25 Ottobre Ott 2017 1240 25 ottobre 2017

Michele Lamanna: «Il mio Pechino Express con Marcelo Burlon»

Intervista al bello dei Modaioli: «Amo la Egger, Antonella Elia e le Clubber. Non mi piacciono Bosé e Jill Cooper. Scilla? Mi sta sulle palle perché...».

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Marcelo Burlon, Michele Lamanna e Costantino della Gherardesca

Prendete un ragazzone pugliese e contaminatelo con lo stile londinese e il mood della Milano di oggi. Otterrete Michele Lamanna, computer graphic designer, ormai noto per essere uno dei #Modaioli di Pechino Express, in coppia con il più famoso Marcelo Burlon - quello delle maglie con lupi e serpenti. Sui social ha smosso gli ormoni di donne e uomini e la sua pacata determinazione è stata una delle scoperte più interessanti di questa edizione dell'adventure game di RaiDue, dal quale lui e Burlon si sono purtroppo dovuti ritirare per una lussazione del designer. Una personalità da scoprire quella di Michele Lamanna e, se non vi fosse bastato il programma tv, c'è sempre il suo profilo Instagram, dove spesso racconta le sue giornate attraverso le stories. Sullo sfondo c'è sempre la sua Milano, del quale sembra proprio innamorato perché «è una delle città più vive d'Europa, sia dal punto di vista culturale che tecnologico. Funziona tutto, è pazzesco». La stessa fascinazione, però, l'ha avuta anche per l'Oriente, dove è volato zaino in spalla in compagnia del suo intimo amico Burlon.

L'amicizia tra Marcelo Burlon (di spalle) e Michele Lamanna, i #Modaioli di Pechino Express.

DOMANDA: Com'è nata la vostra partecipazione a Pechino Express?
RISPOSTA:
In un modo un po' particolare. Noi lo abbiamo sempre visto assieme e Marcelo mi chiedeva spesso di provare a fare il casting, ma non me la sono mai sentita. Quest'anno invece una sera eravamo a cena con Costantino della Gherardesca, che è molto amico di Marcelo, e ce l'ha proposto, così abbiamo fatto un provino. Sono passati dei mesi prima che la cosa andasse in porto, ma poi è successa.

D: Cosa ti ha fatto cambiare idea?
R:
Ci sono momenti della vita in cui il corpo o la testa non sono pronti, magari hai altri pensieri, soprattutto legati al lavoro. Quest'anno avevo la mente libera e mi sono buttato, ma giuro che all'inizio non mi immaginavo di farlo per davvero. Anche perché mi sarei dovuto confrontare con i miei mille drammi e le mie fobie.

D: E quali sono?
R: Beh le malattie, oltre agli insetti, ai ragni, ai topi e agli scarafaggi. Durante il viaggio ne abbiamo incontrati tantissimi anche se non si vedono mai.

D: Come sei riuscito a sopravvivere?
R:
In realtà un po' mi è passata, anche perché mi svegliavo la mattina con gli scarafaggi attorno. Una volta Marcelo ne aveva uno sul collo mentre dormiva, ma gliel'ho lasciato lì perché svegliarlo sarebbe stato un dramma e sicuramente dopo avremmo litigato. Cosa che per altro succedeva spesso (ride, ndr).

D: A tal proposito, che compagno di viaggio è stato Burlon?
R:
Splendido dal primo secondo. È davvero uno dei miei migliori amici, sapevo che non avrei avuto problemi da questo punto di vista, perché lo vivo ogni giorno. Essendo però così legati non ci siamo risparmiati negli insulti, sapendo ovviamente di essere persone mature e di scornarci solo per l'ansia della gara. Litigate forti, ma che passavano dopo due ore.

D: Con chi invece non andavi d'accordo per davvero?
R:
Con Olfo Bosé, perché era troppo invadente, voleva dare lezioni zen a tutti. Non mi è piaciuto per niente, così come Jill Cooper. Lei, al contrario di Antonella - che ho amato dal primo secondo, essendo un suo fan da sempre - mi stava sulle scatole, soprattutto per questo suo voler rivendicare la sua cristianità, ripetendo che Dio ci aiuta sempre. Credo abbia esagerato solo per imbonirsi il pubblico cattolico italiano. Rispetto tutte le religioni ma non l'ostentazione.

D: C'è qualcuno che invece ti ha stupito in meglio?
R:
Sì, le #Clubber, perché non le conoscevo e inizialmente mi sembravano delle fighe stellari che se la tiravano, invece si sono rivelate delle persone incredibili con esperienze molto forti alle spalle che però le hanno segnate in maniera positiva.

D: Chi altro ti ha colpito?
R:
Direi Francesco Arca, che è un papà meraviglioso, molto maturo rispetto a come me lo ricordavo quando faceva Uomini e Donne. Mi è poi piaciuta tantissimo anche Cristina Egger.

D: Nonostante tutte le critiche che si è presa?
R:
Secondo me è solo una mamma agiata che si è messa in gioco per il figlio e si è rivelata una persona bellissima. Poi io amo le persone snob e stronze, lei però può davvero permetterselo perché è stellare. La sento tutt'ora e l'amerò per sempre.

D: Cosa pensa invece del coming out di Guglielmo Scilla?
R:
Non posso giudicare nessun coming out, l'abbiamo fatto tutti noi gay e non è sempre facile. Se l'ha fatto con spensieratezza e felicità sono contento per lui. Mi dispiace qualora l'avesse usato per aumentare i like, però del resto quello è il suo lavoro, altrimenti non farebbe lo youtuber. Penso sia tra l'altro un grandissimo scrittore, ma mi sta sulle palle perché è un secchione (ride, ndr).

Michele Lamanna e Marcelo Burlon, i #Modaioli di Pechino Express.

D: Torniamo ai #Modaioli, come vi siete conosciuti tu e Marcelo?
R:
Io sono venuto a Milano dalla Puglia molto giovane e ho iniziato a fare il modello. Una sera ero davanti a una discoteca dove lui faceva selezione all'ingresso e gridava a tutti che il locale era chiuso. A un certo punto mi ha guardato e mi ha fatto cenno di entrare. All'inizio mi sembrava uno stronzo snobbone, ma poi ho capito che in realtà è una persona super sensibile e infatti è nata un'amicizia nel club, dove ho lavorato come door selector.

D: E poi?
R:
Il tutto è sfociato nel lavoro, ma a differenza di quello che tutti pensano, noi non lavoriamo assieme. Collaboriamo.

D: Quindi lei non lavora nella moda?
R:
Sì, ma in realtà ho studiato computer grafica allo IED a Londra e sono tornato a lavorare in Italia, dove mi sono capitate aziende del fashion. La prima in assoluto è stata Prada ed è una professione che continuo a fare.

D: Ora che sei sbarcato in tv non hai voglia di usare anche la tua immagine?
R:
Se significa essere me stesso sì, ma non credo di poter funzionare oltre Pechino Express. Non credo di essere un personaggio così forte o di voler esprimere una finzione televisiva, che comunque un minimo è richiesta. Certo se mi capitassero altre occasioni magari ci penserei.

D: Ti senti a modo tuo di rappresentare la comunità LGBT?
R:
Io dico semplicemente la mia, ma non me la sento di catalogarmi, non appartengo a un gruppo etnico particolare, siamo tutti uguali. Cerco di combattere l'ignoranza che dilaga, ma non posso che limitarmi a scriverlo su Facebook. Tutto qui.

D: E come si combatte questa ignoranza?
R:
Bisogna insegnare a chi non conosce. Alcuni gerghi potremmo smetterla di usarli ad esempio e, nonostante siamo ancora molto indietro, arriverà il giorno in cui non useremo più parole come gay o omosessuale.

D: E la televisione invece ha fatto passi avanti su questo tema?
R:
Credo che l'unico a farlo veramente sia proprio Pechino Express, dove ti puoi esprimere liberamente. Nel mio caso ad esempio può essere stato strano vedere un omone con atteggiamenti a volte femminili, ma la gente deve capire che non c'è nulla di male.

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