14 Novembre Nov 2017 1404 14 novembre 2017

Rossella Fiamingo, dalla scherma a Luca Dotto: l'intervista

Da piccola giocava con le Barbie, non con le spade. Ma suo padre si annoiava ai saggi di danza, così la portò a un corso di scherma. E tutto iniziò. Una chiacchierata tra medaglie, sconfitte e amore a distanza.

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Sognava la danza e la ginnastica. Ma sin da piccola i genitori decisero di metterle in mano la spada. Sembra la storia di Lady Oscar aggiornata ai tempi nostri e ambientata a Catania. Il buon padre però non è che proprio desiderasse un maschietto, come recita la famosa sigla cantata dai Cavalieri del Re. Perché un maschietto in famiglia c’era già, ovviamente il fratello maggiore, doveva essere lui il predestinato della scherma e già che c’era, in palestra, papà Fiamingo portava anche la sorellina minore. Due piccioni con una fava, come si suol dire. Rossella Fiamingo all’epoca aveva sette anni e ha così dovuto subito sfilarsi le scarpette da ballerina mettendosi maschera, guanti e tuta. Non proprio il massimo per una bambina della sua età. Alla fine però, a sedersi sul trono di spade non è stato il fratellone, ma lei.

REGINA DI SPADE E DI BELLEZZA

Classe 1991, catanese come detto e di una bellezza mozzafiato, al punto che quando pubblica qualche foto sui social assieme all’amica e conterranea Diletta Leotta i suoi oltre 100 mila followers su Instagram sanno fin troppo bene chi scegliere. Una bellezza che però non prende il sopravvento su Rossella atleta, Rossella schermitrice, oro mondiale individuale e a squadre nel 2014, ma sopratutto Rossella Fiamingo medaglia d’argento con la spada a Rio alle ultime Olimpiadi, prima donna a portare l’Italia sul podio con questo tipo di arma. Saranno stati i suoi speciali allenamenti a occhi chiusi, saranno stati i quaderni cui scrive i punti deboli delle avversarie, e forse anche il ritorno di fiamma con il fidanzato e nuotatore campione d’Europa in carica Luca Dotto dopo quatto anni: sta di fatto che questo traguardo ha piazzato la spadaccina siciliana di diritto accanto alle altre grandissime della scherma azzurra, da Valentina Vezzali a Elisa di Francisca, da Margherita Granbassi a Giovanna Trillini. Stima per tutte. Avversarie comprese. Paura di niente. Forse solo di se stessa. Perché Rossella è un essere umano. Non una macchina. Si vince e si perde. Questa è la regola nel mondo della scherma e non solo.

ORI E AMORI

Dopo la grande esperienza Olimpica in Brasile a marzo è arrivato l’oro al Grand Prix di Coppa del Mondo a Budapest mentre a maggio, quasi un anno dopo l’argento in Brasile, ecco il primo posto a squadre, sempre a Rio, città che evidentemente le porta bene, come la sua terra, la Sicilia. Qui, a settembre, Rossella ha partecipato ai mondiali militari di Acireale portando a casa due bronzi, uno individuale, l’altro con le sue compagne in azzurro. Meno bene è andata nel vecchio continente. Nessun piazzamento agli Europei di Tbilisi in Georgia né ai Mondiali di Lipsia, in Belgio. E se nella Coppa del Mondo 2017-18 è arrivato subito un argento a squadre nella prima prova, a Tallin, non è andata altrettanto bene nella seconda tappa in Cina, eliminata al primo turno. Si va su e si va giù, insomma come nella vita di tutti i giorni. Come nel rapporto con il fidanzato. Perché lui vive a Roma e lei a Catania, una lontananza che si gestisce ma che se non ci fosse sarebbe meglio.

DOMANDA: Rossella, dopo Europei, Mondiali e Coppa del Mondo, alcuni giornali titolano: «Fiamingo Flop». È la penna che ferisce più della spada?
RISPOSTA: La spada ferisce, la penna dei giornalisti, dei blogger o di chi scrive sui social sinceramente no. Sono abituata a leggere ogni tipo di commenti, non mi fanno più del male e vado dritta per la mia strada.

D: Cosa fa andare tutto storto in pedana? Di recente hai dichiarato che forse il tuo punto debole è la tensione. È lei la tua… spada di damocle?
R: Sicuramente quella a volte fa brutti scherzi. Ma non è sempre così. Perché in altre situazioni si traduce nell’adrenalina giusta per tirare meglio. Ultimamente non mi ha aiutato, ma altre volte, come a Rio, in Brasile, è stato il mio punto di forza. Spero torni a esserlo presto, speriamo già a dicembre, per la terza prova di Coppa del Mondo a Doha.

D: Sei d’accordo che i tuoi risultati sulla pedana sono inversamente proporzionali ai quelli in amore? Con Luca Dotto sembra andare tutto a gonfie vele. Come gestite la distanza?
R: Inversamente proporzionali? Francamente mi viene un po’ da ridere. A marzo ho vinto una gara di coppa del mondo molto importante, a Tallin ho raggiunto un buon secondo posto a squadre. Io credo che si tenda un po’ troppo a essere catastrofisti quando non si vince, anche se mi rendo conto che sulla squadra italiana di scherma ci sia sempre molta pressione. Per quanto riguarda la mia vita sentimentale posso rispondere che sì, va tutto a gonfie vele nonostante la distanza. Speriamo un giorno di poterci sdraiare sul divano insieme a guardare la tivù in una casa tutta nostra.

D: «Sono il nuotatore più sexy» avrebbe detto Luca in una vecchia intervista su un settimanale. Diresti lo stesso di te tra le tue colleghe?
R:
Ma no dai, per carità. Ci sono tante bellissime donne nel mondo dello sport e non solo nella scherma: nel volley, nel nuoto, nella ginnastica. Io sono contenta che i miei fan sui social mi apprezzino. Però preferisco sempre essere riconosciuta prima di tutto come una brava schermitrice.

D: I tuoi followers su Instagram, oltre 100 mila, non credo abbiano dubbi. Come mai su Twitter hai il nickname: RossyPuppy?
R: È un piccolo aneddoto che proviene dalla mia terra, la Sicilia. Molto semplicemente alcuni dei miei amici più cari mi chiamano Puppy. E voi direte: come pupazzo in inglese? E invece no. Nasce da «puppetta» che sarebbe la polpetta in dialetto siciliano.

D: Una curiosità: sempre sui social hai pubblicato l’estate scorsa alcune tue fotografie insieme agli ormai immancabili fenicotteri gonfiabili. Lo sai vero che Fiamingo in inglese…
R: Vuol dire fenicottero! Lo so. Ma in realtà mi piacciono per un altro motivo. E cioè mi ricordano i capelli rosa che ho fatto due estati fa, dopo aver vinto la medaglia d’argento a Rio. So che i salvagente gonfiabili hanno un po’ diviso l’Italia, ma a me piacciono.

D: E a proposito della tua terra, vai ghiotta di granite siciliane e pasta alla Norma. Non propriamente gli alimenti ideali per una sportiva, che, peraltro, studia per diventare dietista.
R: Infatti. Mi sono presa un periodo di pausa di un mese dopo i Mondiali e mi sono lasciata un po’ andare, non lo nascondo. Basta sapersi regolare con un po’ di moderazione. Inevitabile se si vuole riprendere gli allenamenti a pieno ritmo.

D: Da piccola il tuo desiderio non era la scherma al contrario di tuo fratello, ma la danza. È stato tuo padre a… diciamo 'obbligarti'. Com’è andata veramente?
R: Togli la parola «diciamo», perché è andata proprio così. A mio papà veniva comodo accompagnarci nello stesso posto, inoltre odiava vedere i miei saggi di danza, si annoiava. E quindi spingeva parecchio per farmi praticare la scherma.

D: Perché proprio la spada e non la sciabola, o il fioretto?
R
: Ti aspetterai chissà quale racconto o quali retroscena. E invece niente. Molto semplicemente nella mia società si faceva e si fa solo spada, decisione del maestro. E come puoi immaginare, nessuno contraddice il maestro.

D: In effetti speravo in qualche storia romantica o incredibile. Però hai cominciato a sette anni, eri davvero piccola. In qualche modo sei cresciuta con la spada nel tuo destino. Invece delle bambole ricevevi in regalo spade laser giocattolo? E il cartone preferito? La Spada nella Roccia?
R: Macchè… Assolutamente no! Spero di non sconvolgere nessuno ma io non ho neanche mai visto un film di Star Wars. A me le spade giocattolo, da piccola, non interessavano per niente. Le prendevo in mano solo e soltanto quando andavo ad allenarmi. Se proprio vuoi sapere con che cosa giocavo da bambina, beh adoravo le Barbie. E devo dire che le torturavo parecchio!

D: In fondo sono fatte apposta. Poi sei cresciuta e hai imparato a suonare il pianoforte, complice la mamma insegnante, diplomandoti al conservatorio. Ti spaventa di più uno spartito di Schumann o unavversaria sulla pedana?
R: Questa è facile, anzi, come si dice oggi: questa la so! Senza ombra di dubbio uno spartito di Schumann. E se posso, mi spaventano anche gli occhi di chi mi osserva durante un’eventuale esame o concerto. Sulla pedana invece mi sono sempre sentita a mio agio.

D: Quando hai capito di essere davvero forte, un’atleta da podio olimpico per intenderci?
R: Quando da Under 20 ho iniziato a collezionare finali su finali in campo assoluto. Lì ho capito che forse, con determinazione e qualche sacrificio in più, avrei potuto puntare davvero in alto.

D: Quanto dura un tuo allenamento quotidiano?
R: In genere faccio fino a nove sedute a settimana. Mi alleno dalle tre alle quattro ore quando sono a casa. In ritiro invece arrivo fino a sei ore di allenamento al giorno.

D: Che mi dici dei tuoi allenamenti al buio? Se gli autori dei cartoni animati giapponesi lo sapessero, ti farebbero subito protagonista di un loro manga, come Mimì Ayuara che usava le catene per la ricezione a pallavolo o come Mark Lenders che tirava calci al pallone contro i cavalloni in mare alti almeno dieci metri.
R: Si tratta di esercizi che eseguo con gli occhi chiusi, bendata. Servono per sentire meglio il ferro dell’avversaria e avere un' idea del corpo anche senza vederlo. Non so se nella realtà le catene sui polsi alla povera Mimì possano davvero servire a qualcosa. Nel mio caso, questo tipo di allenamento sicuramente sì.

D: Un personaggio famoso a cui ti senti in qualche modo legata? Magari Xena, regina di spade e principessa guerriera?
R: No, proprio no. Se devo scegliere preferisco restare sul classico e ti dico Marylin Monroe. Una donna elegante, e molto di classe.

D: Chiudiamo: hai un braccialetto con su scritto: rialzarsi sempre. Come si fa a tornare sul trono di spade, dopo le recenti delusioni?
R:
La delusione mi serve per imparare e crescere e soprattutto per avere più fame nelle gare successive. Per noi sportive è importante riuscire a trasformare quello che è spiacevole in qualcosa di utile per il futuro.

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