Pechino 2017 Partecipanti

Pechino Express

12 Ottobre Ott 2017 1942 12 ottobre 2017

Pechino Express, intervista a Eugenia Costantini (Figlia e matrigna)

Fa l'attrice come la mamma Laura Morante. Il suo sogno? Lavorare con Quentin Tarantino e girare un film sulla sua famiglia allargata.

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Pechino Express Eugenia Costantini

Sogna di lavorare con Quentin Tarantino e di girare un film sulla sua famiglia ‘allargata’. Qualcuno potrebbe definirla una figlia d’arte: la madre è l’attrice Laura Morante. Il padre, invece, il regista Daniele Costantini. A Pechino Express, l’adventure game condotto da Costantino della Gherardesca in onda ogni mercoledì su RaiDue, l’abbiamo vista nel ruolo di se stessa. Anche in questo caso era una figlia, che in tandem con Agata Cannizzaro, moglie del padre, ha accettato la sfida del Sol Levante di questa sesta edizione del reality televisivo. Parliamo di Eugenia Costantini. Classe 1984. Professione? Per chi avesse nutrito qualche dubbio, tranquilli. Fa anche lei l’attrice. E per il futuro pare voler seguire le orme del papà. Al pubblico di RaiDue la coppia Costantini – Cannizzaro è nota come quella di Figlia e matrigna. Epiteto che enfatizza un rapporto genericamente descritto in maniera conflittuale. Ma non in questo caso. «Per me Agata è un’amica», ha raccontato Eugenia a LetteraDonna.

DOMANDA: Come mai hai deciso di partecipare a Pechino Express?
RISPOSTA:
Inizialmente sono stata chiamata da un amico che poi si è tirato indietro. Prima di accettare ho guardato le puntate delle passate edizioni e ho controllato alcune cose che erano per me importanti, come eventuali incursioni nella vita privata o cose voyeuristiche. E invece ho capito che non era per nulla così. Che era tutto molto incentrato sul gioco e che il programma si allontana un po’ dal format del reality. È costruito in maniera elegante e mai volgare. In più a me piace viaggiare. L’idea di andare in capo al mondo comunque mi allettava. Anche se ho vissuto il momento della decisione in maniera un po’ travagliata, questa esperienza per me è stata una sfida.

D: Perché travagliata?
R:
Non avevo mai avuto a che fare con la televisione in questo modo. Per me è stata una cosa nuova. Avevo semplicemente un po’ paura. Ma alla fine sono partita con entusiasmo. L’avventura mi ha molto attratta.

D: Un bilancio dell’esperienza?
R:
Positivo, indubbiamente. Mi ha lasciato molte cose. Sono in contatto con un sacco di filippini conosciuti durante il viaggio. Ho fatto degli incontri umanamente meravigliosi, che purtroppo nel montaggio vengono chiaramente sacrificati.

D: Quanto ci sei è rimasta male per l'eliminazione diretta?
R: Ero partita dicendo che non avrei pronunciato parolacce, ma in quell’ occasione non sono proprio riuscita a trattenermi. Sul momento ci sono rimasta malissimo perché di solito c’è tutto un rito, vedi la scena della busta che ti prepara un po’ psicologicamente. Invece per noi non è stato così. Venivamo da una giornata che ci aveva messo a dura prova. Mentre stavamo per andare a dormire in una casa con 10 ragazzini che vivevano tutti insieme, ci è arrivata la notizia dell’eliminazione. È stato un po’ uno schiaffo.

D: Perché ci tenevi tanto a proseguire?
R: A un certo punto mi sono fatta prendere dal gioco. Io e Agata eravamo molto poco nello spirito della gara inizialmente: per niente competitive. È stata una cosa che è venuta fuori negli ultimi tre giorni. E invece sono stata eliminata appena mi era venuto. Quindi ho un po’ rosicato.

D: Quale coppia dovrebbe vincere il programma, secondo te?
R:
Io faccio il tifo da sempre e tuttora per i Maschi e le Caporali. Sono sempre state le mie coppie preferite. Con i Maschi abbiamo subito costruito un legame perché hanno uno spirito divertente nell’affrontare il gioco, per cui provo empatia. Le Caporali invece sono un po’ pazze, ma giocano veramente, come se fossero in un videogame. E a me viene voglia di supportarle.

D: Che compagna di viaggio è stata Agata?
R: Partire con lei è stata una specie di montagna russa di emozioni. Ci conosciamo da tutta la vita, da quando io ero minuscola, e abbiamo entrambe un carattere particolare e abbastanza forti, benché totalmente diversi. Quello insieme è stato un percorso molto intenso e denso di emozioni. Ci sono stati momenti in cui abbiamo avuto delle scintille e altri in cui ci siamo unite. È stato umanamente interessante.

D: Nella vita quotidiana che rapporto c'è tra voi?
R: Quello che si è visto nel programma. Lei è sempre stata molto giovanile. Abbiamo sempre avuto un rapporto di amicizia, anche se in passato ci sono stati dei litigi quando ero piccola. In più siamo state anche colleghe, perché abbiamo lavorato assieme. A me è sempre sembrato un rapporto tra coetanee.

D: Avete rappresentato uno spaccato della famiglia contemporanea, com'è stato crescerci?
R: Un po’ caotico ma molto interessante. Un giorno ci farò un film, spero da regista. Mi piacerebbe molto perché alla fine ne succedono veramente di tutte.

D: Cosa ha significato e cosa significa essere figlia di Laura Morante?
R:
È una domanda difficile. Dipende sotto quale aspetto. Per me è prima di tutto una madre, oltre che un’attrice. Il fatto che anche io abbia poi intrapreso la sua stessa strada ci ha messe di fronte a qualche conflitto, che con la maturità è andato via.

D: Tì sei mai sentita additare come la 'figlia di'?
R:
Se sei il 'figlio di' forse hai qualche demone in più. Devi lottare ogni tanto con dei pregiudizi, però per altri versi invece hai dei vantaggi. Magari è più facile trovare un’agenzia o essere presi in considerazione. Allo stesso tempo però sei vista male da altri. Ci sono dei pro e dei contro.

D: Credi che la tua passione per la recitazione sia nata perché vieni da una famiglia che si occupa di questo o pensi sarebbe uscita fuori in ogni caso?
R: È un’attitudine che indubbiamente sento dentro. Se non avessi fatto questo, avrei lavorato con i bambini o nel sociale. E sono anche una grande appassionata di letteratura. Di natura sono sempre stata propensa alla creatività e ho anche sempre avuto la passione della pedagogia, della lettura e dei libri.

D: Come è stato recitare in un film (Assolo, ndr) diretto da sua madre
R: È venuto abbastanza naturale. Io e mia madre condividiamo le cose di lavoro da un sacco di anni. La sensazione quindi non è stata per nulla da ‘prima volta’.

D: Hai mai pensato di cimentarsi nella regia, seguendo le orme del padre.
R: Sono in piena formazione per diventare regista. Torno adesso da una scuola di per registi che si trova negli Stati Uniti. Ho anche realizzato un cortometraggio. Adesso ho intenzione di lavorare su un documentario.

D: Avendo vissuto in una famiglia allargata, che cosa pensi delle polemiche sulla 'famiglia naturale', che secondo alcuni deve essere composta solo da un uomo e una donna?
R:
Secondo me la famiglia viene come viene. L’importante è che non ci siano abusi o soprusi. In realtà è un dibattito che non capisco. Finché c’è affetto, condivisione. Finché dei genitori si occupano delle persone di cui si devono fare carico, non credo ci sia un protocollo. Io sono molto aperta a tutte le possibilità.

D: Riguardandoti nelle puntate, ti è piaciuto il ritratto che è venuto fuori di te. E quanto è veritiero?
R:
Ero un po’ ossessionata dall’idea di fare una brutta figura, perché comunque non sai mai cosa può esserti sfuggito di bocca. Nel complesso penso di non esserne uscita male. È sempre un po’ strano perché quando fai l’attore non sei te stesso, invece per me è una cosa proprio nuova pensare di aver fatto una cosa di lavoro in cui però sei te. Sono stata me stessa, con pregi, difetti e parolacce annesse.

D: Come attrice che voto ti dai?
R: Una sera penso di fare schifo e di dover cambiare mestiere, quella dopo invece mi pare di cavarmela. Un voto medio altalenante, direi.

D: E come viaggiatrice?
R: Sono brava. Non sono capace di scroccare cose, però non ho paura di niente, quindi mi do un bel voto.

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