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Pechino Express

9 Novembre Nov 2017 1910 09 novembre 2017

Pechino Express, Jill Cooper (Caporali): «Ho vinto le mie paure»

Lei e Antonella Elia sono arrivate seconde nell'adventure game di RaiDue. Ma la regina del fitness è più che soddisfatta.

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Jill Cooper Caporali Pechino Express

Sorriso contagioso, personalità forte e nessun rammarico per la finale della sesta edizione di Pechino Express. Jill Cooper è stata protagonista indiscussa, insieme alla compagna di viaggio Antonella Elia, del programma in onda su RaiDue. Alla finalissima però le Caporali sono state sconfitte per un soffio dalle Clubber, Ema Stokholma e Valentina Pegorer. Una gara iniziata a Padre Burgos nelle Filippine fino ad arrivare a Tokyo. Sarà per il suo accento americano o per il suo amore per il fitness, la Cooper in queste dieci puntate, si è fatta apprezzare da tutti gli spettatori. La personal trainer quasi cinquantenne (non si direbbe affatto) nata negli Stati Uniti a Wichita, romana di adozione, ha dovuto affrontare prove davvero impegnative. Come per esempio mangiare le orecchie di un maiale. «Un sapore disgustoso» ha detto la Cooper a LetteraDonna. Ma anche una fatica sprecata: la scena è stata tagliata.

DOMANDA: Vittoria al femminile però, diciamo la verità, è stata una lotta contro il tempo anche per te e Antonella Elia.
RISPOSTA: Corsa contro il tempo mozzafiato. Abbiamo gareggiato come due ninja inferocite.

D: Al gong finale cosa hai pensato?
R:
In queste occasioni speri tanto di vedere il tuo viso sullo schermo. Non vedendolo ti dispiace tanto, certo. Dall’altre parte sono grata di aver fatto il viaggio e di aver vinto contro i miei blocchi e le mie avversioni. Mi sento vittoriosa perché ho messo i miei piedi di fronte a quel gong.

D: Ci sei rimasta male per la sconfitta?
R:
Nessuno è contento quando perde. Per come la vivo io e come gestisco le emozioni so di aver dato il 100 % . Ho giocato in modo leale e valoroso. Ciò che è importante in questi casi è non aver rimpianti. Ho dato tutto quello che potevo.

D: Come vi hanno scelte per Pechino Express?
R:
Siamo state messe in coppia dagli autori. Mi trovavo a un provino diverso, precisamente di fronte alla macchinetta del caffè. Cristiano Rinaldi mi ha visto e mi ha detto «Che ne pensi di Pechino Express con Antonella Elia?». Ho subito detto sì perché il programma lo adoro e lei è una combattiva.

D: Perché il nome le Caporali?
R:
Hanno scelto sempre tutto loro. Guardando le puntate mi sembra che abbiano azzeccato. Ci avrebbero potuto chiamare anche 'generali'.

D: Con quali coppie avete legato di più e con quali meno?
R:
Abbiamo legato molto con Figlia e Matrigna, con i Maschi e gli Amici. In merito alla diatriba sull’aver mandato i Maschi a rischio eliminazione, penso che quando do la mia parola vale oro. Non avremo vinto la nona puntata senza l’aiuto di Lauro, del team dei Compositori. Mi ha aiutata a raggiungere per prima Antonella. Mi sono sentita di contraccambiare il favore.

D: Su Instagram, in risposta a un commento, hai scritto: «Ho vinto contro le mie paure e sono soddisfatta al 100%». Perché?
R:
Anche se mi hanno costruita grande, grossa e muscolosa sono molto schizzinosa sul cibo. Non mi piace il grasso della carne così come tante altre cose. Pechino Express mi ha messo alla prova, affrontando le mie paure. Ad esempio non sapere dove dormire o non fare l’autostop. Quando alla soglia dei cinquant’anni devi affrontare queste condizioni e ne esci vincente è bellissimo.

D: Mangiare infatti occhi e sperma di pesce non è stata un’ottima esperienza?
R:
Purtroppo quello è stato il meno. Nella prima puntata, quando abbiamo vinto il vantaggio, mi hanno fatto mangiare quattro pezzi di orecchie di maiale. Un sapore disgustoso che proprio non scendevo giù. Una volta superato questo ostacolo ho pensato «posso mangiare di tutto».

D: Avevi una tattica per sopravvivere a queste prove?
R:
Assolutamente. Mangiavo più veloce possibile, tappavo il naso e mandavo tutto giù. Ha funzionato, anche se sembravo un’ossessionata da cibo. In realtà era l’unico modo per non concentrarmi sul sapore.

D: Insieme ad Antonella Elia siete state l’esempio della determinazione e della forza femminile. Le Caporali erano davvero complementari?
R:
Molto complementari perché entrambi siamo animali feriti dalla vita in modo diverso. Lei perché ha perso la famiglia molto presto. Io perché sono stata bullizzata da piccola e ho dovuto lottare per quello che è mio. Metterci insieme ha significato vedere due vere e proprie guerriere.

D: Regina del fitness e salutista. Ogni tanto ti concedi qualche sgarro?
R:
Mi alleno per mangiare. Preferisco correre 10 km in più e concedermi la pizza e un gelato piuttosto che privarmi del cibo. Detesto le diete. Eccetto i maniaci del corpo, non ho mai visto uno sportivo mangiare 100% pulito.

D: Come vi siete conosciuti tu e tuo marito, Alessandro Carbone?
R:
Ho avuto una cotta per lui lunga dieci anni. Poi ci siamo incontrati in palestra, abbiamo parlato e siamo usciti la sera. Ancora lo ricordo, siamo rimasti fino alle sei di mattina a chiacchierare. Da quel giorno non ci siamo mai più lasciati.

D: Cosa ami degli italiani e cosa no?
R:
Amo la storia, l’intelletto, il gusto, il design, il garbo e la gioia di vivere. Non mi piace vedere come non apprezzano quello che hanno. Nascete nella bellezza e non riuscite a rendervene conto. Io dico sempre che tutto il mondo ama l’Italia eccetto gli italiani.

D: E il primo approccio com’è stato?
R:
Già in America lavoravo con degli italiani. Ho cominciato a frequentare il gruppo, mi hanno proposto di andare a trovarli per l’estate e da lì non sono più tornata indietro.

D: Da americana cosa pensi del modello politico portato avanti da Donald Trump?
R:
È un incubo. Io non sono capitalista e questo è il motivo per cui non torno negli Stati Uniti. Penso che i forti debbano proteggere i deboli. Non è giusto che solo i ricchi abbiano accesso alla sanità. In Italia quando ho dato alla luce mia figlia mi hanno salutata con una stretta di mano. In America senza 15 000 dollari non puoi partorire.

D: In America, così come anche in Italia, dopo lo scandalo Weinstein si è ripreso a parlare insistentemente di sessismo. Da donna, che impressioni hai avuto?
R:
Credo sia sbagliato che una persona usi il suo potere contro le donne. Loro però devono saper dire di no. Quello che mi preoccupa è il fenomeno che si è instaurato. Voler accusare persone che magari non hanno fatto nulla per un po’ di notorietà. È diventata una caccia alle streghe.

D: Qualcuno ti ha mai proposto un compromesso per fare carriera?
R:
Quando ero molto giovane e vivevo a New York alcuni uomini mi avevano detto «potrei aiutarti». La verità è che sono sempre stata innamorata di uomini molto poveri. Mia mamma mi ha insegnato a essere indipendente e a innamorarmi per amore e non per interesse. Di conseguenza oggi tutto quello che ho è grazie a me stessa. Non devo dire grazie a nessuno.

D: Nel corso delle puntate hai dimostrato come il tuo approccio alla vita è molto positivo. Come fai?
R:
La positività è una scelta, così come la felicità. Scelgo sempre questa via perché la negatività non serve. Non mi solleva anzi, mi atterra.

D: Ogni tanto avrai i tuoi momenti 'no'.
R:
Anche quando c’è qualcosa che va tremendamente male io riesco a tirar fuori il lato positivo. Per esempio io sono surfista e ho vinto la mia paura all’acqua e agli squali dicendo «Se dovessi essere morsa da uno squalo, morirò da tosta».

D: Quanto ti aiuta la fede nella quotidianità?
R:
Ci tenevo a parlare della fede perché penso che il mondo sia arrivato a un momento buio. Ho la mia fede ma non sono una fanatica. Sentivo che Dio mi avesse mandato a Pechino Express per testimoniare e inviare un messaggio di lealtà. Oggi siamo in guerra spirituale in tutti i sensi e spero di aver lasciato un segno positivo.

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