26 Ottobre Ott 2017 1430 26 ottobre 2017

Tiziana Ferrario: «Donne, per i diritti servono lotta, unità e politica»

Intervista alla giornalista Rai, autrice del libro 'Orgoglio e pregiudizi - Il risveglio delle donne ai tempi di Trump': «In Italia siamo rassegnate»

  • ...
Tiziana Ferrario

Riavvolgiamo il nastro. E con Tiziana Ferrario, giornalista e autrice del libro Orgoglio e pregiudizi, torniamo indietro di un anno. A ottobre 2016, più o meno, quando in pochi avrebbero scommesso sulla vittoria schiacciante di Donald Trump alle presidenziali americane. Eppure la corazzata Clinton, mentre l'ombra del tycoon incombeva sulle certezze dei democratici, aveva già perso più di un colpo: i sostenitori di Bernie Sanders che mai avrebbero dato il loro voto all'ex first lady (Susan Sarandon in testa); l'America ferita dalla crisi del 2008, che a quasi dieci anni ancora arranca; il 53% delle donne bianche elettrici, che liquidavano le espressioni machiste e sessite dell'imprenditore newyorkese come battute da spogliatoio, nessun odio per il sesso femminile, nessuna stereotipizzazione di genere.

Oggi Trump governa facilmente, con entrambe le camere a favore, cosa che non era riuscita nemmeno a Barack Obama, star dei social, romantico con la sua Michelle, odiato dai bianchi benestanti, acclamato dalle masse. E, al di là di tutto, a Trump va comunque un merito: quello di aver smosso la dignità delle donne e di averle messe di fronte alle loro responsabilità sociali. Un fermento tutto nuovo, esploso con la marcia di Washington, il 21 gennaio 2017, e arrivato a scuotere le fondamenta di Hollywood con il caso Harvey Weinstein, che come un effetto domino ha toccato Wall Street e poi Strasburgo.

Proprio di questo fermento fa un'analisi precisa Tiziana Ferrario nel suo ultimo libro, Orgoglio e Pregiudizi - Il risveglio delle donne ai tempi di Trump (Chiarelettere, 252 pag., 16 euro). Partendo da Hillary Clinton che «non era la candidata giusta. Lo scontro con Sanders è stato duro ed è durato a lungo. Quando i democratici si sono resi conto che solo uniti avrebbero potuto vincere era già troppo tardi», per arrivare a quella «sveglia che ha fatto unire le americane al di là dei personalismi». Grazie alla sua esperienza di corrispondente Rai da New York, Tiziana ha vissuto in prima persona il cambiamento e la sconfitta della candidata democratica necessaria «per suscitare nelle donne sentimenti di rivalsa. Hanno capito che i diritti conquistati sono in pericolo e non possono essere dati per scontati», spiega Ferrario a LetteraDonna. «E adesso sono coscienti che solo unite possono cambiare le cose e che la politica è una strada percorribile. Stanno scendendo in campo. Le elezioni di Midterm del 2018 saranno un appuntamento molto importante per misurare la portata del cambiamento in atto». Un desiderio di cambiamento, già capillare in America, ancora tutto da progettare in Italia.

La giornalista Rai, Tiziana Ferrario, al lavoro sul suo ultimo libro 'Orgoglio e pregiudizi - Il risveglio delle donne ai tempi di Trump'.

D: Come mai le donne nel nostro Paese sono disinteressate alla politica? Oppure la vedono ancora come una questione maschile?
R:
Siamo sicuramente più rassegnate, abbiamo bisogno di contare, ma niente piove dal cielo, biogna lottare e impegnarsi. Le cose vanno meglio rispetto a cinquant'anni fa, eppure non basta. È un processo che dovebbe subire un'accelerazione e questo solo le donne lo possono fare.

D: Come?
R:
Il capo della Federal Reserve, Yanet Yellen, ha detto che il Pil degli Stati Uniti crescerebbe del 5% se ci fossero più donne occupate, Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale, ha spiegato che le disuguaglianze non si tolgono tassando i più ricchi, ma arrivando a una reale parità tra uomini e donne. Portare il tema della disuguaglianza su un piano di crescita economica potrebbe essere la chiave di volta. Nuove opportunità di lavoro aumentano i servizi, e di conseguenza il potere d'acquisto delle famiglie. Da noi si parla molto poco di questi argomenti, la politica è concentrata su altro, ma se ci fossero pià donne a farla ci sarebbero anche altri problemi in discussione, più vicini alle loro realtà.

D: A differenza degli uomini, abituati a fare squadra, tra donne prevalgono rivalità e competizione.
R:
I posti in ruoli di responsabilità sono pochi, quindi è più facile farsi la guerra, anche se è sbagliato.

D: A questo proposito cita una frase di Madeleine Albright, ex Segretario di Stato Usa: «C'è un posto speciale all'inferno per le donne che non aiutano le altre donne».
R:
L'ha ripetuta durante l'ultima campagna elettorale a sostegno della Clinton, l'ho fatta mia, è molto incisiva. Quando le donne si uniscono sono capaci di cose straordinarie, come la marcia di Washington.

D: In Italia le donne non sono state sulla stessa linea nemmeno quando è scoppiato lo scandalo Weinstein. In America la condanna è stata unanime, da noi è sorto il dubbio sulla buona fede delle vittime.
R:
Il punto non è la donna che dice sì o no, il punto è che si dia per scontato il fatto che da qualche parte debba per forza esserci un uomo che chiede a una donna favori sessuali in cambio di un contratto di lavoro. In questo c'è già una sottomissione di base, che è soprattutto culturale.

D: Possiamo parlare di maschilismo al femminile?
R:
Di maschilismo e di misoginia al femminile. Commenti del tipo: «Se l'è cercata perché è andata nella sua stanza d'albergo» o «avresti dovuto aspettartelo» sono sintomo di arretratezza, è il ragionamento provinciale di chi non conosce il mondo. Produttori e registi spesso prendono grandi stanze d'hotel da usare come uffici, per loro è normale utilizzarle per discutere di lavoro. Stesso discorso per l'obiezione delle denunce tardive. Non ci sono ferite ad orologeria, lo dici quando dedici di dirlo. È il sistema che va demolito, ai livelli di Hollywood come in quelli quotidiani.

La copertina di 'Orgoglio e pregiudizi - Il risveglio delle donne ai tempi di Trump', l'ultimo libro della giornalista Rai Tiziana Ferrario.

D: Nel libro si sofferma anche sul fatto che spesso le donne preferiscono lasciar correre.
R:
Non sono tutelate. All'interno di un'azienda, ad esempio, può prevalere la necessità di salvare l'uomo coinvolto se è un personaggio in vista, oppure il buon nome della società. Dovrebbero esserci delle strutture esterne preposte a proteggere chi denuncia. In casa, invece, spesso è una questione di ignoranza. Ci sono donne che dipendono totalmente dal compagno e uomini che non sanno accettare una separazione, l'idea che una donna si possa perdere.

D: Crescere un figlio maschio oggi comporta più responsabilità?
R:
L'esempio che si dà in casa è uguale per maschi e femmine. Se la madre è sottomessa a un uomo violento il figlio rischierà di comportarsi allo stesso modo da grande, come la figlia, che tenderà a replicare l'esempio che ha avuto. Una madre autonoma, che lavora, offre prospettive diverse. Una donna schiavizzata poi è un pessimo modello anche per se stessa, non solo per i figli.

D: È importante anche crescere bambine che si arrampicano sugli alberi e figli maschi capaci di piangere.
R:
Si pensa ancora che le femmine debbano essere buone e giudiziose, mentre con i maschi si è più tolleranti, perché sono vivaci, devono sfogarsi. Non bisogna costringere i bambini in questi schemi. Le bambine devono essere sicure e consapevoli del proprio valore, solo così da grandi potranno riconoscere un amore potenzialmente malato. I maschi devono poter piangere e andare a danza se la preferiscono al rugby.

D: Nel libro ricorda anche Filomena Grimaldi, la libraia di Telese (BN) che offre un caffè a chi compra un volume scientifico per una bambina.
R:
Ci sono ancora poche donne nei settori scientifici, quelli che oggi offono più possibilità di lavoro. Mi è rimasto molto impresso uno studio dell'Università di Princeton che analizza come più stereotipi di genere incontriamo da piccoli, più il nostro percorso viene deviato. Sono atteggiamenti che si assorbono dall'ambiente circostante.

D: Orgoglio e Pregiudizi dà anche dei consigli pratici, come quello di non chiamare le bambine «principesse».
R:
Presuppone l'esistenza di un principe salvatore e le mette già da piccole in una posizione subalterna. La vita non è una favola, la parità va praticata da subito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso