6 Ottobre Ott 2017 0800 06 ottobre 2017

Tumore al seno: la lotta al cancro di Camilla Colorito

A 26 anni scopre il male ma non si arrende. Apre il blog La ragazza con il turbante per guardare in faccia il «Signor C». Ma la battaglia non è ancora vinta.

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Tumore al seno Camilla Colorito

A 26 anni ti aspetti qualsiasi cosa dalla vita, ma un tumore al seno proprio no. Sai che la giovane età non basta a farti da scudo, ancor più se la sofferenza la guardi in faccia tutti i giorni, nel reparto di terapia intensiva neonatale dove lavori come infermiera. Ma il dolore degli altri è il dolore degli altri, per quanto possa renderti solidale non lo capisci mai fino in fondo. Poi in due giorni passi dalla normalità alla malattia, dal sospetto alla certezza, il prima e il dopo segnati da una diagnosi senza appello. «Un cancro metastatico», mi spiega al telefono Camilla Colorito, sassarese, che oggi di anni ne ha 28. Sceglie le parole con attenzione, la voce che sembra quella di una bambina, nessuna traccia di rabbia, una serenità che spiazza. Eppure non si è potuta rifugiare nemmeno nella consolazione di un cancro qualsiasi, uno di quelli che con un intervento e un po' di fortuna se presi in tempo possono risolversi una volta per tutte. Il suo è tumore più subdolo, uno che tra un controllo e l'altro può arrivare nel cervello, ai polmoni o dritto al cuore. La sua esperienza Camilla l'ha raccontata in un blog, La ragazza con il turbante, che poi ha dato vita anche a una community molto seguita su Facebook. Con LetteraDonna ha ripercorso i giorni della malattia, la voglia di non mollare e la scoperta di una forza che non credeva di avere.

DOMANDA: Come hai scoperto di essere malata, facevi controlli di routine?
RISPOSTA: No, a questa età non si fanno mammografie e nemmeno molte ecografie, a meno che non ci siano stati già casi in famiglia. Ero al mare e mi sono accorta che avevo una massa nel seno che prima non c'era.

D: Nel blog racconti che il primo pensiero è andato ai tuoi genitori
R:
È assurdo ma mi sentivo in colpa, pensavo: «Oddio, come faccio a darE loro un dolore così?». Razionalmente un malato sa di non avere colpa, ma pur essendo spaventata, per me era più difficile affrontare l'idea della loro sofferenza. Anche adesso quando faccio i controlli se c'è qualcosa che non va mi pongo il problema di come la prenderanno.

D: Come è nata l'idea di raccontare la tua esperienza in un blog?
R:
Il mio oncologo mi consigliò di prendere un quadernino e annotare le mie sensazioni. «Lo farò», pensai, ma con poca convinzione. Poi mi sono messa a scrivere ed è stato tutto molto naturale.

D: Al cancro hai dato subito un nome, Signor C. Concretizzarlo ti ha aiutata a guardarlo meglio in faccia?
R:
Assolutamente sì, bisogna prendere confidenza con la propria malattia. Non dico che si debba diventare amici, però nel momento in cui esiste ed entra nella tua vita non può essere nascosta né ignorata. Ce l'hai, fa parte di te, per combattere bisogna guardarsi in faccia nel modo più semplice.

D: Racconti i momenti più difficili con ironia. Anche la radioterapia, quando devi stare ferma e invece hai bisogno di grattarti ovunque.
R:
Non volevo essere pesante né suscitare pietà, ma nemmeno intristire. Chi mi legge deve sorridere, anche un atteggiamento positivo è indispensabile per guarire.

D: Il blog inizia con i primi giorni di chemio e si ferma ad aprile 2017. Perché questo stop?
R:
Ho continuato a scrivere ma ho smesso di pubblicare perché ho appena fatto la ricostruzione dopo la mastectomia, però riprenderò per raccontare la mia vita con il seno nuovo.

D: Un intervento non risolutivo con un cancro come il tuo.
R:
No, i medici infatti erano un po' scettici, sono stata io a doverli convincere a togliermi tutto.

D: Perché questa scelta?
R:
Nonostante le terapie resisteva, era grande, ma è stata soprattutto una questione mentale: non lo volevo addosso, non doveva esserci.

D: E quando ti sei vista senza?
R:
È successo un paio di giorni dopo. Non è stata una bella scena, anche perché io avevo un seno abbondante e mi sono ritrovata solo con due cicatrici, non c'erano nemmeno i capezzoli. Però sono stata felice che non ci fosse più. E poi ero sempre me stessa, sempre una donna.

D: Nel tuo blog sei riuscita a scherzare anche sul fatto di non avere il problema del seno.
R:
Ho provato a cercare dei vantaggi nel non averlo, tipo poter dormire tranquillamente a pancia in giù. Non si stava poi tanto male.

D: E adesso che c'è di nuovo?
R:
Si sta benissimo perché posso riempire meglio le magliette! In poco tempo il mio corpo ha subito diverse trasformazioni. Sono passata da un seno generoso all'essere piatta come una tavola a un seno nuovo. All'inizio è stato un po' strano perché si sentiva che non era naturale, avvertivo la presenza di due corpi estranei. Ora mi piaccio, sto bene nella mia nuova figura.

D: Sei molto seguita e su Facebook hai dato vita a una piccola community. Che effetto ti fa?
R:
Non avevo obiettivi di questo tipo, non volevo avere successo, però l'idea di aiutare ragazze nella mia stessa situazione mi dà una grande gioia. Mi scrivono donne guarite, donne che stanno ancora lottando, mi chiedono consigli. Mi fa piacere perché vuol dire che qualcosa di buono da tutta questa storia è nato.

D: Il dolore tira fuori il meglio e il peggio delle persone. Camilla oggi com'è?
R:
Prima ero un po' timida, credo che nessuno si aspettasse così tanta grinta da me. Ho tirato fuori una forza e una serenità che probabilmente nemmeno io ero consapevole di avere. Per quanto riguarda il peggio oggi sono una persona con meno filtri. Se mi devo arrabbiare mi arrabbio, se devo mandare a quel paese qualcuno non ci penso troppo, se voglio fare una cosa la faccio. Il tempo è prezioso, te ne accorgi sempre quando pensi di non averne abbastanza.

D: Come stai?
R:
A un certo punto il mio oncologo mi ha detto: «Cami, i buoi sono usciti dal recinto». E lì ho capito che il tumore era andato oltre. Ho una metastasi al fegato, faccio una terapia ogni 21 giorni. Per ora la previsione è che dovrò farla a vita.

D: Che cosa significa farcela?
R:
Alzarsi ogni mattina, affrontare tutto quello che c'è da affrontare e stare bene.

D: Ho letto che ami gli anni pari, sono più fortunati. Il 2018 è vicino.
R:
Sì, magari porterà qualcosa di bello.

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