22 Novembre Nov 2017 1745 22 novembre 2017

Hell's Kitchen Italia 2017, vince Mohamed Lamnaour: l'intervista

È nato in Marocco ma vive in Trentino, ama le spezie quanto la pasta al pomodoro: Mohamed Lamnaour è il vincitore del cooking show di Sky. E vuole sperimentare la contaminazione tra Oriente e Occidente.

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Mohamed Lamnaour

Studiare l’influenza della cucina italiana nella gastronomia marocchina: sa già quale sarà il suo futuro il vincitore della quarta edizione di Hell's Kitchen Italia 2017, Mohamed Lamnaour.
Il 31enne, nato ad Oulad M’Rah, in Marocco, che ha vissuto in Trentino da quando ne ha 25, sarà l’Executive chef del JW Marriott Venice Resort Spa, all’Isola delle Rose a Venezia. Durante le prove ha sempre dimostrato il forte legame con la sua terra. Piatti gourmet che hanno fatto sognare: dall’uovo biologico in crosta di mais, speck e funghi alla carbonara di montagna salmerino e guanciale. È chiaro, non gli manca l’amore per la creatività. Ma per lui la vera arte è la tradizione. Il suo piatto preferito? Spaghetti al pomodoro. Il ricordo più bello dell’infanzia? Il pane caldo della nonna.

Il suo mix di culture è stato l’ingrediente che lo ha portato al trionfo: Mohamed vince la quarta edizione di #HKIta! 🎉

Geplaatst door Hell's Kitchen Italia op dinsdag 21 november 2017

DOMANDA: Ti aspettavi di vincere Hell’s Kitchen Italia?
RISPOSTA:
No, affatto. Già dalle prime puntate si è visto come la qualità dei concorrenti fosse alta. Anche loro erano all’altezza di vincere il programma.

D: In cucina il legame tra colleghi aiuta moltissimo. Che rapporto hai avuto con la squadra?
R:
Bellissimo. Penso prima di tutto che non si smetta mai di imparare dalle persone, e qui ne ho conosciuto tante che hanno creduto in me. So di aver lavorato con 14 compagni magnifici, porterò sempre con me questi fantastici ricordi.

D: E con Carlo Cracco come ti sei trovato?
R:
Anche con lui bene. Poi diciamo la verità: è un libro aperto sulla gastronomia. Da lui non c’è che da imparare.

D: Cosa significa ricevere il titolo di Executive Chef di uno dei ristoranti del JW Marriott Venice Resort Spa, presso l’Isola delle Rose a Venezia?
R:
Vuol dire conoscere un’altra tipologia di cucina e fare un’ulteriore esperienza. Mi piace l’idea di rimettermi in gioco e partire per questa nuova avventura.

D: Se dovessi descriverti in cucina cosa diresti?
R:
Sono una persona che si adegua molto alle situazioni. Sono stato in Marocco per conoscere le varie alternative di cibo: da quello di strada a quello dei ristoranti. Ad esser sinceri è un mondo contaminato dalle altre tradizioni. Per questo vorrei approfondire questo aspetto: l’influenza della cucina italiana in quella marocchina, arricchita delle sue preziosità, le spezie. È una realtà tutta nuova, ancora poco diffusa qui.

D: Cosa hai imparato da questa esperienza?
R:
A credere in me stesso e aumentare la mia autostima. Lavorare con persone nello stesso settore ti incentiva a non smettere di imparare.

D: Chi non conosce il mestiere pensa che compito di un Executive chef sia semplicemente creare piatti belli e buoni. In realtà dietro c’è un lavoro di organizzazione molto stressante.
R:
Naturalmente. Per definirsi «perfetto» un cuoco deve fare tanti sacrifici, lottare, sapersi adeguare e avere tanta buona volontà.

D: Quando Cracco ha chiesto di creare a vostro piacimento una pasta gourmet, hai colpito tutti presentando un mini-menu con sapori trentini e marocchini.
R:
Era un ringraziamento per la mia famiglia. Volevo far conoscere parte delle due culture che mi appartengono: Oriente ed Occidente, un un mix perfetto.

D: Tua mamma ha detto: «Sono contenta che mio figlio sia arrivato in finale». Quanto ti ha aiutato la tua famiglia in questo percorso?
R:
Tantissimo, senza di loro non sarei arrivato a Hell’s Kitchen Italia. Quando le avevo detto del programma all’inizio era un po’ scettica. Poi ha capito quanto era importante per me e mi ha sostenuto fino alla fine. Ci tengo a dire che la vittoria è merito anche di mia madre. Sono passato ai casting anche grazie a delle sue dritte.

D: Per esempio?
R:
Al primo provino avevo presentato un piatto che facevo con lei, il cervo cotto a basse temperature e condito con spezie.

D: Sei originario del Marocco e trentino di adozione. Due culture che non mancano nei tuoi piatti?
R:
Assolutamente. Sono aspetti che mi ricordano la mia infanzia, le ricette fatte con mamma e nonna. Ancora adesso sono qualità che mi caratterizzano. Lavoro in Italia grazie alle materie prime offerte, con un’impronta marocchina.

D: La passione culinaria quando è nata?
R:
Dall’infanzia con dei ricordi in famiglia. Non scorderò mai il pane che faceva la nonna in casa. Quello che mi colpiva è che per prepararlo usava ciò che trovava. Aveva un profumo indimenticabile.

D: Hai detto che il tuo sogno è aprire un ristorante a Marrakech.
R:
Sì, perché vorrei sviluppare l’idea di questa contaminazione. In Marocco c’è molto turismo estero. Poter sviluppare la cucina marocchina toccando quella mediterranea sarebbe perfetto.

D: Tra foodblogger e appassionati ai fornelli, il mondo culinario non smette di sfornare nomi e chicche di gusto. Cosa rende uno chef speciale?
R:
L’innovazione e la ricerca continua. Bisogna studiare cosa si ottiene mischiando i sapori. Non bisogna mai fermarsi. La base è sempre il classico, ma non può mancare l’originalità e una buona presentazione.

D: Se dovessi insegnare ad un bambino a cucinare da dove partiresti?
R:
Dalla pasta al pomodoro, in assoluto il mio piatto preferito. E rappresenta l’Italia in tutte le sue sfaccettature.

D: Nel frattempo in Russia si gustano la seconda edizione della Settimana della cucina italiana nel mondo. La nostra è una tradizione apprezzata ovunque.
R:
L’insieme delle culture e della volontà di ragazzi che credono nel Paese serviranno per il futuro della cucina italiana e mondiale.

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