12 Ottobre Ott 2017 0844 12 ottobre 2017

Cinema, Susanna Nicchiarelli: «La mia Nico? Ironica e cinica»

Il 12 ottobre 2017 sbarca nelle sale italiane il film sulla vita della cantante dei Velvet Underground e musa di Andy Warhol.

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Susanna Nicchiarelli Nico 1988

Nanni Moretti glielo ripeteva sempre: «Nel cinema, e questo conta anche nella vita, sapere cosa si vuol fare è importantissimo. Ma è ancora più importante sapere quello che non si vuole fare». Per Susanna Nicchiarelli, 42 anni, romana, regista di Nico, 1988, il film che ha vinto la sezione 'Nuovi Orizzonti' della 74esima Mostra del Cinema di Venezia, Moretti è stato ed è ancora un maestro, oltre che un amico: «L’ho conosciuto nel 2000. Per me era un mito. Gli mandai due vhs con i miei corti e il mio cv. Mi chiamò due mesi dopo». I due hanno lavorato insieme nei Diari della Sacher, realizzato dalla casa di produzione del regista e presentato al Festival di Locarno nel 2002. Quattro anni dopo, Susanna Nicchiarelli ha firmato il backstage ufficiale del film Il Caimano.
Probabilmente proprio per seguire il consiglio di Moretti, la regista ha deciso sin da subito cosa raccontare e cosa invece mettere da parte della storia di Nico, nome d'arte di Christa Paffgen, modella, cantante e attrice tedesca vissuta tra la fine degli Anni '30 e la fine degli Anni '80, musa di Andy Warhol e voce dei Velvet Underground prima di diventare solista. E dopo la presentazione al Festival di Venezia, il Nico, 1988 arriva anche nelle sale italiane il 12 ottobre 2017. «Ricordo una sua intervista a una radio americana. Le chiesero di raccontare i suoi Anni '60, quando era una ragazza bellissima e lavorava con Lou Reed e il resto dei Velvet. Lei rispose: ‘No, non ho voglia. Sostanzialmente ci facevamo di Lsd e basta’», racconta Susanna Nicchiarelli.

DOMANDA: Da qui la scelta di raccontare la sua seconda vita, quella dei suoi quarant’anni, per molti quella del suo declino artistico.
RISPOSTA: Di sicuro non lo è stato per lei. Che sempre in radio disse: «Quando ero bella non ero felice». E infatti è riuscita a trovare un suo equilibrio solo dopo essersi liberata della bellezza e della notorietà, ottenuta anche grazie agli uomini famosi con cui era stata quando faceva la modella, ricordo che era di una bellezza leggendaria. A quarant’anni Nico ha creato uno stile unico nel quale coniugava provocazione, ironia, sperimentazione e coraggio. Senza lasciarsi influenzare da quello che le accadeva intorno, negli anni in cui esplodeva la Disco Music, lei componeva canzoni cupe e tenebrose che hanno influenzato successivamente in maniera radicale i movimenti Gothic, New Wave e la maggior parte della produzione Underground degli Anni '80. Eppure, Nico non la conosce quasi nessuno.

D: Raccontare una madrina del Rock gotico a Venezia. Anche la tua è una scelta coraggiosa. Com’è andata la proiezione?
R: Ho dovuto inaugurare la sezione 'Nuovi Orizzonti', una bella responsabilità. È sempre difficile essere i primi. Per fortuna è andata molto bene. Non nascondo che avevo paura. Quando il film è finito sono partiti gli applausi, si sono accese le luci e ho pensato: oddio adesso smetteranno subito. E invece il pubblico è andato avanti, quasi per tutti i titoli di coda. Non me l’aspettavo.

D: Come è entrata Nico nella tua vita? Perché hai deciso di raccontare la sua storia in un film?
R: Molo semplicemente perché da giovane ascoltavo i Velvet. Il Banana Album è qualcosa di pazzesco, bellissimo, ho iniziato ad ascoltarlo e non ho mai più smesso. La voce di Nico è meravigliosa, per non parlare della storia del disco. Prima Andy Warhol la coinvolge, poi Lou Reed che inizialmente non la vuole. Ho fatto un grande lavoro di ricerca, son andata a vedere che cosa era diventata Nico dopo quei fatti. Da qui è nata l’idea del film.

D: Un personaggio che ribalta un cliché molto forte in questi anni: senza la bellezza finisce tutto.
R: Ma è un cliché che esisteva già allora. Non a caso Andy Warhol una volta disse: «È diventata una grassona drogata ed è scomparsa». Non c’era niente di più falso. Nico è stata la dimostrazione vivente che per una donna i 40, ma anche i 50, è un momento meraviglioso della vita. E me lo ha confermato anche il suo manager: il periodo più florido di Nico è stato quello degli Eighties.

D: Che poi sono anche gli anni in cui ti sei avvicinata al cinema.
R: Sono cresciuta con quello americano, a pane e E.T. l’extraterrestre assieme a I Goonies. Poi piano piano, mi sono avvicinata al cinema più artistico, quello d’autore. In particolare, è nel periodo in cui ho vissuto in Francia che ho scoperto Pasolini e Fellini.

D: Tornando a Nico, anche questa volta firmi regia e sceneggiatura, come nei tuoi due film precedenti. Però non figuri nel cast.
R: Ci ho pensato, lo ammetto. Ero tentata di interpretare una delle ragazze della band. Ma un road movie è un film molto faticoso. Abbiamo girato tutta l’Europa, Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, Polonia e Roma. In questo caso serviva mantenere la massima concentrazione sul film, oltre che cercare di tenere l’intera 'ciurma' sotto controllo.

D: Grandi applausi anche per l’attrice protagonista, Trine Dyrholm, Orso d'Argento al Festival di Berlino 2016. Conosceva Nico prima di leggere la tua sceneggiatura?
R: Più o meno come me all’inizio. Anche lei è cantante e cantautrice e quindi conosce bene i Velvet Underground. Sono andata a trovarla a Copenhagen e abbiamo parlato di Nico per una notte intera. Trine si è avvicinata a Nico praticamente senza conoscerla, anche lei si è subito lasciata conquistare dalla musica e dal personaggio. È stata bravissima a interpretare la sua ironia, il suo cinismo, la sua sfida con la bellezza e con l’età, e ovviamente il rapporto con il figlio (avuto da Alain Delon ma da lui mai riconosciuto, ndr), che poi è la chiave attorno alla quale gira tutto.

D: La tua media è di un film ogni quattro anni. Nel 2013 La scoperta dell’alba e nel 2009 Il cosmonauta con cui hai vinto il premio Controcampo sempre a Venezia. Un caso?
R: Fossero due ci metterei la firma. Il fatto è che è difficile fare un film. Serve trovare i produttori giusti, in questo caso essendo un road movie mi serviva una coproduzione europea. Ci vuole tempo. Un film ogni quattro anni è come prepararsi per le Olimpiadi.

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