Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

9 Novembre Nov 2017 1633 09 novembre 2017

Vladimir Luxuria: «Asia Argento? Le denunce tardive non mi convincono»

«Se una è donna non dobbiamo crederle a prescindere». Dal caso Weinstein a quello Kevin Spacey, intervista (forte) a Vladimir Luxuria dopo un suo tweet molto discusso.

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Vladimir Luxuria

«Donne staccatelo a chi vi forza a un rapporto orale, non fateci un film dopo un anno andandoci insieme a Cannes». «Asia Argento avrebbe dovuto dire NO come hanno fatto altre attrici». Era l’11 ottobre, il caso Weinstein era appena scoppiato, e questi tweet firmati Vladimir Luxuria avevano provocato una reazione sdegnata di Asia Argento: «Non posso credere che scrivi una cosa del genere. Evidentemente non sei mai stata violentata, non hai mai provato terrore e vergogna».

Un mese dopo, mentre lo scandalo hollywoodiano che ha sentito la voce di centinaia di attrici si sta appena sgonfiando, il tema delle molestie è ancora caldissimo, come dimostrano gli ultimi due casi: quello Trevisan-Tornatore e quello Kevin Spacey. «Attenzione a quelle attricette rifiutate per un ruolo in un film che si vendicano sui registi accusandoli di molestie». Vladimir Luxuria twitta di nuovo parole pesanti. Certo, senza fare nomi, ma il messaggio è passato ben chiaro. E non è piaciuto al suo pubblico: «Questa linea misogina è terribile e sempre meno difendibile ogni giorno che passa». «È quasi impossibile riconoscere in lei la militante, oggi allineata al commento squallido da showbiz italiano». «Anche tu arruolata nello squallido esercito di donne che odiano le donne?», le scrivono i commentatori più gentili. Perché per tanti pare che Luxuria dopo anni di battaglie per i diritti civili si sia voltata dall’altra parte. Abbiamo chiesto a lei una replica.

DOMANDA: Il suo tweet ha destato parecchie polemiche.
RISPOSTA:
Sì, ma il mio discorso era generale. Ho semplicemente ribadito che purtroppo un tema così serio, che io sento tantissimo, quello della violenza di genere, delle molestie, degli abusi, non può essere banalizzato, ridicolizzato o strumentalizzato per altri fini personali.

D: A cosa si riferisce?
R:
A ripicche, vendette, gelosie, frustrazioni che nel mondo dello spettacolo esistono. Parlo a ragion veduta, non sparo dichiarazioni a caso: so che purtroppo queste denunce tardive possono essere usate come arma da qualcuna per motivi personali, che nulla hanno a che fare con la violenza.

D: Posso chiederle a chi si riferisce?
R:
Assolutamente in generale. Ci sono persone in questo mondo che potrebbero accusare qualcuno o per vendetta, o diciamo la verità, per conquistarsi un’intervista o un servizio fotografico. Un’offesa alle donne che subiscono violenza.

D: Noi però non possiamo sapere se chi denuncia ha davvero subito violenza e chi no. Se però non crediamo a nessuna alimentiamo un meccanismo pericoloso, non crede?
R:
Io dico che bisogna saper fare quello che si chiama discernimento, cioè non sbattere il mostro in prima pagina con una sola dichiarazione. Ci sarà sicuramente un processo, quindi farei attenzione. Si parla di persone che hanno famiglie, non vorrei che qualcuno fosse tentato anche dal suicidio dopo quest’onta bruttissima. Dico solo di usare un po’ più di prudenza. Si è fatta molta confusione, anche sulla terminologia: molestia sembrava uguale a stupro… Una grandissima confusione. Poi un’altra cosa: non è che se una è donna dobbiamo crederle a prescindere.

D: Criticare chi ha denunciato dopo tanto tempo però non incentiva di certo le donne a raccontare.
R:
Questa cosa della denuncia tardiva a me non convince, devo dirti la verità. Capisco chi dice che è una cosa che ci si tiene dentro e che ognuna è libera di scegliere la modalità che vuole, ma tutte insieme, dopo 20 anni, mettendo in pericolo lo stesso reato, perché i presunti colpevoli, per via della prescrizione, adesso non vengono nemmeno puniti.

D: E allora meglio stare in silenzio?
R:
No. Il mio appello però è quello di denunciare subito, solo questo serve a fermare questi porci. Se non vengono fermati continuano a fare i loro comodi, mietendo altre vittime.

D: Per quanto riguarda il caso Weinstein sono state centinaia le donne che hanno parlato, a catena. Non crede che il meccanismo che si è innescato, anche se tardi, sia qualcosa di positivo?
R:
La maggior parte ha detto di aver rifiutato le avance di Weinstein – aggiungo che io non sono una grande esperta di fisiognomica ma si vede dalla faccia che è un maiale – e di aver perso un ruolo piuttosto che starci.

D: Cosa pensa delle accuse di Miriana Trevisan a Tornatore?
R:
Vede, anche il quel caso è difficile da dire. In tutto questo tempo può essere cambiata la segretaria, la segretaria può non ricordare… Vent’anni sono vent’anni. Sono tanti.

D: Non crede alle accuse?
R:
A me non basta che uno mi dica «guarda ho fatto un provino per un film importante con un grande regista, poi non mi ha preso ma ci ha provato con me, e dopo 20 anni lo denuncio». Voglio sapere la verità. Una dichiarazione del genere mi solleva tante perplessità in un mondo pieno di gelosie. Pensa che conosco attrici o presunte tali che dicono ai loro agenti «mi raccomando se c’è qualcuno che vuole in cambio del sesso io sono disponibile» prima ancora che glielo chiedano. O mamme che portano la figlia al provino a fanno capire al regista o al produttore che sarebbero disponibili entrambi.

D: Sotto al suo tweet hanno scritto che proprio lei, che si è sempre battuta per i diritti civili, ha voltato le spalle. Cosa risponde?
R:
Posso farti un esempio?

D: Prego.
R:
Se un gay venisse da me e mi dicesse che è stato vittima di un episodio di omofobia da parte di un uomo, e poi mi dicesse anche che per cinque anni ha continuato poi ad averci sessuali consenzienti e a lavorarci insieme, io gli direi, che cazzo mi dici? Basta un solo caso in cui si perde di credibilità.

D: Parla di Asia Argento.
R:
Un conto è dire: «Questo ci ha provato con me ma io me ne sono andata», e quindi mostro tutta la mia solidarietà, un conto è come andata con Asia Argento. Nella sua stanza d’albergo, lui in accappatoio che le chiede di farle un massaggio e lei che acconsente. Quanti anni aveva Asia all’epoca?

D: Ventuno.
R:
A 21 anni, a una che recita da quando era bambina, papà forse qualcosa glielo aveva detto. Comunque non continui ad avere con lui rapporti consenzienti per cinque anni. E non mi tirate fuori la storia della sindrome di Stoccolma che è ridicola.

D: Il caso in Italia e negli Stati Uniti è stato trattato in due modi molto diversi. In Italia si è puntato il dito contro la Argento e le altre prima ancora che contro Weinstein, negli Usa le vittime sono state difese da subito. Non è maschilismo questo?
R:
All'inizio provavo solidarietà per Asia, la conosco e la apprezzo come regista e come attrice, ma quando sono andata a leggere le sue dichiarazioni – alcune ritrattate, altre corrette – che ha continuato a vedere quest’uomo andando in America per vederlo, andando a Cannes con lui… Devo dirlo, non ci ho creduto. E mi è sembrata un’offesa nei confronti delle donne vittime per davvero. Sono o non sono libera di non credere a una storia che mi viene raccontata?

D: Direi che la sua posizione è ferma. Cosa pensa invece del caso Kevin Spacey?
R:
Beh, qui si parla di minori, è ancora peggio.

D: Però anche qui ci sono delle accuse senza prove, e lui sta subendo un linciaggio mediatico che si sta ripercuotendo sulla sua carriera.
R:
Io credo sempre nell’innocenza fino a prova contraria, bisogna aspettare il processo. Però il fatto che Spacey stesso abbia quasi ammesso l’accaduto – dice che non ricorda per i fumi dell’alcol, ma non ha negato – rende la questione un po’ diversa.

D: E le critiche al suo coming out definito «strumentale»? In tanti hanno detto che lo ha fatto solo ora perché era con le spalle al muro.
R:
Questo è vero, però avrebbe anche potuto rinnegare tutto, o non parlare affatto. Ripeto, quando passano così tanti anni, è tutto a vantaggio del presunto molestatore. Come si fa a dimostrare quello che è successo? Si possono inquinare le prove, è più difficile risalire alle testimonianza, tutto è più difficile. Per questo dico: denunciate subito.

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