2 Novembre Nov 2017 1827 02 novembre 2017

Festa del Cinema, Vanessa Redgrave racconta i profughi con Sea Sorrow

L'attrice premio Oscar per la prima volta alla regia. Il documentario Sea Sorrow punta il dito contro i governi: «La loro politica è quella di lasciar che le barche affondino».

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Vanessa Redgrave Sea Sorrow

Il bambino siriano trovato morto due anni fa sulla spiaggia di Bodrum potresti essere tu. Tu, che leggi questo articolo. Ma anche noi che lo pubblichiamo. Potrebbe essere chiunque. Hopeless. Per molti governi è così che vengono considerati i profughi: senza speranza. E se ad alcuni può sembrare qualcosa di molto lontano rispetto alla propria vita quotidiana, è solo un’ilusione. Perché il trattamento che i governi riservano a chi fugge da guerre e combattimenti, non è tanto diverso da quello riservato a noi. Questo è il messaggio di Vanessa Redgrave. Questo è il suo documentario: Sea Sorrow, titolo tratto dal passaggio shakespeariano dell’opera teatrale La Tempesta, in cui Prospero evoca alla figlia il ricordo della loro disperata sopravvivenza in mare.

I GOVERNI AFFONDANO I PROFUGHI

La voce trema. Le mani anche. Ottant’anni non sono pochi. Ma la denuncia dell’attrice londinese, premio Oscar per il film Giulia del 1978, è forte. Coraggiosa. Nella dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Vanessa Redgrave punta il dito contro i governi di tutto il mondo. Senza giri di parole. «La loro politica è di non farli arrivare da noi. La loro politica è quella di lasciar che i profughi affondino». La sua lotta in questo campo è totale. Non a caso sostiene un’Ong chiamata Safe Passage, “passaggio sicuro”. Una lotta raccontata durante una conferenza stampa diversa da tutte le altre che si sono tenute finora nella capitale. A cominciare dal suo ingresso sul palco.

«SIAMO IN RITARDO: È COLPA MIA»

«Chiedo scusa, siamo in ritardo ma è colpa mia». Tossisce. Chiede dell’acqua e lo fa in italiano. Parla la nostra lingua in modo eccellente. Fu Michelangelo Antonioni a lanciarla, nel film: Blow Up, era il 1966. La sua storia d’amore con Franco Nero ha fatto il resto, compreso il figlio Carlo, con cui divide la firma della regia di questo documentario. La tosse passa in fretta e lei, che indossa scarpe All Stars e giacca a pois bianco e nero con i capelli raccolti, posa il bicchiere e parte come un treno, schivando agevolmente la prima domanda. Perché ciò che le sta a cuore non è se stessa. Quello che doveva dimostrare recitando lo ha già fatto, vincendo un Oscar come attrice non protagonista e due Golden Globe. Oggi quello che conta è il messaggio che si porta dietro.

DOMANDA: Vanessa, com’è stato esordire in regia all’età di 80 anni?
RISPOSTA:
Abbiamo lavorato ventiquattrore su ventiquattro per i profughi. Tutti. Noi, gli attori, i macchinisti. I tecnici delle luci. La verità è che ognuno di noi è in pericolo. Stiamo vivendo in un tempo molto pericoloso per la democrazia. E questa cosa è dimostrata dal fatto che i nostri governi, quelli dell’Italia e dell’Inghilterra ma non solo loro, non vogliono prestare il loro aiuto come prevede la legge dal 1951 (Convenzione di Ginevra NdR). E cioè che bisogna dare protezione ai profughi. Ecco perché dobbiamo ringraziare la fotografia di Alan Kurdi, il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum.

D: Perché?
R:
Lo hanno trovato senza vita proprio lì, dove i ricchi vanno ogni giorno con i loro yacht. Quella fotografia ha sconvolto tutti in modo violento. I giornali e le persone hanno iniziato a parlarne. Ad Alan e alla sua famiglia non hanno voluto vendere i biglietti per attraversare quattro chilometri di mare, quelli che ci sono tra Bodrum e l’isola greca di Kos. Le autorità turche e canadesi hanno negato loro la richiesta di espatrio come rifugiati. Nessuno ha voluto assicurare loro una vita migliore. La storia di Alan è l’esempio più orrendo dell’inumanità dei nostri governi.

D: Lei attribuisce gran parte della responsabilità di questa situazione alla politica.
R:
Dovrebbe essere un gesto di umanità, qualcosa di naturale. E invece tendere la mano a chi ne ha bisogno è diventato innanzitutto un atto politico. Non sto dicendo che tutti i politici siano disonesti. I politici onesti esistono. E non parlo del modo in cui spendono i soldi pubblici, ma di onestà civile. L’esempio è Angela Merkel. Una donna di forte responsabilità e onestà. Ha avuto la forza di dire sì a un milione di profughi da accogliere in Germania. Oggi ha avuto l’onestà di dire: non possiamo più farlo, anche se io lo farei lo stesso, rispettando i diritti e la legge. Questo significa onestà.

D: Lei ha detto: siamo tutti in pericolo. Non solo i profughi. In che senso?
R:
Basta guardarsi attorno. Cosa peraltro che fanno sempre meno persone, tutte con la testa sui loro cellulari. L’assistenza sociale quasi non esiste più, stessa cosa vale per la sanità, anche l’educazione dei nostri figli e dei giovani sta peggiorando. I vecchi non vivono più bene nonostante abbiano pagato le tasse per tutta la vita. Tante gente è stata trattata malissimo dai loro governi e oggi non sanno più come andare avanti. Ad Atene ci sono famiglie costrette a vendere i propri figli perché altrimenti non sopravvivono. Sto raccontando la storia del mio paese, ma anche del vostro.

D: C’è chi dice che in realtà c’è solo tanta ipocrisia. L’importante è che quello che accade ai profughi non accada a noi.
R:
Io non sono d’accordo. L’attore Benedict Cumberbacht, un paio di anni fa, in occasione del suo Amleto a teatro, ha denunciato sul palco il comportamento del governo britannico, lanciando un appello per raccogliere soldi per i profughi. Sono state donate più di 15mila sterline. Che non ce ne frega niente non sono d’accordo. Che si possa e debba fare di più invece sì.

D: In questo documentario ha coinvolto alcuni attori come Emma Thompson e Ralph Fiennes, che nel finale recitano il passaggio dell’opera che dà il titolo al film.
R:
Sea Sorrow racconta innanzitutto la vita dei volontari che sacrificano se stessi, mettendosi a disposizione degli altri di chi ha più bisogno. E le storie terribili che hanno dovuto affrontare i più vulnerabili, i bambini di 8 anni costretti a prostituirsi, le famiglie nei campi dei rifugiati. Tutte storie documentate che dimostrano una cosa: chiunque, anche un capo di stato potrebbe essere un profugo. Ad esempio Nelson Mandela è stato in carcere per tanti anni. Martin Luther King, il leader del suo popolo, è stato ucciso. Chiunque potrebbe essere quel bambino. Anche tu. Ecco cosa ci ha spinto a realizzare questo film. Poi ho voluto invitare amici e colleghi per sensibilizzare sull’argomento e Shakespeare mi è servito a dare un’impronta culturale, ma il messaggio di quell'opera non è tanto diverso dal nostro.

D: In Italia il Parlamento è diviso sullo Ius Soli, il diritto di cittadinanza incondizionato per tutte le persone nate nel Paese. Lei cosa ne pensa?
R:
Dovrei dare una lezione sulla legge internazionale e non è questa la sede. Anzi, credo di non essere io la persona più adatta a tenere una lezione su questo argomento. Ma se andate nelle biblioteche in Italia, lì c’è tutto quello che serve sapere. Ce ne sono ancora qui da voi? Perché in Inghilterra stanno chiudendo tutte.

D: Ne abbiamo, ne abbiamo.
R:
Siete sicuri? Non stanno chiudendo come da noi? Bene. Questo significa che la nostra economia è molto peggiore di quella in Italia. Sono contenta per voi.

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