5 Ottobre Ott 2017 1200 05 ottobre 2017

Ius soli, Elena Ferrara inizia lo sciopero della fame

La senatrice spiega il motivo della protesta per il diritto di cittadinanza a cui hanno aderito alcuni parlamentari, 800 insegnanti e il Ministro Delrio.

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Elena Ferrara Ius Soli

Se qualcosa non va, si protesta. E si può fare in tanti modi diversi, dallo scendere in piazza al sit-in davanti ai palazzi del potere. Ma quando a dire di «no» sono figure istituzionali, il discorso cambia. Come nel caso dello ius soli (e meglio della riforma sul diritto di cittadinanza), ormai ferma in Parlamento. La senatrice del Pd Elena Ferrara ha iniziato lo sciopero della fame per evitare che la proposta di legge venga abbandonata definitivamente. Ma non è da sola: con le ci sono anche Luigi Manconi (Pd) e Paolo Corsini (Mpd). Insieme hanno lanciato un appello ai colleghi: «Un digiuno a staffetta a sostegno della richiesta della presentazione in Aula prima possibile del disegno di legge». Il loro obiettivo è «coinvolgere il maggior numero di persone affinché il governo decida di porre la fiducia». E nel giro di poche ore decine di senatori e deputati hanno aderito. Anche il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio e i sottosegretari Benedetto Della Vedova e Angelo Rughetti hanno intenzione di sostenere la discussione in Aula e la fiducia sul provvedimento sullo ius soli.

PARLAMENTARI E INSEGNANTI INSIEME PER LO IUS SOLI

Quindi, un digiuno per difendere il diritto di cittadinanza. E non riguarda soltanto i parlamentari. A scendere in piazza, o meglio nelle scuole, ci sono anche gli insegnanti. Per la precisione 4.466 docenti che hanno firmato il documento Insegnanti per la cittadinanza a sostegno del ddl che fatica a diventare legge. Il 3 ottobre 2017, 800 maestri e professori hanno indetto uno sciopero della fame e si sono presentati in classe con un nastro tricolore appuntato sul petto, spiegando ai propri alunni la loro «volontà di considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti». Abbiamo intervistato la senatrice Elena Ferrara, il cui sentito appello in favore dello ius soli «per non doverci amaramente rammaricare, tra qualche mese o qualche anno, della nostra ignavia o della nostra impotenza» è risonato con forza tra i colleghi parlamentari. E ci ha spiegato in modo dettagliato il perché della loro protesta.

DOMANDA: Nel suo messaggio ha usato parole molto forti. Qual è il vostro obiettivo?
RISPOSTA:
Pensavamo di poter portare a termine questo provvedimento, invece abbiamo dovuto constatare che in questo momento non ci sono i numeri. Riteniamo che sia una materia di carattere trasversale: quindi anche all'interno delle diverse forze politiche ci possono essere dei voti di coscienza che permetterebbero di raggiungere la maggioranza. L'appello serve a incentivare tutti i senatori ad affrontare con libertà di pensiero il riconoscimento del diritto di cittadinanza.

D: E per farlo avete annunciato uno sciopero della fame. Quando inizierà?
R:
Ci stiamo organizzando: già il 5 ottobre 2017 ogni senatore e deputato potrà indicare i giorni (uno o due) in cui intende digiunare, in modo da creare una staffetta che continui per tutto il mese. Aspetti organizzativi permettendo, speriamo di partire già entro domenica 8.

D: Quanti parlamentari hanno detto di «sì» finora?
R:
Stiamo ancora raccogliendo le adesioni, comunque finora ne sono arrivate alcune decine sia dalla Camera che dal Senato.

D: Perché proprio adesso?
R:
Il lancio dell'iniziativa non è avvenuto il 3 ottobre 2017 per caso: era la giornata dedicata alle vittime del mare, i migranti, in memoria della tragedia del 3 ottobre 2015. Inoltre, ieri abbiamo approvato la variazione di bilancio Def (Documento di programmazione economica finanziaria, ndr) e ora abbiamo qualche settimana prima di tornare a essere impegnati dalla legge di bilancio. Proprio nelle prossime settimane si chiuderà anche la campagna Ero straniero, legge di iniziativa popolare volta al superamento della Bossi- Fini. Quindi ci sembra che questo sia il momento per manifestare la nostra volontà di non perdere questa grandissima opportunità che ha il Parlamento di varare la legge sul diritto di cittadinanza.

D: Che cosa vi proponete di ottenere con questa iniziativa?
R:
Nell'ultimo voto sul calendario questo provvedimento non è stato inserito proprio perché non ci sono i numeri, ma lo si potrà ancora inserire nel momento in cui ci fosse una maggioranza. La legge di bilancio arriverà sicuramente tra qualche settimana, perciò adesso c'è una finestra in cui si può costruire un percorso perché ritengo che ci siano dei parlamentari che, al di là della loro appartenenza, possano anche votare in modo difforme.

D: Vorreste che il governo mettesse la fiducia sul provvedimento?
R:
Io personalmente non obietterei.

D: E se il governo non lo facesse, quale pensa che sarà la sorte dello ius soli?
R:
A quel punto, quando i tempi in cui si può continuare a portare avanti la negoziazione saranno esauriti, come estrema ratio direi di portarlo in Aula e vedere cosa succede. Non lascerei scadere la legislatura senza almeno provarci.

D: Perché è importante approvare una legge sullo ius soli?
R:
L'attuale legge di cittadinanza è da rinnovare tenendo conto delle trasformazioni. Questi sono bambini nati in Italia o che comunque si sentono italiani. La cittadinanza è questo: sentirsi legati al proprio territorio e alla propria cultura. Non si tratta di un gesto di buonismo, ma del riconoscimento di un'identità all'interno di una comunità, come quella scolastica, in cui diventa davvero difficile sostenere che questi bambini non ne facciano parte integrante, che non abbiano acquisito cultura, abitudini e conoscenze che li rendono assolutamente affini ai loro compagni di banco. Stiamo parlando di 800 mila persone: non sono un numero tale da avere un impatto così prepotente nei confronti degli equilibri demografici del nostro Paese.

D: Lei perché lo sostiene?
R:
Io ho fatto anche il sindaco e più di una volta mi è capitato di celebrare il conferimento della cittadinanza a persone che avevano raggiunto dopo anni i requisiti necessari. E ho sempre visto davanti a me delle persone assolutamente emozionate e consapevoli del raggiungimento di un obiettivo che li vedeva finalmente riconosciuti a pieno titolo all'interno di una comunità di cui già loro si sentivano parte da tempo. Immagino di anticipare queste forme di riconoscimento ai bambini che hanno già completato un ciclo scolastico nelle nostre scuole, che sanno leggere e scrivere benissimo in italiano. Con l'attuale normativa il passaggio dopo i 18 anni per ottenere la cittadinanza è più complicato.

D: Qual è il ruolo degli insegnanti in questa protesta?
R:
È molto importante. Il messaggio del maestro Franco Lorenzoni mi ha ulteriormente sollecitato. Siccome nei programmi del nostro sistema scolastico si parla di formazione del cittadino, è vero che per chi lavora direttamente con i bambini e i ragazzi nel segno del rispetto, dell'uguaglianza e dell'inclusione di tutte le diversità, diventa difficile spiegare che tra loro ci sono cittadini e non-cittadini.

D: Lei è anche insegnante. Partecipa allo sciopero della fame in qualità di docente o di parlamentare?
R:
Faccio fatica a dare questa risposta. Sicuramente in questo momento lo faccio come parlamentare a pieno titolo e consapevole del mio ruolo, però non posso nascondere che dentro c'è la consonanza rispetto ai colleghi che si sono mossi e che ci hanno anche suggerito una strada.

D: Ieri il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ha accusato gli insegnanti di fare politica «a scuola e sulla pelle dei bambini». Cosa risponde?
R:
Il messaggio degli insegnanti è stato molto chiaro: si sentono costretti, nel rispetto della Costituzione, a considerare i loro alunni tutti uguali. Il tema dell'uguaglianza e del rispetto della diversità fa sì che in effetti noi mettiamo in difficoltà chi si ritiene educatore. Non c'è niente di propagandistico o di partitico, c'è magari un'adesione politica che discende direttamente da quella Carta Costituzionale che Calderoli in primis ha difeso fino all'ultimo quando ci fu il referendum. È inutile che cerchi delle pretestuosità.

D: Tra gli oppositori allo ius soli, c'è anche chi accusa il Partito democratico di voler fare una sorta di sanatoria per ottenere più voti alle prossime elezioni.
R:
Non accetto minimamente che si possa fare una considerazione di questo tipo perché allora vorrebbe dire che qui non si è mai pensato a fasce, come appunto quella dei minori, che il voto non lo esprimono. Invece, molti di noi sono impegnati su temi per i minori, pur sapendo che da loro non otterranno del consenso, e lo fanno perché i minori non hanno voce: le loro sofferenze e criticità sono tutte nelle nostre mani. Anche in questo caso lavoriamo sempre ed esclusivamente nell'interesse di persone in età evolutiva che maturano diritti e doveri.

D: Gli ultimi a togliere il loro sostegno sono stati i senatori di Area popolare di Angelino Alfano che, pur non discutendo il merito della legge, ritengono che questo sia il momento sbagliato perché rischierebbe di «regalare» voti alla Lega Nord. A loro cosa si sentirebbe di dire?
R:
Da una parte c'è un obiettivo autentico e dall'altra c'è una linea strategica che in questo momento fa da ostacolo al raggiungimento di quell'obiettivo. Io credo che i tatticismi, di fronte a un tema così rilevante sul piano della civiltà, debbano soccombere e debba invece prevalere la loro valutazione più autentica, che è positiva, e che quindi debbano dare un voto favorevole.

D: Oltre allo sciopero della fame porterete avanti altre iniziative di sostegno alla legge sullo ius soli?
R:
Il 13 ottobre 2017 è in programma una manifestazione simbolica a Roma nelle vicinanze delle Aule parlamentari. Stiamo anche sollecitando personalità e testimonial del mondo della cultura e non solo. Inoltre, poiché molto probabilmente anche gli stessi studenti sentono la necessità di riconoscere gli stessi diritti e doveri anche ai loro compagni, ci sarà un momento di coinvolgimento dei giovani, che non è assolutamente una propaganda.

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