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Pechino Express

2 Novembre Nov 2017 1913 02 novembre 2017

Pechino Express, Rocco Giusti: «Così mi sono messo a nudo»

L'attore, in coppia con Francesco Arca nel team dei Maschi, racconta la propria esperienza all'adventure game condotto da Costantino Della Gherardesca.

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Giusti Arca

Nella telenovela Centovetrine era il tormentato Ascanio Molteni. Bello e dall’aria maledetta. Trentadue anni, fisico scolpito dalle arti marziali, Rocco Giusti nell’adventure game Pechino Express, in onda ogni mercoledì su Rai2, non poteva che far parte della squadra dei ‘Maschi’. A fargli da spalla durante il viaggio-avventura tra Filippine, Taiwan e Giappone c’era un altro toscano doc, dall’aspetto altrettanto aitante: l’ex tronista di Uomini e Donne Francesco Arca. Ma l’apparenza, si sa, a volte inganna. E quella che per forza e aspetto fisico sarebbe potuta essere la coppia vincente, in realtà è parsa molto più interessata al gioco che all’esperienza. Risultato? La busta nera degli eliminati a un passo da Tokyo. Ma l’attore non sembra averla presa poi tanto male.

DOMANDA: Siete arrivati alle falde del monte Fuji. Quanto brucia l'eliminazione?
RISPOSTA:
Non più di tanto, perché comunque eravamo l’unica coppia che non ha mai conquistato neanche una stella e quindi è stato giusto che poi alla fine venissimo eliminati.

D: Belli ma soprattutto buoni. Forse è mancato un pizzico di spirito di competizione in più?
R: Se avessimo fatto delle prove fisiche le avremmo vinte tutte. Fare autostop non è facile per due uomini che si presentano stanchi, barbuti, con la voce grave. Insomma è sicuramente più semplice per una donna trovare un passaggio. Lo spirito competitivo c’era, ma non è bastato.

D: Qualcuno sui social vi ha ribattezzato 'i disagiati' per una serie di disavventure di cui siete stati vittime nelle prime puntate. Dannati ma sfigati?
R: Non so se possiamo parlare di sfiga, piuttosto la chiamerei sfortuna. Potevamo fare di più, però ci siamo goduti anche il viaggio. Così come il gioco e i paesaggi, i posti e i luoghi che ho assaporato. Se questo era il prezzo da pagare per essere stati meno agguerriti, siamo contenti così.

D: Quanto conta per te la fortuna nella vita?
R: Molto. Non è tutto però: la fortuna te la devi anche creare. Credo che nella vita bisogna sempre essere attivi e impegnarsi per scoprire nuove occasioni e raggiungere i propri obiettivi. Poi, se c’è fortuna, meglio ancora.

D: E nella carriera è più importante essere bravi o fortunati?
R: Entrambe le cose nella giusta misura. I fortunati e basta, senza lavoro e senza studio, non arrivano molto lontano. Prima o poi si vede. Quelli che si impegnano e che hanno anche fortuna sono fuoriclasse.

D: Pechino Express rappresentava per te un ulteriore trampolino. Credi sia valsa la pena partecipare?
R: È un’esperienza che penso non mi ricapiterà più nella mia vita. Pechino Express è tutto: è un gioco, un viaggio, un arricchimento interiore.

D: Quale posto ti ha colpito di più durante l’avventura?
R:
Il monte Fuji è imbarazzante per quanto è bello.

D: Da 1 a 10 che voto daresti ad Arca come compagno di gioco?
R: Non potrei che dargli un 10. Mi sono trovato veramente bene. Siamo sempre andati d’accordo, ci conosciamo dai tempi delle Tre rose di Eva. Non potevo chiedere di meglio. Oltre ad essere divertente, Francesco è anche una persona molto intelligente e di buon senso, che capisce le situazioni e sa quando è il momento di scherzare e quando invece bisogna fare i seri. Ha tempismo, che è tutto nella vita.

D: Che rapporto vi lega nella vita di tutti i giorni?
R:
Non ci frequentiamo tutti i giorni perché io vivo a Livorno e a lui a Roma, ma capitano dei fine settimana in cui ci ritroviamo anche con altri colleghi attori e stiamo insieme molto volentieri.

D: A questo punto della gara per quale coppia fai il tifo?
R: Non faccio il tifo per nessuno, facevo il tifo per i maschi e basta.

D: Quali sono i limiti che ti ha aiutato a superare questa avventura?
R: Il reality è un contesto in cui metti a nudo te stesso davanti a tutti gli italiani. Non è facile. Ci sono persone che lo trovano semplice, altri più introversi, come me, per i quali è più difficile. Fare l’attore è un’altra cosa, lì invece sei te stesso. Al di là di quello che si possa credere, molti attori sono timidi e c’è una grossa differenza tra questi e i personaggi televisivi. Ma tutto sommato penso di essermela cavata abbastanza bene.

D: Nell’ultima puntata avete affrontato una storia a metà tra una partita di calcio e una puntata di Takeshi's Castle. Tu e Arca (in squadre diverse) avete segnato più gol di tutti. Hai per caso un passato da calciatore?
R:
Ho iniziato a fare sport con le arti marziali. Ho giocato un po’ a calcio da ragazzino fino a quindici anni. Sono anche arrivato tra gli allievi juniores dell’Armando Pecchi di Livorno.

D: Squadra preferita?
R:
Non sono un grande tifoso, però la mia famiglia è interista. Mio padre è un interista sfegato.

D: Progetti futuri?
R:
A breve sarò proprio con Francesco Arca in una fiction che andrà in onda su Canale Cinque ambientata nei primi del Novecento che si chiama Sacrificio d’amore, con un bel cast. Credo sarà un bel prodotto.

D: Al cinema invece hai mai pensato?
R:
Magari, ci penso.

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