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27 Settembre Set 2017 1320 27 settembre 2017

X Factor 2017, Manuel Agnelli: «Levante e Mara Maionchi? Spero bisticcino»

Dalla gavetta ai vestiti firmati Armani, intervista al giudice indie del talent canoro di Sky e leader degli Afterhours.

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Manuel Agnelli, giudice di X Factor 2017

Lui, lei e il cieco. Lui, con il cieco, non vuole averci nulla a che fare. Lei invece, il cieco, lo invita a cena. E il cieco accetta. Quella sera, per uno di loro, sarà l'esperienza più emozionante della propria vita. Questa è la storia di Cattedrale, uno dei racconti più famosi dello scrittore americano Raymond Carver. Davanti a centinaia di persone, alla Feltrinelli, Manuel Agnelli lo legge ad alta voce tutto di un fiato, strappando un applauso che sembra non finire mai. «Come hai fatto a prepararti così bene?», gli domandano. Risposta: «Mi sono seduto sul gabinetto, e l'ho letto tre volte».
Era il 2003, lui aveva 37 anni, già leader degli Afterhours. Oggi Manuel, 51enne, è anche giudice di X Factor: probabilmente gliel'avessero detto allora non ci avrebbe mai creduto. Eppure non è cambiato di una virgola: è rimasto se stesso, sul palco e nella vita di tutti i giorni. E se un concorrente dello show canoro di SkyUno dovesse chiedergli «Come devo prepararmi per fare bella figura in audizione?», la risposta non sarà: «Siediti sul water e canta». Perché «Il senso è che devono essere veri», dice il crooner. «Senza cercare per forza di trasformarsi in animali da palcoscenico. Devono dare spazio alla musica e basta. Questo conta nella preparazione. Dopo, se vogliono, possono anche sedersi sul gabinetto».

Il giudice di X Factor 11, Manuel Agnelli, entusiasta dell'esibizione di un concorrente.

INDIE ROCK FACTOR

Ha sempre rotto gli schemi, Manuel Agnelli. Lo ha fatto con gli Afterhours, da 30 anni il gruppo milanese porta bandiera dell'indie rock italiano. Continua a esserlo come giudice di X Factor, anche se qualcuno diceva: «Non sarà più lo stesso, in tivù è diverso, mica può continuare a dire e fare quello gli pare, a partire dall'aspetto: chi è più antitelevisivo di lui?». E invece no. I capelli sono rimasti lunghi, anzi lunghissimi. L'abbigliamento, eccentrico. I suoi giudizi, un cult. E dire che il percorso con gli Afterhours, in tutto 11 album, è stato una gavetta infinita di concerti nelle cantine, nelle palestre e nei locali di provincia, dove il disorientamento per il pubblico era già netto. «Proponevamo un rock talmente diverso che la gente non sapeva se applaudire o fischiare», racconta Agnelli. La sua è una musica che si è sviluppata senza spinte di talent show o reality. Eppure, eccolo lì, per il secondo anno di fila giudice forse del talent che più talent non si può. Ma che grazie alla sua presenza, forse, un po' sta cambiando.

DOMANDA: Manuel, stai cambiando X Factor. O forse è lo show che sta cambiando te?
RISPOSTA:
Di sicuro mi piace di più adesso rispetto a qualche anno fa. Ha avuto la necessità di capire che il ruolo principale deve avercelo la musica, non la televisione, che resta comunque fondamentale. Lo dimostra il fatto che io sono ancora qui in qualità di personaggio 'antitelevisivo' che ormai è diventato televisivo.

D: Se X Factor sta cambiando, gli Afterhours rimangono Afterhours. Qual è il vostro segreto?
R:
Penso che il collante più forte sia tradirsi e farlo il più possibile, per non essere imprigionati l'uno con l'altro.

D: Giriamo questo consiglio anche ai concorrenti?
R:
No, è una cosa diversa. Noi suoniamo insieme da 30 anni, loro invece devono ancora formarsi, vale l'esatto opposto. Anzi: qui non servono teatranti, con rispetto parlando. Chi recita vada pure a casa. Qui cerchiamo personalità in grado di diventare musicisti come scelta la vita, e che lo dimostrino sul palco.

D: Le audizioni ormai si sono concluse. Primo bilancio?
R:
Mi hanno colpito i giovanissimi, diciamo dai 16 in su. Credo che quest'ultima generazione non abbia paura di rimboccarsi le maniche, ha capito meglio delle altre in passato, nate nel benessere, che sono tempi difficili. Questa cosa si nota soprattutto sul palco.

D: Forse questi nuovi artisti emergenti sono più vicini anche al tuo modo di fare musica.
R:
No, per niente. Siamo cresciuti in tempi troppo diversi. La loro strada con la mia non c'entra niente. I talent conducono al successo molto più velocemente. Io mi sono fatto dieci anni di gavetta, più altri dieci in cui ho sviluppato la consapevolezza che la musica sarebbe stata un percorso di vita. Oggi invece ho la sensazione che tutto questo venga considerato una semplice rampa di lancio per la propria carriera.

D: Se tua figlia un giorno volesse partecipare a X Factor, come ti comporteresti?
R:
Dipende dal motivo per cui vorrebbe farlo. Siamo sempre lì: se pensa alla carriera glielo sconsiglierei. Al contrario avrebbe il mio appoggio se fosse la tappa di un percorso per imparare delle cose. Sembra retorico ma è il senso più grande che un programma ti può dare.

D: Restiamo sulle donne. Quest'anno due novità in giuria.
R:
Sono impegnative, spero bisticcino tra di loro così io e Fedez possiamo lavorare in pace.

D: Cosa ne pensi di Levante?
R:
Sono contento che ci sia. È la conferma che si vuole mettere la musica davanti a tutto. Viene da un ambiente simile al mio, non dal mainstream, e quindi può rappresentare cose diverse. Essendo molto più giovane di me son curioso di scoprire il suo punto di vista.

D: Il tuo rapporto con Mara Maionchi?
R:
Stimolante e divertente. Nutro nei suoi confronti molto rispetto, sarà un rapporto costruttivo soprattutto per me perché lei, il suo percorso, lo ha già completato. E poi è una sicurezza. Se siamo scazzati o tristi, ci rimette sempre sull'attenti.

Il giudice di X Factor 2017, Manuel Agnelli, proprio non gradisce l'esibizione di una concorrente.

D: Come giudici dovete promuovere, ma anche bocciare e criticare. Qual è la peggiore che hai mai ricevuto?
R:
Non ne ricordo una in particolare. Però è proprio la mole delle critiche ricevute che mi ha aiutato a essere libero. Ne ho prese talmente tante che sono diventato il 'super eroe delle critiche'.

D: Gli Afterhours suoneranno a X Factor?
R:
Non credo. Stiamo lavorando a un disco però, non per forza di inediti.

D: Inediti come gli abiti che indosserai?
R:
Quest'anno Armani mi ha coinvolto in un progetto che mi ha galvanizzato, adattando e costruendo su di me la sua ultima collezione, che indosserò durante tutti i live. Per il resto, il mio guardaroba resta liberissimo, tra Vivian Westwood, Etro, Armani stesso.

D: Ci hai detto cosa ti aspetti quest'anno a X Factor. Cosa invece non vuoi proprio vedere?
R:
Concorrenti che recitano sul palcoscenico senza il gusto di viverlo, che partecipano al programma solo per esibirsi. Che mostrano i genitali, specie se sono falsi. Ecco, quelli non voglio vederli.

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