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21 Settembre Set 2017 1615 21 settembre 2017

X Factor 2017, Alessandro Cattelan: «Io giudice? Perché no...»

Abbiamo intervistato il presentatore del talent show di SkyUno che prosegue con la seconda puntata delle audition, in onda il 21 settembre. Ci ha raccontato del suo rapporto con i giudici, delle collaborazioni con The Jackal e Paolo Sorrentino, della sua droga (l'Inter) e molto altro ancora.

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X Factor 2017 Alessandro Cattelan

Stemperare la tensione dei più bravi. Assecondare, quando è possibile, la follia dei più stonati. Per il momento il compito di Alessandro Cattelan è questo. Le audition dell'edizione 2017 di X Factor sono ancora in corso. E l’entusiasmo è sempre quello della sua prima volta, sette anni fa quando sostituì Francesco Facchinetti come presentatore del programma. Entusiasmo intatto dunque, come il feeling tra i giudici, rinnovati per metà. Poche le scaramucce, almeno fino ad ora. In fondo, il bello deve ancora arrivare, e lo stesso Cattelan, ormai veterano, avverte: «Tutto normale in questa fase. Poi verso il quarto, quinto live cominciano a volare le ‘pizze’».
Trentasette anni, nato a Tortona, in provincia di Alessandria, mamma parrucchiera e papà carabiniere. Sposato con Ludovica Sauer, modella svizzera, insieme hanno due figlie: Nina e Olivia. Della sua famiglia parla poco, anche il matrimonio si è svolto in gran segreto.

Alessandro Cattelan è il classico bravo ragazzo che deve il suo successo alla naturalezza con cui riesce a stare sul palco, davanti alle telecamere, con l’inconfondibile parlantina di chi ha fatto radio da una vita e una buona mano per scrivere, autore di tre romanzi editi da Arnoldo Mondadori. Gli piace tanto la birra, ma questo perché nessuno è perfetto, poi basta, altri vizi non ce ne sono. Canne? Una volta sola, circa un anno fa. La sua droga si chiama Inter, tifoso sfegatato, da piccolo giocava a palla in casa con Tutto il Calcio Minuto per Minuto in sottofondo, con buona pace di mamma e papà, che qualche vaso per forza di cose devono averlo buttato via. Felicissimo dell’arrivo di Luciano Spalletti, il nuovo tecnico nerazzurro, innamorato della squadra della sua città natale, il Derthona Calcio, fallita due anni fa per ripartire questa stagione, in Prima Divisione, anche con l’aiuto di Ale. Che poi ci sarebbe anche lui a disposizione del mister: «Però non mi fanno mai giocare e non capisco perché» scherza. E aggiunge: «Far parte di questo progetto è troppo bello. Qui ci giocavo da ragazzino, quando avevo i capelli ossigenati: da bambino sognavo di fare il calciatore». Finché non gli capitò di fare il pubblico a Radio Deejay quando aveva 19 anni: «Ero estasiato. Dissi al mio amico: ti rendi conto di che lavoro fanno questi?».

DOMANDA: Adesso qualcuno del pubblico di X Factor potrebbe pensare lo stesso di te.
RISPOSTA: Vero, però l’ho sempre vissuta bene, sin dalla prima puntata, quando avevo 30 anni. Ora ne ho quasi 40 e non posso negare che questo programma abbia dato una svolta alla mia carriera. Sta di fatto che l’entusiasmo è sempre a mille. Ormai io e X Factor andiamo avanti a braccetto e i cambiamenti interni, in primis la giuria nuova anche se solo in parte, ha contribuito a scrollarci di dosso quello che è stato senza dormire sugli allori, per riprendere la cavalcata.

D: È il settimo anno. Non è che è già scattata la crisi? Magari anche solo la voglia di fare qualcos’altro?
R: In realtà ci penso poco. Ogni anno per me è come ricominciare da zero. Qualunque decisione verrà presa, lo farò insieme a Sky. Che poi, a dire la verità, penso sempre a mille cose e, se va bene, ne faccio una.

D: Ad esempio?
R: Sono al lavoro per realizzare una sitcom. È ancora in fase di scrittura, spero sia divertente. Inoltre anticiperemo i tempi per E poi c’è Cattelan. Se tutto va bene, avremo un bellissimo speciale natalizio, vediamo se il 25 o il 26 dicembre con una versione allungata.

D: Mai pensato di farlo tu, il giudice di X Factor?
R: Sicuramente, sarebbe divertente. E sinceramente ti dirò che tra il serio e il faceto ne abbiamo anche parlato con gli autori. Ma non credo sia arrivato il momento, non ancora, perlomeno. Certo, mai dire mai. Elio era in giuria ed è passato a XtraFactor, il percorso inverso invece l’ha fatto Mara Maionchi. L’intercambiabilità e la versatilità di sicuro non ci manca.

D: Questo vale un po’ per tutti i personaggi dello spettacolo. Tu stesso hai partecipato al video di apertura dei David di Donatello di qualche anno fa assieme a Paolo Sorrentino, regista premio Oscar, diretti entrambi dai The Jackal, che sono nati su Youtube.
R:
Verissimo. Sono rimasto molto sorpreso per come i ruoli si fossero totalmente ribaltati. Sorrentino si è dimostrato tanto professionale quanto generoso, perché si è prestato a questa cosa mettendosi a totale disposizione. L’ha fatto con un’umiltà e un senso di partecipazione incredibile. E poi i The Jackal sono davvero bravi, avevano completamente in mano la situazione nonostante dovessero dirigere niente meno che un premio Oscar. Se c’era da rifare una scena gli dicevano, senza paura: «Paolo, non va bene, rifacciamolo».

D: Tutto il contrario di X Factor. Se sbagli, rischi di ricevere i fatidici quattro no.
R:
Per questo ho grande rispetto dei concorrenti. Per loro, che non fanno questo lavoro di mestiere, mettersi in gioco, con il rischio di andare male, è indice di grande coraggio.

D: Tu hai mai fatto brutte figure?
R:
Chi io? No dai, nessuna. Oddio, ora che mi ci fai pensare qualcuna sì. Con il mio vecchio gruppo rap ad esempio. Ci divertivamo ma era roba demenziale. Come si dice? Ciò che non uccide fortifica.

D: Sette anni di X Factor: a quali edizioni sei più affezionato?
R: Alla prima, perché c’era una scoperta tutta mia, molto personale, di un programma che non conoscevo e che, come ho detto, ha contribuito alla svolta della mia carriera. La terza perché è stata quella in cui emozioni e consapevolezza si sono bilanciati perfettamente, tutti gli elementi erano al posto giusto, più delle altre edizioni. Infine quella di quest’anno, spero sia una nuova scoperta.

D: Anche perché potrebbe essere l’ultima, sai, con la crisi del settimo anno.
R: Fai bene a provarci. Ma io non ci casco.

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