto da capire. Sicuramente però per loro non sarò un insegnante, come qualcuno ha già scritto. Io stesso ho ancora tutto da imparare. Sono giovani come me, vado solo ad aiutarli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso