30 Ottobre Ott 2017 1315 30 ottobre 2017

Cecilia Zandalasini, dal basket in garage al titolo Wnba: «Amo Kobe Bryant»

Intervista alla cestista azzurra, campionessa nel campionato di pallacanestro Usa con Minnesota: «Tutto bellissimo, ma il bacon fritto la mattina...».

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Cecilia Zandalasini

Tutto è cominciato con un canestro nel garage. Cecilia Zandalasini sfidava al tiro suo fratello quando entrambi erano piccoli. «La gara era riuscire a fare centro, ma ammetto che ancora più difficile era evitare che la palla finisse nel giardino del vicino». Che si sa, in linea di massima, è sempre più verde. Se poi il vicino in questione sono gli Stati Uniti, dove si gioca la miglior pallacanestro del mondo, allora tanto vale provare a entrarci, in quel giardino. Ed è proprio quello che ha fatto Cecilia. Non le è andata tanto male. Nessun'altra italiana alla sua età era volata oltreoceano per giocare il campionato americano, prima d'ora. In questo caso sono state le Minnesota Lynx a chiamarla perché desse una mano nei playoff. Risultato: hanno vinto il titolo.

«VENI VIDI VICI»

Zanda come Catarina Pollini, 20 anni fa campionessa Usa con le Houston Comets. Eccola qui, la storia di Cecilia Zandalasini, dal canestro del garage al tetto del mondo a soli 21 anni (li ha compiuti il 16 marzo). Nata a Broni (Pavia), cestisticamente è cresciuta nel Geas di Sesto San Giovanni, con cui ha vinto tutto quello che c'era da vincere a livello giovanile. Infine la firma per Schio, e i primi scudetti, due, consecutivi. La ragazza ha talento, insomma, e si vede. A luglio ha giocato gli Europei, bene ma non benissimo per le azzurre, che si sono piazzate al settimo posto. Cecilia però è stata scelta nel miglior quintetto del torneo. Tanta roba. Anzi tantissima, mica per niente è arrivata la chiamata dagli States della Nba femminile (Wnba). Vedi, Vidi, Vici, direbbero i latini. E Zanda invece che dice? «Dico che adesso sono tornata a Schio, una società a cui devo tantissimo, e sono concentrata sul campionato e sull'Eurolega», confessa a LetteraDonna. «Vogliamo riprenderci lo scudetto, e poi con la Nazionale vogliamo qualificarci al prossimo campionato europeo. Gli stimoli non mancano».

Cecilia Zandalasini con la maglia di Minnesota. La cestista della Nazionale italiana ha vinto il titolo Wnba, il campionato di pallacanestro femminile Usa.

DOMANDA: Ma come, neanche un po' di vacanza? Tra Europei, America e serie A1, non ti sei mai fermata.
RISPOSTA:
Sono scelte che ho fatto consapevolmente, piano piano sto riprendendo il ritmo per adattarmi di nuovo al nostro basket e allo stile di vita italiano.

D: Oltreoceano è così tanto diverso? Partiamo dall'alimentazione: uova e bacon ogni mattina e bistecche grandi come il Titanic.
R:
Guarda, mi sono dovuta organizzare con la colazione a casa perché le mie compagne ci davano dentro di pancetta fritta già di prima mattina e io anche no. Per cui sì, sono abitudini molto diverse. Alcune mi piacciono e le ho fatte mie. Però sul cibo resto fedele ai nostri canoni. E quindi meglio il dolce a colazione, e poi... Viva la pasta!

D: Una cultura diversa anche a livello umano. Come cambia il modo di fare gruppo negli States rispetto a qui, in Italia?
R
: Posso parlare dell'esperienza che ho vissuto io. E devo dire che mi è andata bene, anzi: benissimo. Mi sono trovata bene a Minnesota. Così come d'altra parte mi è sempre capitato anche in Italia. Negli Stati Uniti ho avuto la fortuna di capitare in un gruppo fantastico, molto affiatato e disponibile nei confronti delle più giovani.

D: Disponibili nonostante i tuoi gruppi preferiti siano i The Giornalisti e Lo Stato Sociale?
R:
E questo che c'entra? Confermo che mi piace ascoltarli. D'altra parte la musica è uno dei modi più semplici e immediati per isolarmi dall'esterno e concentrarmi. Ma cos'hai contro di loro?

D: Massimo rispetto, ovviamente. Però in America, in fatto di musica, forse sono più esigenti. E se invece ti dico: «Non sono neanche le 7 e sono già in piedi, non ricordo cosa devo fare stamattina... ».
R:
Credo di sapere dove vuoi arrivare…

Ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone. Ora guarda dove sono. The dream is real.

D: Proprio lì, a quel post di fine agosto su Instagram che hai scritto nei tuoi primi giorni a Minneapolis. Raccontavi le tue impressioni...
R:
Me lo ricordo bene. Non mi capita spesso di scrivere post così lunghi sui social. Nè mi capita spesso di svegliarmi e non ricordarmi cosa devo fare la mattina! Ma erano giorni molto frenetici e avevo tante emozioni dentro. Ero in un altro Paese, da sola. In qualche modo bisogna sfogarsi, non solo attraverso il fisico, ma anche con la mente.

D: In Italia hai riabbracciato la tua famiglia e tuo fratello. Dovrai sdebitarti, in fondo è lui che ti ha messo il pallone in mano. Cosa gli regaliamo? Magari l'anello del titolo vinto negli Usa?
R:
A oggi, l'anello del titolo non ce l'ho ancora. Lo riceverò con le mie compagne di Minneapolis all'esordio in casa, nel prossimo campionato Wnba, quindi non prima della prossima estate. Ma non ho intenzione di regalarlo a nessuno, comunque. Chiaro?

D: D'accordo, non ti arrabbiare. Quand'eri piccola era lui a darti qualche consiglio. Adesso glieli dai tu?
R:
Ma no, il rapporto è sempre lo stesso, non è cambiato. E io non mi sento certo di dargli consigli, dopo tutte quelle partite giocate insieme (Andrea gioca nelle minors, tra serie B e serie C, ndr).

D: Però le bambine, alle elementari, di solito giocano a pallavolo. Perché tu no? Mai sentito parlare di Mila e Shiro?
R:
Non so che dire. Io da bambina avevo questa passione, e cioè il basket, me l'hanno trasmessa mio papà e mio fratello. Di quello che preferissero le mie coetanee mi interessava il giusto: io volevo giocare a pallacanestro.

Cecilia Zandalasini, la cestista dell'Italia campionessa Wnba con la maglia di Minnesota.

D: Da Broni sei passata a Sesto S.Giovanni: due ore di auto avanti e indietro per andare ad allenarti e rientrare a casa. Tanto tempo per pensare. A cosa?
R:
Ai compiti in classe del giorno dopo. Scherzi a parte, è stato un periodo duro e di grandi sacrifici, che non sarei mai riuscita ad affrontare senza il supporto dei miei genitori e l'aiuto del Geas. Era faticoso, ma tutto era ripagato alla grande dalla mia crescita.

D: A 18 anni alternavi esercizi in classe ed Eurolega. Chi ti faceva più paura, una lituana di due metri o un compito di matematica?
R:
Di paura in campo non bisogna averne mai. Ti ho risposto?

D: Battute finali: come si convince una bambina a giocare a basket?
R:
Non si deve convincere nessuno. Grazie all'ultimo EuroBasket tante persone ci hanno seguito e si sono avvicinate al nostro sport: la speranza è che ci siano anche bambine che sentano dentro il desiderio di provarlo. Darebbe tanto significato al lavoro che io e tutte le mie compagne facciamo per questo sport.

D: ll tuo idolo è Kobe Bryant. Il tuo addio al basket sarà uguale al suo, con lettera finale e 60 punti all'ultima gara?
R:
Perché dobbiamo chiudere con una domanda così triste? Non lo so, non voglio pensarci oggi, a 21 anni. Sarebbe molto prematuro. Così come non voglio pensare al suo. Non si è veramente ritirato, vero? Vero?

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