29 Settembre Set 2017 0848 29 settembre 2017

Bake Off Italia 2017, Paolo PooL Patrizi: «I follower? Meglio se gay»

Intervista al trial biker di Saronno eliminato dal talent di Real Time: «Ragazze volgari, sembrano pronte a tutto. Io sex symbol? Da piccolo ero una palla di merda...».

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Paolo PooL Patrizi

È scivolato su un eccesso di gelatina, ma nella vita resta ben saldo sulla sua bici da trial. Quella che lo ha aiutato a migliorarsi e diventare più forte, lui che da bambino finiva spesso nel mirino dei coetanei per colpa di qualche chilo di troppo. Pedalando ha trovato la forma migliore, tanto da diventare uno dei nuovi sex symbol del piccolo schermo. O, almeno, di Bake Off Italia, il talent di pasticceria in onda tutti i venerdi su Real Time, dove però le cose non sono andate per il verso giusto. Pazienza, Paolo Patrizi, 28enne trial biker di Saronno, continua comunque a far parlare di sé grazie ai social, dove ammiratrici - e ammiritaori - lo seguono con passione.

L'uscita dal cooking show, sulle prime non l'ha presa proprio benissimo. 'PooL' (questo il suo soprannome) è caduto sulla Baked Alaska, un dolce freddo che va flambato al momento di essere servito. Sembrava tutto perfetto, ma al palato di Ernst Knam e degli altri giudici non è sfuggita quella gelatina in più che ha falsato il sapore del dolce. Paolo però non recrimina, in fondo è uno sportivo e accetta il giudizio: «Anche perché la pasticceria non è certo il mio settore. E poi sono abituato alle competizioni, non sempre si vince», racconta a Letteradonna.

Paolo PooL Patrizi, il campione di trial bike a Bake Off Italia 2017.

DOMANDA: Qual è stata la cosa più difficile di questa esperienza?
RISPOSTA:
Abbandonare gli amici, mi è dispiaciuto tantissimo soprattutto lasciare loro. Restiamo comunque in contatto, abbiamo creato un gruppo su WhatsApp che usiamo per confrontarci e raccontarci cazzate.

D: C'era rivalità tra i concorrenti?
R:
Da parte mia no, poi a me tutti vogliono bene (dice con una vocina buffa, ndr). Insomma, fai torte, non ci può essere rivalità per una cosa del genere! Però devo dire che nel gruppo qualche tensione di questo tipo si è creata. Tra Toni, Maria Grazia e Luigi, ad esempio. Ma non ho ben capito perché.

D: Non ci puoi dire chi ha vinto, ma che idea ti sei fatto?
R:
Ho indovinato subito chi avrebbe trionfato, già alla seconda puntata. Di competizioni me ne intendo, certi dettagli non mi sfuggono.

D: Sei sempre stato appassionato di cucina?
R:
Ho fatto una scuola di avviamento professionale dal 2006 al 2008, ci insegnavano più che altro a usare i macchinari. Non so molto di ricette, di sicuro sono più bravo con forni&co.

D: Ma come ci è finito un trial biker a Bake Off?
R:
Non lo so nemmeno io, è iniziato tutto come uno scherzo. Mi ha convinto il mio vecchio insegnante di pasticceria, forse perché tra tutti ero il meno peggio.

D: Cosa ti è rimasto di questa esperienza?
R:
Adesso che sono fuori ho iniziato a guardare la pasticceria con occhi diversi. Ho comprato degli stampi in silicone, mi sto mettendo alla prova.

D: Qual è il tuo dolce preferito?
R:
La classica chantilly, anche se ora sono entrato in una fase ossessiva complusiva per le cheesecake fredde.

D: Ti diverti più ora che a Bake Off?
R:
Direi di sì. Quando ero dentro mi annoiavo un po', si parlava solo di pasticceria e mai di ragazze. Che palle. Anch'io sono innamorato della bicicletta, la mia disciplina, ma ad esempio non parlo di bicicletta quando sono fuori con gli amici, già mi riempie la vita.

D: A proposito di ragazze, sei amatissimo e hai tanti follower. Che effetto ti fa?
R:
Ho tenuto il conto. Quando sono entrato erano esattamente 1620, oggi sfioro i 5 mila. Però preferisco di gran lunga i messaggi dei gay a quelli delle ragazze, certe donne non si possono sentire.

D: In che senso?
R:
Sono volgari, mi scrivono cose assurde, sembrano pronte a tutto, o la va o la spacca insomma. I gay, invece, sono più raffinati. Ragazze, avete il potere di essere donne, lasciate che l'uomo faccia l'uomo e vi conquisti!

D: Sei innamorato in questo momento?
R:
No.

D: Qualche giorno fa hai fatto un video su Instagram in cui ti definivi «Un po' brillo». Come è nata l'idea?
R:
Ho visto che funziona, le persone seguono tantissimo questi live. Ci sono sempre dei visitatori fissi, la media di solito è sui 40-50, ma io ho notato che quando faccio le dirette sono molti di più. Ho fatto lo scemo, è stato divertente. Sto anche cercando di studiare un po' di marketing, i social sono mezzi potenti.

D: Quindi pensi di continuare sulla scia di popolarità arrivata da Bake Off o tornerai al tuo lavoro?
R:
La bici è la bici. Ho un team di performer con cui faccio degli spettacoli in giro perl'Italia, resta il mio lavoro.

D: Come è nata questa passione?
R:
Merito di mio padre. A lui devo davvero tutto. È stato un campione di moto trial, era nel Team Valenti. Poi quando sono nato io, nel 1989, ha smesso con le gare e ha iniziato ad appassionarsi alle moto storiche. A me la moto faceva paura, così abbiamo fatto una scommessa: «Se esci dalle superiori senza debiti ti regalo una bici da trial», mi disse. E così è stato, anche se non era proprio la bici che sognavo.

D: E cosa ti aspettavi?
R:
Le bici da trial devo essere trattate male, la mia era nuovissima, perfetta. Però alla fine mi ha cambiato la vita. Da ragazzino ero alto 1,50 e pesavo 60 chili, una palla di merda. Mi prendevano in giro, ero bullizzato. Lo sport mi ha migliorato fisicamente, ma anche di testa.

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