2 Novembre Nov 2017 1036 02 novembre 2017

Lucca Comics & Games 2017, Licia Troisi: «Mi sento a casa»

La regina del fantasy italiano è uno degli ospiti più attesi della manifestazione che ogni anno attira centinaia di migliaia di visitatori. E proprio là presenterà il suo ultimo libro: Il fuoco di Acrab.

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Licia Troisi

«Ovunque si vada ciò che ci attende è sempre un campo di battaglia». Parola di Berserk, il guerriero protagonista del manga omonimo che Licia Troisi cita in calce a ogni sua mail. E il prossimo campo di battaglia che aspetta la scrittrice è quello del Lucca Comics & Games 2017, che lei ben conosce e frequenta da anni, da protagonista assoluta, in mezzo a schiere di cosplayer che, con i loro spadoni e armature coloratissime, sono probabilmente tra i popoli più pacifici delle tante manifestazioni di massa che si svolgono in Italia.
E manifestazione di massa, il Lucca Comics & Games lo è per davvero: nel 2016 ha contato 271 mila visitatori paganti, un record toccato dopo una crescita prima costante, poi sempre più vertiginosa. La svolta è arrivata intorno alla metà degli Anni 2000, alimentata anche (ma non solo) dal grande successo del fantasy di quegli anni, proprio nello stesso periodo in cui Licia Troisi arrivava sugli scaffali delle librerie con le sue Cronache del Mondo Emerso. Correva l'anno 2004; 13 anni dopo, sono ben 26 (se abbiamo contato bene) i titoli pubblicati dalla scrittrice, tra cui un volume di divulgazione scientifica (Dove va a finire il cielo). E, in tanto tempo, Licia Troisi è diventata un punto di riferimento: nel 2015, un sondaggio l'ha classificata al secondo posto tra le donne a cui si ispirano le adolescenti italiane, seconda solo all'astronauta Samantha Cristoforetti.
Anche per questi motivi, Licia Troisi è uno degli ospiti più attesi del Lucca Comics & Games 2017. Un sentimento che la scrittrice ricambia, come ha raccontato a LetteraDonna: «È di gran lunga l’appuntamento più importante dell’anno, per me».

DOMANDA: Qual è il tuo legame con Lucca Comics & Games?
RISPOSTA:
È il posto in cui mi sento davvero a casa, circondata da gente che condivide le mie stesse passioni. Di ricordi ce ne sono tanti, ma due spiccano su tutti gli altri: la volta in cui abbiamo proiettato pubblicamente il mediometraggio che Elia Rosa e Erica Andreose hanno realizzato ispirandosi alle Cronache del Mondo Emerso, e l’anno scorso, quando ho messo l’impronta delle mie mani nella Walk of Fame di Lucca Comics & Games.

D: È da poco uscito in libreria il tuo nuovo romanzo, Il fuoco di Acrab. Anche stavolta, la protagonista è una ragazza. Che cosa hai trovato in lei rispetto alle eroine precedenti?
R:
Il fulcro centrale di tutto il racconto è una relazione di interdipendenza malata. Volevo raccontare cosa succede quando il centro di senso della nostra esistenza gira tutto attorno a un’unica persona, e come reagiamo quando ogni nostra certezza su di lei crolla. Questa è stata la molla che mi ha indotta a scrivere la storia. Per quanto riguarda Myra, credo sia un personaggio più risolto e adulto rispetto agli altri che ho raccontato, almeno all’inizio della storia: sa chi è e ha trovato il proprio posto nel mondo. Poi però tutto crolla, ed è costretta a costruirsi da capo, su nuove basi.

D: Intorno alla metà degli Anni 2000, quando hai esordito, le eroine donne non andavano ancora di moda, specie nel fantasy. Al di là del successo di vendite, ti ricordi qualche pregiudizio particolare all’epoca?
R:
Il pregiudizio più importante non riguardava tanto il sesso, quanto la nazionalità. Era tutto un fiorire di: «Non leggo gli italiani perché non sanno scrivere fantasy». Devo dire che questa cosa ancora non è stata del tutto superata. Invece, il fatto che ci fosse una protagonista femminile credo fu apprezzata dal pubblico, era una novità - anche se non assoluta, ovviamente, altri prima di me l’avevano fatto - per il genere.

D: Se torniamo indietro di una decina d'anni, mi ricordo delle critiche, anche pesanti, che aggredivano più la tua persona che il tuo lavoro. Si può dire che tu sia stata una delle prime persone colpite da quelli che oggi vengono chiamati haters? Come hai gestito la situazione?
R:
Beh, un po’ sì, anche se il fenomeno è peggiorato con gli anni, e tutto sommato a me è andata molto bene. All’inizio è stata dura: ero giovane, non immaginavo che scrivere un libro potesse esporre anche ad atteggiamenti così aggressivi. Per un bel po’ ci sono rimasta molto male, poi ho semplicemente smesso di rispondere, perché ho capito che non c’era proprio margine per il confronto. Ricordo che una ragazza mi scrisse una lettera aperta sul suo blog, e, quando io le risposi sul mio, si inalberò e mi chiese di cancellare il post. Lì capii che contestare le critiche non aveva alcun senso. Da allora, giudico il mio lavoro dal contatto diretto coi lettori, che mi sembra una cosa assai più vera di qualsiasi accusa, o persino complimento, lanciato sul web.

D: A proposito di femminismo. Sicuramente conosci le Storie della buonanotte per bambine ribelli. Molti hanno criticato il libro per aver incluso nelle sue pagine personaggi come Margaret Thatcher o aver trattato con troppa leggerezza temi come la depressione. Che cosa ne pensi?
R:
Secondo me è un libro che è stato travisato negli intenti. Ci lamentiamo sempre che i modelli femminili presentati dai media sono la madonna con bambino e la femmina di malaffare, che le donne che hanno fatto qualcosa di importante in altri campi sono misconosciute, e una volta che un libro cerca di farle conoscere ci scagliamo contro di esso. Perché, secondo me, le Storie della buonanotte non sono altro che questo: il tentativo di far capire ai bambini che possono fare quello che vogliono, indipendentemente dal genere. Certo che ci sono stati prima, e ci saranno dopo, libri per l’infanzia con protagoniste femmine forti, certo, molte cose sono state semplificate, ma secondo me tutto va visto nell’ottica dello scopo che le autrici si erano prefisse. Magari ho trovato solo un po’ fuorviante e 'furbo' il titolo, ma tutto qua. La polemica mi è sembrata nel complesso gratuita e anche un po’ dannosa per la causa del femminismo.

D: Non hai l'impressione che alcune opere di narrativa vengano accusate di sessismo a sproposito? Mi viene in mente Blade Runner 2049, dove l'oppressione dei personaggi femminili è connaturata all'ambientazione distopica. Inoltre, esigere a tutti i costi che qualsiasi opera narrativa affronti determinati temi, non finisce per far male alla narrazione stessa?
R:
Innanzitutto, un autore ha un unico 'obbligo', se così vogliamo chiamarlo: fornire al lettore l’opera migliore che è in grado di produrre. Non è tenuto a trattare tematiche sociali, non è tenuto a scrivere ciò che il lettore vuole. Un autore deve essere libero, altrimenti siamo di fronte alla catena di montaggio, e non alla scrittura di un libro. Per quel che riguarda il femminismo, c’è il rischio che diventi una moda priva di contenuti, sì. Non mi pare che la cosa si sia ancora realizzata, ma certo c’è un tentativo di banalizzarne i temi, in qualche modo di normalizzarlo. Però secondo me è un problema del tutto marginale, rispetto alla vastità degli ambiti nei quali le donne ancora non sono libere di esprimere se stesse. Insomma, è un problema, certo, ma io me lo porrei in seconda battuta.

D: Da autrice, donna e mamma, senti responsabilità del genere quando lavori su una storia? Ti chiedi come potrebbe essere recepito quello che scrivi e che influenza potrebbe avere sul tuo pubblico?
R:
Lo confesso: no. Scrivo quel che sento, infondendo nelle mie storie inesorabilmente la mia visione del mondo e delle cose, ma senza la pretesa di catechizzare nessuno. Voglio solo aprire una discussione, spero che le mie storie stimolino interrogativi, più che infondere nuove certezze. Poi, certo, mi domando cosa le persone possano pensare di quel che scrivo, ma ho sempre creduto che essere onesta, con me stessa e col lettore, fosse il modo migliore di raccontare una storia. Poi, ognuno ci vede dentro quel che vuole, in base ai propri gusti e al proprio vissuto.

D: Nella tua carriera hai conosciuto due ambienti: quello letterario e quello scientifico-accademico. Hai mai provato episodi di sessismo sulla tua pelle?
R:
Per fortuna niente di eclatante. Mi è capitato solo una volta un collega scrittore che, durante un convegno, poco prima che io mi alzassi per parlare, mi ha detto: «Dimmi che ti spogli così si scalda l’atmosfera». Voleva essere una battuta, ma l’ho trovata decisamente infelice e fuori luogo. Il fatto che lui fosse pure decisamente più anziano di me, in termini di professionalità e di età anagrafica, me l’ha resa ancora più inopportuna. Comunque, era solo un’uscita infelice, ed è stato l’unico episodio in cui qualcuno è stato inopportuno circa il mio genere.

D: Ci sveli che cos'hai in cantiere dopo la saga del Dominio?
R:
È un po’ presto per i progetti futuri. Ora, tutto il mio orizzonte è occupato dal Dominio e dalla conclusione della saga di Pandora. Questo non vuol dire che non abbia iniziato a pensare ad altro, e qualche idea mi è venuta, ma è davvero troppo presto.

D: Ti va di consigliare tre libri alle nostre lettrici?
R:
Partirei con Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, che è uno dei libri più belli che abbia letto quest’anno, e non solo per la tematica, ma anche per la scrittura, che ho trovato davvero evocativa e preziosa. Poi andrei con Corruzione, di Don Wislow, che davvero costruisce un’epica contemporanea, drammatica e inesorabile come una tragedia greca, e al tempo stesso appassionante e leggibile come la miglior letteratura moderna. Infine, una mia particolare fissazione, un autore che amo moltissimo: Jonathan Stroud. Suggerisco il primo libro della serie di Lockwood & co., La Scala Urlante. È una serie fantasy che nel Regno Unito si è appena conclusa, e di cui, in Italia, sono fin qui stati pubblicati i primi due libri. Io la trovo straordinaria, sia per scrittura, che per capacità di raccontare storie e personaggi memorabili. E poi ci si diverte tantissimo.

D: Per concludere. Perché il nostro mondo ha bisogno di storie?
R:
Perché è il modo migliore per aprirci la mente e insegnarci l’arte dell’empatia. Ce lo conferma persino la neurobiologia: quando leggiamo una storia, si attivano gli stessi circuiti neurali che entrerebbero in funzione se quel che stiamo leggendo lo vivessimo davvero. E abbiamo un bisogno infinito di empatia; nessuno vuole più mettersi nei panni degli altri, siamo tutti chiusi sul nostro giardino. Ma ormai, il nostro giardino è il mondo intero, e dobbiamo imparare ad andare oltre i confini se vogliamo sopravvivere.

Sono ben sei gli appuntamenti che vedono Licia Troisi protagonista al Lucca Comics & Games 2017: il 2 novembre alle ore 17.00, presso la Caffetteria Palazzo Ducale, per presentare il fumetto Il Segreto di Babbage; il 3 novembre alle ore 13.00 presso Mostre Palazzo Ducale per una sessione di firma copie; il 4 novembre alle ore 16.00 presso la Sala Show San Francesco per la presentazione de Il Fuoco di Acrab; il 5 novembre alle ore 10.00 presso il Teatro del Giglio per la tavola rotonda Dove andrà a finire il fantasy?, alle 11.00 presso Mostre Palazzo Ducale per un altro firma copie e alle 16.00 presso il Teatro del Giglio per la tavola rotonda A spasso tra le stelle.

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