2 Novembre Nov 2017 1945 02 novembre 2017

X Factor, Daiana Lou: «I rapporti umani la cosa più bella»

A un anno di distanza dal ritiro volontario dal talent show di Sky, il duo pubblica il nuovo album Streetherapy. E ci racconta del perché preferiscono la strada alla televisione.

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Daiana Lou 1

La strada come culla, la strada come cura. I Daiana Lou sono partiti da lì, dalle piazze di Roma e Berlino, sono arrivati in tv, in prime time, sono stati tra i favoriti per la vittoria finale della decima edizione di X Factor, il talent show musicale più apprezzato d'Italia, si sono auto esclusi perché si sentivano fuori contesto, sono tornati su quella stessa strada che non hanno mai voluto lasciare, hanno pubblicato un disco (Streetherapy, etichetta Produttori Italiani Associati, distribuito da Believe Digital), hanno suonato e recitato nel film Terapia di coppia per amanti. E una terapia l'hanno seguita pure loro, forse per disintossicarsi da quell'ambiente così lontano dalle loro origini, da quell'ansia generata dai passaggi frenetici tra l'euforia per un opening sfarzoso con Robbie Williams a un tributo accorato per Cranio Randagio.

Un anno dopo il loro abbandono volontario di X Factor, Daiana e Luca sono tornati a parlare con la musica, per raccontare la loro storia d'amore e le loro cicatrici. Quelle lasciate, su Daiana, dalla difficile esperienza tra i Testimoni di Geova che non le permettevano di spiccare il volo, quelle che Luca ha dovuto curare nei primi 18 mesi in cui non ha potuto stare insieme alla donna che ama. Sono tornati a parlare di X Factor, definendolo «la morte della musica» e accusandolo di riassumere in un minuto e quaranta le storie dei concorrenti «per poi venire mangiati e sputati e ritrovarsi in qualche centro commerciale». Parole contenute in un post pubblicato in maggio sulla loro pagina Facebook, e poi cancellato, «perché abbiamo deciso insieme di non pensare più al passato e di continuare a parlare soltanto con la musica». Eppure Daiana non ha remore a parlare del passato, mischiandolo al presente. E di quel passato non rinnega ciò che di buono hanno guadagnato prima di tornare in strada.

DOMANDA: Dal blues di Luca e l'R&B di Daiana alle sonorità decisamente più rock di questo disco. Come riassumereste il vostro percorso artistico?
DAIANA:
Quando ci siamo conosciuti venivamo da questi due percorsi un po' diversi. Poi abbiamo iniziato a suonare insieme e scrivere cose nostre ed è stato abbastanza naturale raggiungere il nostro obiettivo comune quello di unire la primordialità dei nostri generi ai sentimenti, quelli veri. Questo genere electro-pop alternative è nato così.

D: Che cosa vi ha influenzato nella costruzione della vostra identità musicale?
R:
Sicuramente Jeff Buckley, è sempre stato il nostro mito comune.

D. Dal suonare con le band siete passati all'essere un duo, con Luca che suona allo stesso tempo chitarra e percussioni. Non è più faticoso così?
R.
A livello logistico è molto più facile mettere d'accordo solo due teste. A livello di sound è un percorso che ci abbiamo messo un po' a fare. All'inizio vivevamo questa formazione in duo un po' come uno svantaggio, pensavamo non ci permettesse di avere più sfaccettature ritmiche non avendo un basso e una batteria. Ma quando abbiamo iniziato a suonare per strada, soprattutto a Berlino abbiamo capito che quella che vedevamo come una debolezza era un punto di forza.

D: Ecco, la strada. Come ha influenzato il vostro stile?
R:
In strada devi essere essenziale, devi cercare di riassumere il più possibile il tuo messaggio. Ora abbiamo raggiunto questa capacità minimal.

D: Vi siete sempre definiti buskers, vi sentite ancora artisti di strada?
R:
Sì. È una cosa meravigliosa, un ambiente incredibile in cui cresci tantissimo. Non lo vediamo come una cosa da abbandonare, ma un punto di vista privilegiato.

D. La strada è presente anche nel vostro album, fin dal titolo, Streetherapy. Cosa significa?
R.
È un po' il fulcro dell'album. Suonare per strada è una terapia, un vero e proprio yoga, ti guarisce. Anche il tour lo inizieremo dalla strada, da dove è cominciato tutto.

D: In quali città suonerete?
R:
Ci piace partire dalla nostra prima città: Roma, piazza del Popolo. Poi Milano, Bologna, Torino, Napoli. Il calendario è ancora in costruzione.

D: Molti suonano per strada perché è l'unico palco che trovano, per voi – che già suonavate nei locali - è stata in qualche modo una scelta. Perché l'avete fatta?
R:
Ci è sempre piaciuto tantissimo il fatto che potesse essere accessibile a tutti, senza pagare un biglietto, entrare nella vita delle persone in maniera fortuita. Gli incontri più belli li abbiamo fatti con gente che si imbatteva in noi per caso. Abbiamo iniziato a Roma, andava molto bene, poi abbiamo iniziato a scrivere in inglese e siamo andati a Berlino. Consiglierei l'esperienza a tutti i musicisti sulla terra.

D: Di recente siete tornati a suonare per strada a Berlino. Che effetto vi ha fatto?
R:
È stato come rivedere i propri genitori dopo un sacco di anni. Eravamo molto emozionati e non vedevamo l'ora. Appena abbiamo iniziato a fare il sound check siamo stati inondati da un calore fortissimo. Quello è il nostro posto e ci mancava tantissimo. Avevamo bisogno di farlo, volevamo portare le nuove canzoni in strada.

D: Tre vostri brani sono stati inseriti nella colonna sonora del film Terapia di coppia per amanti. Che effetto vi ha fatto vedervi e sentirvi al cinema?
R:
Un bell'effetto. Quando abbiamo visto la prima volta il film è stata veramente una botta al cuore. Non ci saremmo mai immaginati di regalare dei brani a un film.

D: Nel film recitate anche. Che esperienza è stata?
R:
È stato bello anche perché il regista è una persona incredibile, abbiamo conosciuto bene Pietro Sermonti e siamo diventati amici. Le dinamiche per la nostra partecipazione anche come attori sono state magiche. Tutto ciò che ne è nato è stato molto bello, speriamo di rifarlo un'altra volta.

D: Il disco parla di amore, di amore bello e sofferto, ma i titoli di alcune tracce sembrano poter raccontare anche qualcos'altro di voi. Le mille cicatrici di Thousand Scars, per esempio, sono anche quelle della tua vita familiare?
R:
No, Thousand Scars è nata dopo aver letto la sceneggiatura di Terapia di coppia per amanti. Io e Luca quando ci siamo conosciuti abbiamo avuto un momento molto difficile, per un anno e mezzo non abbiamo potuto stare insieme per tante vicissitudini diverse e la canzone parla di quel lasso di tempo. Però sì, nell'album ci sono anche temi riguardanti il mio passato. È la nostra storia, non potrebbe essere diversamente.

D: Una delle tracce si chiama Human Toy. Parla di bullismo e prevaricazione. Vi siete mai sentiti dei giocattoli umani?
R:
Io non mi ci sono mai voluta sentire, anche se molte persone hanno provato a farmici sentire, ma ho sempre pensato che mi sarebbe sempre piaciuto essere la voce dei più deboli della società. Devo dire che in questi anni ne ho ascoltate veramente di tutti i colori, soprattutto all'interno del contesto religioso da cui venivo io. Il fatto di far soccombere i più deboli è un argomento che mi colpisce. Vorrei che chi ascolta la canzone trovasse la forza per non permettere a nessuno di metterlo in una condizione del genere.

D: Avete lasciato X Factor perché non vi ritrovavate in un meccanismo che vi sballottava dall'euforia alla tristezza nel giro di pochi minuti. Nemmeno lì vi siete mai sentiti come dei giocattoli umani?
R:
No, perché la nostra uscita di scena ci ha permesso proprio di non entrare in quel meccanismo. Diciamo che nella sfortuna abbiamo avuto un'uscita privilegiata. A livello caratteriale non ci sentivamo di appartenere a quel mondo. Non c'è nessuna dietrologia, nessun rammarico, nessuna denuncia. Semplicemente non riconoscevamo quel mondo come nostro.

D: Siete rimasti in contatto con qualche concorrente della vostra edizione?
R:
Sì, con Andrea Biagioni, Eva Pevarello, Gaia, Fem, Loomy.

D: E i giudici li sentite ancora?
R:
Sentiamo Arisa e Manuel, ma quello con cui è rimasto il rapporto migliore è stato il nostro, Alvaro Soler.

D: Con lui il feeling si è instaurato da subito.
R:
Sì, condividiamo il contesto di Berlino e ci siamo sempre sentiti compresi. Gli vogliamo molto bene. I contatti e i rapporti umani sono la cosa più bella che ci ha portato X Factor.

D: Più volte, nelle interviste, avete comunque messo in evidenza come per voi si sia trattato di un'opportunità importante, poi, a maggio, un post molto critico è apparso sulla vostra pagina Facebook per essere cancellato. Cosa pensate della trasmissione?
R:
Quello che pensiamo è che comunque per un sacco di persone può essere un'esperienza molto positiva. Per noi non lo è stata, ma questo non significa che sia una cosa su cui sputare sopra. Quello che fa X Factor è palese agli occhi di tutti, non è una critica che solleviamo noi perché ci sentiamo migliori. È un programma fine a se stesso dove prevale il lato televisivo a discapito di quello musicale. Ogni edizione abbandona i concorrenti che hanno gareggiato per ricaricare il montepremi per l'anno dopo. Comunque è un programma televisivo ed è normale che si pensi a portare avanti il lato televisivo.

D: Lo guarderete quest'anno?
R:
No, non abbiamo visto nulla al momento. Non abbiamo la televisione a casa.

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