Pechino 2017 Partecipanti

Pechino Express

18 Ottobre Ott 2017 1731 18 ottobre 2017

Pechino Express, intervista ad Agata Cannizzaro (Figlia e matrigna)

Eliminata dall'adventure game di RaiDue (in coppia con Eugenia Costantini), la costumista del cinema e della tv si racconta a LetteraDonna.

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Pechino Express Matrigna Agata Cannizzaro

La vita, spesso, è ironica. E lo sa bene Agata Cannizzaro, che insieme alla 'figliastra' Eugenia Costantini ha partecipato a Pechino Express 2017. Come si chiamava la coppia? Ovviamente Figlia e Matrigna. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo della moda come indossatrice per un noto marchio italiano, ha deciso di cambiare. Il settore è rimasto lo stesso ma dalle passerelle è passata dietro le quinte. Prima ha frequentato l’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’ Arte del Costume Koefia, poi è diventata costumista per il cinema e per la televisione. E chi l'avrebbe mai detto? Certamente non lei: «E pensare che volevo fare l’arredatrice di interni», ha confessato Agata Cannizzaro a LetteraDonna. Tanto che proprio lei, che un tempo gli abiti li indossava soltanto, da 30 anni li sceglie, li pensa e li realizza per i migliori attori e registi italiani. Tra i quali, giusto perché non poteva farsi mancare nulla, Laura Morante, ex moglie del suo attuale marito Daniele Costantini, e madre di Eugenia Costantini, sua compagna di viaggio a Pechino Express. Certo, nel reality di RaiDue condotto da Costantino Della Gherardesca era la ‘matrigna’, ma lontana dai riflettori dell’adventure game, Agata si definisce semplicemente una seconda mamma per Eugenia.

DOMANDA: Matrigna sì, dunque. Ma non come quella cattiva della fiaba di Cenerentola.
RISPOSTA:
Sono quasi cresciuta insieme a Eugenia. L’ho conosciuta che aveva cinque anni, quando ho incontrato il mio attuale marito (Daniele Costantini, ndr). Insieme alla mamma abbiamo tirato su questa enorme famiglia allargata. Certo, questo tipo di nuclei familiari sono faticosi da gestire, ma se li prendi per il verso giusto sono anche una benedizione divina e un arricchimento.

D: Eugenia ha raccontato a LetteraDonna che il vostro rapporto è come quello fra due coetanee.
R:
Io ho altri due figli che sono fratelli di Eugenia, e con lei ho lo stesso identico rapporto che ho con loro, che in genere è abbastanza amicale. Ricordo bene quello che ho fatto da giovane e con questa motivazione cerco sempre di mettermi nei loro panni, di scendere dal piedistallo di genitore e aggiungere un pizzico di comprensione.

D: Siete state compagne di viaggio a Pechino Express. Come mai ha scelto di partecipare?
R:
Mi ha invitato lei. Ero in un momento di pausa dal lavoro ed era da un po’ che desideravo fare un viaggio. Diciamo che l’ho fatto soprattutto per Eugenia, ma in fondo anche per vivere un'esperienza differente. Che poi si è rivelata essere veramente diversa.

D: In che senso?
R: In realtà si trattava di una gara: il gioco ha poi preso inevitabilmente il predominio sul viaggio.

D: Quindi avventura ma soprattutto competizione. Che giocatrice è stata Eugenia?
R: Ottima, direi. I primi due giorni eravamo disorientate perché siamo state catapultate in una realtà tosta, dove tutti sono agguerriti e Noi eravamo una coppia un po’ naif, devo ammettere. Poi però abbiamo cominciato a farci coraggio e forza a vicenda. Abbiamo iniziato a sfruttare al massimo le nostre capacità, magari diverse da tutte quelle degli altri.

D: Però è arrivata presto la vostra eliminazione. Come ha reagito?
R: Un po’ mi ha stupito perché non c’era mai stata una eliminazione diretta. Faccio il mio mestiere da tanti anni e so che lo spettacolo deve andare avanti. Certo un po’ mi è dispiaciuto perché volevo andare a Taiwan. È stata una doccia fredda, però ci sta tutta.

D: Ora che non siete più in gara, per chi tifate?
R: Io tifo per i Maschi, perché sono quelli più simili a me e Eugenia come tipo di coppia, nel senso che vivono l’esperienza nello stesso modo in cui l’abbiamo vissuta io e lei. La medaglia d’argento la darei a Jill Cooper, perché quando sono stata in coppia con lei sono resuscitata. Sarebbe in grado di far vincere chiunque perché sa fare benissimo il suo lavoro di trainer.

D: Tornando all'avventura nelle Filippine, qual è stata la sua rinuncia più grande?
R:
Avere un letto. Ho le ossa molto sporgenti, quindi dormire sul duro per me è una tortura. Immaginate cosa ha significato per me stare quasi sempre sdraiata per terra: è stato un massacro.

D: Lasciamo da parte Pechino Express. Lei ha lavorato da costumista per film diretti da Laura Morante, ex moglie del tuo attuale compagno. Come è stato lavorare con lei?
R:
Mi piace perché lei è una regista molto sensibile e attenta all’iconografia, ma soprattutto ti dice cosa vuole e questo non accade tanto spesso. Quando uno ha chiaro il film che vuole realizzare, ha il quadro di come lo vuole dipingere, allora è tutto più stimolante.

D: Qual è il costume più difficile che hai realizzato durante la sua carriera?
R:
Sembrerà assurdo ma era un pubblicità di una grossa banca. Mi toccò realizzare 500 pannolini per adulti, che dovevano suggerire l’idea di infantile. Cioè ho dovuto fare indossare ad un adulto un pannolino senza però far passare l’idea di incontinenza, ma piuttosto di infanzia. Una sfida complicata.

D: Federico, figlio suo e di Daniele Costantini, ha intrapreso la carriera di attore. Un figlio d’arte anche lui?
R: In realtà l’ha iniziata più di 10 anni fa. Ha incominciato con grosso stupore mio e del padre, che eravamo anche un po’ terrorizzati, conoscendo perfettamente questo mondo e tutte le incognite che lo accompagnano. È capitato per caso, anche io non volevo fare la costumista ma l’arredatrice di interni. Lui si era iscritto a un’agenzia per diventare indossatore. Poi l’hanno chiamato e voluto fortemente come attore. Se non hai un tratto distintivo molto forte, e magari vivi a stretto contatto con il mondo professionale dei tuoi genitori, finisci per appassionarti al loro lavoro e finire dentro quell’universo anche tu.

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