22 Settembre Set 2017 1158 22 settembre 2017

Women in Motion, FS: «Più donne in azienda»

Il progetto del Gruppo per incentivare le ragazze a intraprendere percorsi professionali tecnico scientifici e aumentare il numero delle dipendenti: «Sono poche e non è eticamente soddisfacente», spiega Mauro Ghilardi, Direttore Centrale Risorse Umane.

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Treno

Donne al volante, pericolo costante. Donne che non sanno fare un tubo. Donne che ricoprono un ruolo da dirigente dopo aver offerto chissà quali favori. Donne manager odiose solo perché severe, al contrario degli uomini che, per lo stesso motivo, nel peggiore dei casi sono considerati tosti. Gli stereotipi sulle donne nel mondo del lavoro sono tanti, troppi. D'altronde, il cosiddetto gender gap, e cioè la disuguaglianza tra il genere maschile e il genere femminile in ambito sociale e, soprattutto, professionale, è ancora molto forte in Italia e in tutto il mondo. Al punto che esiste una ricerca chiamata Global Gender Gap realizzata dal World Economic Forum, che ogni anno si propone di catturare la disparità di genere e di quantificarne i progressi. Lo studio del 2016 parla chiaro: la parità di diritti tra uomini e donne nel mondo potrà avvenire solo tra 180 anni. Il nostro Paese? È al 50esimo posto, dietro Panama, Trinidad e Tobago, Cuba, Barbados, Mozambico, Burundi, Filippine e Rwanda. L'Italia insomma è ancora lontana da questo tipo di uguaglianza, nella salute, nell'istruzione, nel lavoro e in ambito politico. Ed è un gap, appunto, presente inevitabilmente anche nelle nostre grandi e piccole imprese. Una di questa è Ferrovie dello Stato: il 14,9% dell'intera forza lavoro è composto dalle donne, un dato che scende al 2,7% nella manutenzione e allo 0,8% fra i macchinisti.

DONNE E LOCOMOTORI

Il progetto Women in Motion (WIM), che il Gruppo Fs Italiane ha presentato a maggio in collaborazione con Valore D (l'associazione di imprese che promuove la diversità, il talento e la leadership femminile), mira a invertire questa tendenza, o perlomeno correggerla il più possibile, partendo dagli studi, e quindi dalle studentesse. «L'obiettivo è incentivare le donne a intraprendere percorsi professionali tecnico scientifici attraverso una campagna di orientamento nelle scuole medie, nelle superiori e nelle università», recita il manifesto di diversity management. In aggiunta, è stata fatta un'indagine interna tra i dipendenti del Gruppo Fs Italiane, che hanno detto la loro opinione su come abbattere le eventuali barriere esistenti in azienda nei confronti delle donne. Infine, nell'ambito del progetto Girl in Motion, sono state scelte 20 studentesse, una per ogni regione d'Italia, per un viaggio nelle imprese più avanzate dal punto di vista tecnologico (Gruppo Fs Italiane ovviamente, ma anche Acea, Enel, Eni e Poste Italiane tra le altre), tutte esperienze poi raccontate e documentate attraverso i social network. Patrocinata dal Ministero dell'Istruzione, a spiegare nel dettaglio a LetteraDonna la campagna è Mauro Ghilardi, Direttore Centrale Risorse Umane e Organizzazione FS Italiane.

Mauro Ghilardi, Direttore Centrale Risorse Umane e Organizzazione FS Italiane

Digital Media - Fs Italiane

DOMANDA: Direttore, il 14,9% dei vostri dipendenti sono donne. Un dato decisamente basso.
RISPOSTA:
Basso, ma anche insoddisfacente.

D: Perché insoddisfacente?
R:
Perché non è eticamente corretto. I nostri clienti sono sostanzialmente italiani, e il 51% della nostra popolazione è composta da donne. Avere una forte componente femminile in azienda può aiutare per sensibilità, garantisce un punto di vista e un'attenzione diversa rispetto a quella già esistente. Il talento, statisticamente, si distribuisce equamente tra uomini e donne. Non possiamo quindi permetterci di ignorare la metà di questo talento.

D: Come si spiega questo dato?
R:
C'è da dire che c'è stato un leggero miglioramento rispetto a maggio, quando la presenza delle donne in azienda era del 14,6%. Ma la spiegazione è semplice. In Italia le donne laureate in discipline tecniche sono il 20% del totale, e il 10% dei diplomati nelle scuole specializzate. Questi sono i due bacini da cui solitamente reclutiamo il personale. Il 40% dei laureati in azienda sono ingegneri. Senza contare che, andando indietro nel tempo, nelle classi di ingegneria la presenza delle ragazze era nulla.

D: Women in Motion è stato presentato a maggio: a che punto è il progetto?
R.
Si sta per chiudere la prima fase, entro la fine dell'anno si concluderà la campagna di orientamento nelle scuole realizzata da cento nostre mentors che abbiamo opportunamente formato. Hanno incontrato oltre 2mila studentesse in tutta Italia, rispondendo alle loro domande per indirizzarle il più possibile verso la scelta di un percorso di studi tecnici, e soprattutto per confortarle, spiegando loro che non c'è nulla che non sia alla loro portata.

D: Quali sono i timori più diffusi?
R:
Gli stereotipi sociali e culturali vedono ancora le donne incompatibili con tutto quello che riguarda tecnologia e innovazione. Stiamo cercando di far capire che si tratta di peculiarità per nulla appartenenti soltanto ai maschi. La laurea in ambito scientifico è ideale anche per un profilo femminile ed è quello che è emerso anche dall'indagine interna ai nostri dipendenti: per oltre il 70% degli intervistati, il proprio lavoro può essere svolto sia da un uomo che da una donna. E con gli stessi risultati.

D: Le domande più frequenti delle studentesse?
R:
Le ragazze ci hanno chiesto se il lavoro tecnico si concilia bene con la famiglia e in generale i loro hobbies. Oppure se le famiglie hanno cercato in qualche modo di ostacolare la scelta di una carriera di questo tipo, e qui ci ricolleghiamo agli stereotipi di cui ho parlato prima. Infine se esistono ancora discriminazioni verso le donne sul posto di lavoro. Credo che le nostre ferroviere, per usare un'espressione più italiana e forse anche più simpatica, da questo punto di vista siano state molto brave a infondere coraggio e determinazione al pubblico femminile che le ascoltava.

D: Convincere una donna o una ragazza a intraprendere il ruolo di capostazione o macchinista, però, non è facile.
R:
Bisogna chiarire bene che i tempi, rispetto a quelli di una volta, sono cambiati. Il macchinista che carica il carbone nella locomotiva per mandare in ebollizione l'acqua non esiste più. Nell'area tecnica, che ribadisco è quella in cui puntiamo maggiormente per quanto riguarda l'aumento della presenza femminile, la tecnologia ha rivoluzionato tutto. Alcuni lavori una volta richiedevano davvero una certa prestanza fisica. Ma oggi ci sono macchinari specifici realizzati apposta per svolgere questi compiti, e possono essere tranquillamente gestiti anche da una donna. Sono le competenze che contano, nient'altro.

D: L'obiettivo del Gruppo Fs Italiane è raggiungere in tre anni il 20% di presenza delle donne nell'area management, oggi siamo all'11%, e il 30% nell'area staff partendo dal dato odierno del 21%. Cifre che restano comunque basse.
R:
Solo apparentemente. Vorrei ricordare che i nostri numeri sono molto grandi. Parliamo di un'azienda con oltre 73mila dipendenti. Non possiamo certo licenziare gli uomini per inserire le donne così, senza motivo. E non posso neanche da qui al 2020 assumere solo e soltanto dipendenti di genere femminile.

D: ln una vostra indagine tra studenti, il 53% delle intervistate si è detta interessata a una carriera tecnica nel vostro gruppo. Ma forse la motivazione è una sola: la crisi, il fatto che non c'è lavoro. L'importante, insomma, è trovare un impiego.
R:
Il 53% è un buon punto di partenza ma vorrei che fossero il 100%. Aggiungo che da maggio a oggi c'è stato un aumento del 50% delle candidature femminili con diploma tecnico. Segnale che WIM sta dando i primi frutti. Però attenzione: la campagna non invita a mandare più curricula possibili ai nostri uffici. Mira innanzitutto a incentivare le ragazze a iscriversi in facoltà e scuole scientifiche e tecniche, perché è da quel bacino che noi andiamo a scegliere i nostri candidati.

D: Chiudiamo con una battuta: «Il treno è sempre il treno», diceva Renato Pozzetto nel film Ragazzo di Campagna.
R:
Ammetto di non aver mai giocato con i trenini da piccolo, ho iniziato a frequentarli all'università: li prendevo al mattino presto e alla sera tardi. Immagino ci sia un aspetto di fascino nel treno, che passa attraverso le varie generazioni: tutti ci hanno viaggiato, almeno una volta nella loro vita.

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