30 Ottobre Ott 2017 1244 30 ottobre 2017

Dacia Maraini e le sue tre donne: «Il femminismo non esiste più»

La scrittrice ci racconta il suo nuovo libro, che definisce «una testimonianza». E ci racconta perché non bastano pochi anni di attivismo per cambiare la forma del potere che opprime il sesso femminile.

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Dacia Maraini

Scrittrice, drammaturga, poetessa. A 80 anni e con alle spalle una carriera costellata di successi, Dacia Maraini continua a indagare la condizione della donna moderna attraverso la sua scrittura. La sua ultima fatica è uscita nelle librerie il 26 ottobre. Nel nuovo romanzo, Tre donne. Una storia d’amore e disamore (Feltrinelli, pp. 207, 18 euro), l’autrice racconta l’amore in tutte le età della vita attraverso le figure di tre protagoniste emancipate, complesse e molto diverse tra loro. Solo pochi giorni prima, Maraini aveva festeggiato il milione di copie vendute in Italia del romanzo La lunga vita di Marianna Ucrìa, già vincitore del Premio Campiello nel 1990.

In Tre donne, Gesuina, Maria e Lori sono una nonna, una madre e una figlia forzate dalle circostanze a convivere in una casa stregata dall’assenza prolungata di un uomo. Gesuina, più di sessant’anni e un’instancabile curiosità per il gioco dell’amore, è aperta e in ascolto del mondo; sua figlia Maria, invece, è una traduttrice e sognatrice che vorrebbe fuggire la realtà; la sedicenne Lori, adolescente ribelle, è alle prese con le prime vicende di cuore. Il già fragile equilibrio che regola la quotidianità di queste tre generazioni viene stravolto dall’arrivo di un uomo affascinante che irrompe nelle loro vite.

In occasione dell’uscita del romanzo, LetteraDonna ha intervistato Dacia Maraini e le ha chiesto qualche anticipazione sul libro e una riflessione sul ruolo della donna nella letteratura e società di oggi.

DOMANDA: Il suo nuovo libro dà voce all’amore dalla prospettiva di tre donne appartenenti a generazioni diverse. Che cosa può offrire ognuna di loro?
RISPOSTA:
Ciascuna di loro può offrire la sua esperienza. I caratteri delle tre donne si modificheranno quando esploderà il caso del tradimento.

D: Nel libro vengono riconosciuti alla nonna desideri e sentimenti che di solito vengono attribuiti solo alle donne più giovani. L’amore nella terza età è ancora un tema tabù?
R:
Gesuina ha solo sessant'anni. Perché una donna di quell’età, per quanto nonna, non può provare desideri erotici? Comunque, direi proprio di sì: il desiderio in una donna anziana viene visto come qualcosa di improprio e anche di disdicevole. A meno che non sia dentro un rapporto già consolidato da anni.

D: L’arrivo di un uomo rompe l’equilibrio, causa una tempesta, in questa piccola comunità femminile.
R:
Non è l’arrivo di un uomo che crea disturbo, ma il tradimento di quell’uomo che sembra tanto innamorato.

D: Lei ha raccontato le storie di moltissime donne nei suoi libri. Pensa che la voce femminile manchi o non sia sufficientemente rappresentata nella letteratura?
R:
Ormai ci sono moltissime donne che scrivono e sono anche molto lette. Ma bisogna considerare, e lo dicono tutte le statistiche, che le donne leggono più degli uomini. Solo che, quando si passa dal mercato ai luoghi dove si stabiliscono i valori e i modelli per le prossime generazioni, improvvisamente le donne scompaiono. In tutti i campi è difficilissimo che una donna porti con sé il prestigio della sua professione. Deve faticare tanto per farsi prendere sul serio e, quando muore, ci si dimentica immediatamente di lei.

D: C’è chi l’ha definito un libro femminista. È così?
R:
Non so cosa si intenda con la parola femminismo, che per me è legata a una ideologia ormai scomparsa. Semmai lo chiamerei un libro che esprime il punto di vista delle donne.

D: A chi si rivolge con questo nuovo libro? Con quale messaggio?
R:
Si rivolge a chi vorrà leggerlo. Non discrimino fra i miei lettori. Ho degli ottimi lettori uomini e delle grandi lettrici donne. Mi rivolgo a chi ama leggere. Messaggi non ne ho. Il libro per me è una testimonianza.

D: In queste settimane si sta parlando molto del caso Weinstein e della denuncia di alcune donne italiane, in primis Asia Argento. Cosa pensa del modo in cui l’argomento è stato trattato in Italia?
R:
Alcuni l’hanno trattato con rispetto e attenzione verso le vittime, altri l’hanno trattato come un pettegolezzo e ci hanno 'intinto il panuzzo', come si dice in Sicilia.

D: Asia Argento ha denunciato anche una cultura sessista, la nostra, che difende i carnefici e punta il dito contro le vittime. È d’accordo con lei?
R:
Sì. Ecco perché le donne in genere non denunciano, per non andare incontro a questo tipo di reazioni a dir poco razziste e misogine.

D: Il caso Weinstein getta luce sulla più grande questione del potere: chi lo detiene e chi è in posizione di abusarne. Ancora oggi sono quasi sempre solo gli uomini. Dal quel punto di vista pensa che le lotte femministe abbiano fallito?
R:
Il mondo non si cambia con un movimento che dura qualche anno, anche se fatto con entusiasmo e partecipazione. Ci sono migliaia di anni di storia dietro. E chi detiene il potere non è disposto a rinunciarvi. Comunque non parlerei di fallimento: basta pensare che tutte le leggi che sancivano l’inferiorità femminile sono state cambiate, dal diritto di famiglia, al delitto d’onore, alla parità di salario, ecc. Sulla carta siamo pari. Purtroppo è più facile cambiare una legge che una mentalità radicata nei secoli.

D: Pensa che la letteratura possa avere ancora un ruolo nell’emancipazione della donna nella società?
R:
Certo, come tutte le arti, quando aiutano a sensibilizzare la mentalità comune. È importante che le donne si esprimano in proprio, che facciano conoscere il proprio punto di vista.

D: Che cosa significa oggi «femminismo»? E perché questa parola fa così paura? Pensa che sia iniziata una nuova ondata femminista?
R:
La parola femminismo fa paura perché è stata demonizzata. Anche le ragazze giovani la detestano. Ma non sono le parole che contano. Importanti sono i fatti. Quando le donne si mettono insieme per costruire dei centri di assistenza per le donne picchiate, quando stabiliscono gruppi di studio sulla storia delle donne, quando si rimboccano le maniche e vanno ad aiutare le immigrate, fanno del femminismo, anche se ormai, come ho detto, la ideologia non c’è più. Ma c’è la prassi ed è quella che conta.

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