27 Ottobre Ott 2017 0850 27 ottobre 2017

Il secondo cuore di Paola Turci: «Off-Line c'è l'amore»

La cantautrice, insieme a Giusy Ferreri, è tra i prof di canto di Amici di Maria De Filippi. La nostra chiacchierata con lei in occasione dell'uscita della nuova edizione del suo album

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Paola Turci

È rinata come una fenice dalle sue ceneri, e lo ha fatto mettendo a nudo le sue debolezze grazie a un'unica motivazione: la musica. Ovvero Il secondo cuore, che è anche il titolo dell'ultimo album (in uscita il 27 ottobre la new edition con tre inediti e un dvd di 20 minuti) e che per lei rappresenta l'unico posto dove è sempre stata e sempre vorrà essere. Paola Turci, 52 anni, una grinta rock che ha conquistato il pubblico negli Anni '90, ma che soprattutto le ha dato una grande spinta a risalire la montagna dopo l'incidente stradale che, una mattina di agosto del 1993, le ha cambiato per sempre la vita.
«Per me la musica è sempre stata la stanza nella quale mi rifugiavo fin da piccola ed è così ancora oggi», cofessa Paola Turci a LetteraDonna. «Quando suono, canto, o salgo sul palco, è come se ritornassi in quella dimensione. Come se fossi ancora nella mia stanza a suonare la chitarra», racconta la cantautrice. Dalla tragica vicenda sono ormai trascorsi 24 anni: la ragazza che nel 1989 cantava Bambini dal palco dell'Ariston, oggi è una donna che parla soprattutto alle donne e ha ancora tanto da dire attraverso le parole. Come quelle dei brani de Il secondo Cuore, un ritorno sul mercato discografico a cinque anni di distanza dal disco di inediti Le storie degli altri.

DOMANDA: Off-line è il primo singolo della riedizione del tuo ultimo album. Un invito a regalarsi momenti di vita reale?
RISPOSTA:
Ci vuole una forza bruta per potersi disconnettere dai social, dagli smartphone, dalla tecnologia. Siamo sempre tutti di fronte a un telefono, un computer o a navigare in rete. Per distaccarci dal mondo virtuale ci vorrebbe qualcosa di ancora più interessante e affascinante che, secondo me, può essere solo l'amore. Un sentimento inteso in senso cosmico, come quello che provi quando hai un'attrazione verso qualcos'altro, o verso qualcun' altro, che non necessariamente deve essere un partner, ma penso anche a un figlio.

D: Il caso Weinstein ancora una volta ha dimostrato che i social sono spesso portatori di parole di odio e intolleranza, come quelle espresse, a sorpresa anche da parte di molte donne, nei confronti di Asia Argento per non aver parlato prima.
R:
Le reazioni femminili fanno parte di questo linciaggio social che non ha né limiti né regole. Il brutto regalo che i nuovi media ci fanno è dare la possibilità di non accendere il cervello prima di scrivere. Si fa molto presto a parlare, poi spesso ci si pente di ciò che si è scritto e si inizia con opere di mea culpa. Direi che ci sono persone (donne e uomini) che hanno questa voglia di mostrarsi senza neuroni. Non incolperei soltanto le donne di questo, ma onestamente mi aspettavo di meglio dai social riguardo alla storia americana.

D: Cosa ti aspettavi?
R:
Che il tema non fosse perché l'ha detto così tardi, ma qualcosa di più che facesse da motore per sollevare una volta per tutte una riflessione su questo delirio di potenza e abuso che moltissimi uomini hanno sulle donne. Questo è accaduto ma in parte.

D: L'8 marzo sei stata ospite del Quirinale in occasione della festa delle donne. Cosa ha significato?
R:
Ero davanti al Presidente della Repubblica, che ha manifestato molta gioia nell'avermi lì. Ed ho capito che Fatti bella per te (brano eseguito nell'ultima edizione di Sanremo, ndr) era arrivata davvero a tutti, anche a loro, i rappresentanti delle istituzioni. In quell'occasione ho interpretato anche Bambini, e poi scoperto che era stata un'esplicita richiesta di Mattarella: è stato proprio lui a volerla ascoltare.

D: Che tipo di donna pensi di rappresentare?
R:
Quello che sono e che sono diventata attraverso le esperienze: quindi una donna che è caduta tante volte e che si è rialzata con più forza di prima, che non perde l'entusiasmo, che affronta i suoi errori e le sue paure. In una espressione: un essere umano.

D: Mi amerò lo stesso è il titolo del tuo libro: quanto ti è costato arrivare a mettere nero su bianco la storia dell'incidente?
R:
Tanta fatica, ma ho raggiunto un grande risultato con questa pubblicazione. Sono trascorsi 24 anni dall'incidente: in questo tempo ho scalato le montagne e sono tornata giù tantissime volte. È stato nell'ultimo ritorno in basso che mi sono detta che non era più possibile andare avanti così, e quindi ho fatto uno scatto di reni e ho trovato la soluzione: quella di mostrare a tutti le mie debolezze, di pubblicarle, di renderle note. Soltanto così potevo aiutarmi, potevo liberarmene.

D: La storia autobiografica raccontata nel libro è stata adattata anche al teatro, dove hai recitato interpretando te stessa. Non è che per caso da piccola volevi fare l'attrice?
R:
In un capitolo del libro racconto proprio del periodo in cui ho iniziato a frequentare un'accademia di teatro, e da lì è nato questo desiderio, questa grande passione che non si è mai spenta per la recitazione, per il cinema e per il teatro. Che però non si era mai realizzata fino allo scorso anno, quando su proposta del regista sono salita sul palco e ho recitato io quel monologo. Proprio come un'attrice, nel senso che non ho impersonato me stessa ma sono uscita dai miei panni per ritrovare un'altra me. È stato un grande regalo che la vita mi ha fatto, perché ho ritrovato grinta e entusiasmo. Un obiettivo raggiunto non senza sforzi, però questo impegno mi ha reso più forte, al punto che poi sono arrivata a questo disco e a presentarmi al Festival di Sanremo in modo molto più determinato.

D: A proposito di Sanremo: nel 1989, giovanissima, hai portato sul palco dell'Ariston Bambini, un brano dedicato all'infanzia violata. Quanto è importante veicolare messaggi sociali attraverso la musica, tu che spesso sei stata impegnata in campagne umanitarie?
R: Lo è soltanto nella misura in cui lo senti davvero e non lo fai per altri scopi o in modo sommario, ma perché ci credi. All'epoca non scrivevo canzoni ma credevo nel potere della musica, ed ero molto più convinta che attraverso questa si potesse comunicare qualcosa di forte e di importante, che non una semplice canzonetta d'amore stupida e superficiale. Un tema come quello dei bambini può e dovrebbe coinvolgere tutti. Di certo credo nella forza che le canzoni possono avere su noi stessi perché la musica fa provare delle emozioni che sono su un altro livello: la musica raggiunge una dimensione ultraterrena.

D: Oggi credi nelle canzoni d'amore?
R:
Sì, ma solo a quelle belle. Le ho scoperte attraverso un brano di Domenico Modugno, che è Dio, come ti amo: lo trovo di una potenza dirompente e mi ha fatto capire che anche l'amore può essere espresso in modo cosmico attraverso le canzoni.

D: Per chiudere, restiamo in tema. Hai alle spalle una separazione: un animo rock, il tuo, inconciliabile con la vita coniugale?
R:
Semplicemente ci sono stati degli sbagli di valutazione. Può capitare di incontrare qualcuno con cui sei incompatibile, è stato un incidente di percorso ma senza nessun rimpianto o risentimento. Con il mio ex marito ho un rapporto splendido, migliore rispetto a quello di prima. Questo la dice lunga. Non saprei dire se sono fatta per il matrimonio o meno, ma sono una persona che quando ama dà tutto. Forse non ho ancora trovato la persona giusta, ma mia mamma si è fidanzata a 70 anni perciò ho buone speranze.

D: Giusto un'ultima cosa, davvero. Non c'è ancora l'ufficialità, ma si dice che sarai una delle due insegnanti nella prossima edizione di Amici.
R: Mi dispiace, non posso confermare niente (in sottofondo si sente una voce «dai Paola, adesso dobbiamo andare», ndr).

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