5 Novembre Nov 2017 0900 05 novembre 2017

Lucca Comics & Games 2017, Giada Robin: «Cosplayer per passione»

Ad appena 26 anni d'età, Giada Pancaccini (questo il suo vero nome) è la più famosa cosplayer italiana. L'abbiamo intervistata: «L'aspetto fisico conta, ma senza impegno non si va da nessuna parte»

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Giada Robin Lara Croft

Galeotta fu la passione per la recitazione, e quella voglia di vestire i panni delle sue eroine preferite. Come quello di Nico Robin, l’archeologa del manga One Piece, che dà il nome al suo nickname. E galeotto fu soprattutto il Lucca Comics, la fiera internazionale di fumetti di cui sarà protagonista anche quest’anno, e che l’ha consacrata al mondo come la più famosa cosplayer italiana. Parliamo di Giada Pancaccini, per i cultori Giada Robin, la giovane ragazza livornese con l’amore per il cucito che ha trasformato quello che era nato come un hobby in vero lavoro, al pari di quello di una modella, tanto da avere difficoltà a tenere sotto controllo gli appuntamenti in agenda. La sua cifra? L’interpretazione di personaggi rielaborati in chiave molto sexy e ammiccanti (come Selene di Underworld e Miss Fortune di League of Legends). «Ma l’ambiente nerd non è così pieno di pervertiti come sembra», assicura a LetteraDonna mentre sta apportando le ultime modifiche a uno dei costumi con cui si presenta a Lucca Comics & Games 2017 in questi giorni.

DOMANDA: Giada, anche quest'anno al Lucca Comics & Games, ormai da cosplayer affermata in tutto il mondo. Ma iniziamo facendo un salto indietro nel tempo alla tua prima volta in fiera: cosa hai provato in quella occasione?
RISPOSTA: Ho partecipato per la prima volta a Lucca Comics & Games come cosplayer nel 2008 nei panni di Nico Robin insieme ad un gruppo di amici. È stato divertentissimo, un’esperienza unica ed indimenticabile.

D: All'epoca ti aspettavi che questo sarebbe diventato il tuo lavoro?
R: Assolutamente no! Ho iniziato per gioco, da semplice appassionata di fumetti e videogiochi. Per me era soltanto un hobby e non pensavo che col passare degli anni potesse diventare qualcosa di più impegnativo.

D: Come hai deciso di fare la cosplayer?
R: Mi sono avvicinata al mondo del cosplay grazie anche alla recitazione. L’idea di interpretare un personaggio mi ha sempre affascinata. Con il cosplay potevo essere uno dei personaggi tratti dai miei fumetti, cartoni e giochi preferiti. Una combo perfetta.

D: Che rapporto hai con le altre cosplayer italiane?
R:
Sicuramente è un ambiente molto competitivo, in cui spesso si è costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Ci sono molti attriti e, se si raggiunge una certa fama, si finisce inevitabilmente al centro di ogni discussione. Flames e gossip sono all’ordine del giorno, specialmente tra cosplayer femmine. Però oltre a tanti ‘nemici’, ci sono anche persone speciali. Lo scopo principale del cosplay alla fine è proprio quello di unire più persone accomunate dalla stessa passione, quindi si creano dei legami molto forti.

D: Come spiegheresti il fenomeno cosplayer a una persona che non sa nulla di fantasy/manga e che potrebbe obiettare: «Non potete farlo a Carnevale»?
R:
Il carnevale è una pratica ben diversa. Ci si maschera, ma cambia il modo in cui lo si fa. I cosplayer riproducono nei minimi dettagli le sembianze dei loro personaggi preferiti, a partire dal costume (molti cosplayer creano i loro costumi per conto proprio), scelgono personaggi di finzione ben precisi, tipo le principesse Disney, i super eroi Marvel e DC, i protagonisti dei manga. A Carnevale ci si veste da pirata, da gatto, da moschettiere, ovvero personaggi molto generici, oppure da Arlecchino, Pulcinella, Colombina, maschere appartenenti alla tradizione stessa del Carnevale. Il Carnevale è una festività, le fiere del fumetto sono manifestazioni apposite dove si radunano tutti gli appassionati del settore.

D: Gli shooting, gli ingaggi, i ritmi serrati: una vita molto simile a quella di una modella/attrice. Ti definiresti tale?
R:
Per me il cosplay è diventato ormai un lavoro e faccio questo ogni giorno. Se tutti i fine settimana sono ospite agli eventi, nei giorni infrasettimanali devo pensare a tutta la parte logistica: realizzare i costumi, fare gli shooting, gestire i social, rispondere alle mail di lavoro. Moltissimi eventi sono all’estero, quindi sono quasi sempre in viaggio ed è anche molto stancante. Poi, da quando ho cominciato a lavorare anche nel cinema, gli impegni sono davvero aumentati. Nel mio caso è una carriera molto simile.

D: Quanto conta l'aspetto fisico nel mondo dei cosplayer per avere successo?
R:
L’aspetto fisico conta fino a un certo punto. Una bella ragazza avrà sicuramente più possibilità di essere notata, ma per sfondare servono tantissime altre qualità e capacità: tanta passione, dedizione, ambizione, pazienza e perseveranza. Soprattutto bisogna avere un carattere forte per non farsi influenzare troppo dai giudizi della gente. Le critiche fanno molto male alle volte, ma bisogna anche imparare a fregarsene o a scherzarci su.

D: A tal proposito, spesso le ragazze di bell'aspetto come te vengono criticate per aver realizzato cosplay o shooting troppo ammiccanti. Cosa rispondi a chi muove queste accuse?
R: Basta non dare troppo peso a certe critiche. Il parere delle persone talvolta è molto soggettivo e ciò che per me può essere leggermente sexy per qualcun altro può essere volgare. Ognuno ha i suoi gusti, non si può piacere a tutti. Anche se non capisco quelli che odiano tutto quello che fai e continuano comunque a seguirti ed a lasciarti commenti di cattivo gusto sotto ogni foto, proprio per romperti le scatole. Non ti piaccio, odi quello che faccio: smetti di seguirmi, no?

D: Il caso Weinstein ha risollevato la questione delle molestie sessuali in certi ambiento. Ti è mai capitato di subire proposte indecenti sul lavoro?
R: Sinceramente no. Forse i miei modi di fare non hanno un ‘buon’ effetto sugli uomini, che dire? Mi preoccuperei di più ad uscire normalmente per strada.

D: La cultura nerd, secondo te, è sessista?
R: Se inizialmente magari poteva esserlo, adesso le cose stanno cambiando. Prima fumetti e videogiochi erano cose per maschi e la maggior parte delle eroine venivano disegnate con mega curve mozzafiato, vestiti succinti e pose ammiccanti. Avvicinandosi di più anche ad un pubblico femminile, anche il design dei personaggi e lo stile di alcuni giochi è cambiato. Ne è un chiaro esempio il gioco Tomb Raider: la protagonista Lara Croft, che tutti adoriamo, ha subìto un’evoluzione pazzesca, da avventurosa bomba sexy a ragazza forte e coraggiosa. Il nuovo Tomb Raider fa risaltare di più il profilo psicologico del personaggio piuttosto che le sue forme.

D: Nei panni di quale personaggio ti vedremo a Lucca?
R: Al Lucca Comics & Games 2017 mi vedrete nei panni di Ada Wong da Resident Evil 4, sarò Alice dal gioco Madness Returns, Nico Robin da One Piece, Lisa dalle Bizarre avventure di Jojo e, per finire, direttamente dall’universo DC, la splendida maga Zatanna.

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