7 Settembre Set 2017 1755 07 settembre 2017

Il dibattito sul peso delle modelle divide ancora, intervista a Sara Ferretti

Parola di professionista: l'idea di benessere promossa dal fashion system è pericolosa. «Assurdo il limite minimo di anni. La taglia 38 invece è un problema: basta manichini a rischio anoressia», confessa la star.

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Saraferretti

Di solito sono impegnati a farsi la guerra a suon di abiti e sfilate. Stavolta a metterli d’accordo è una ‘carta del benessere’: un vademecum che vieterebbe alle modelle troppo magre o under 16 di sfilare in passerella o mettersi in posa sul set fotografico di una delle loro campagne. Niente di nuovo sotto il sole. Soprattutto a ridosso della settimana della moda donna. Ma se l’annuncio arriva con un comunicato congiunto dai due colossi del lusso, Kering e LVMH, c’è da credere che sia qualcosa di serio. Tanto da incidere significativamente anche sul lavoro delle agenzie di casting. Parliamo di Francois-Henry Pinault (padrone di maison come Gucci, Saint Laurent, Balenciaga, Stella McCartney, Alexander McQueen, Bottega Veneta e Puma) e Bernard Arnault (Louis Vuitton, Christian Dior, Fendi, Céline, Givenchy, Kenzo, DKNY e molti altri). Insomma, i due detentori di una buonissima fetta del mercato di lusso della moda.
Cosa prevede la carta? L’obbligo per i booker, che LetteraDonna ha provato inutilmente a contattare ricevendo come risposta un secco ‘no comment’, di presentare modelle che vestano almeno la taglia 38 e colleghi uomini con la 48. E non è tutto. Per le minorenni che abbiano compiuto comunque 16 anni saranno vietati orari di lavoro tra le 22 e le 6 del mattino, e sarà obbligatoria la presenza di un accompagnatore o di un tutore.
A sentir parlare del limite dell’età, Sara Ferretti, giovane modella napoletana, storce il naso. Vent’anni appena compiuti, alle spalle già otto di carriera da professionista, nel suo curriculum spiccano i nomi degli showroom Fendi, Gucci e Rocco Barocco. Per chi, come lei, ha iniziato a sfilare a quattro anni si tratta di «una cosa assurda».

La modella 20enne Sara Ferretti.

DOMANDA: Assurda per quale ragione?
RISPOSTA: Perché molto spesso incontro giovani ragazze di 16 anni molto più in gamba di altre più grandi.
D: In che senso?
R: Più preparate per questo lavoro sia a livello fisico che professionale. L’ho provato sulla mia pelle: dai quattro ai sei anni ho preso parte a delle piccole sfilate e a qualche pubblicità. Poi ho ripreso a 13, iniziando con dei corsi di portamento, per arrivare, a 14, a sfilare da professionista.
D: Non credi che lo stress e i ritmi di lavoro di una modella siano esagerati per una 16enne?
R: Credo che a 16 anni una ragazza, in quanto donna, sia abbastanza capace di saper gestire lo stress di determinate condizioni. Se non dovesse sentirsi in grado, allora, sarebbe lei per prima ad abbandonare il campo.
D: Modella e studentessa di psicologia. La carta prevede anche un supporto psicologico durante le ore di lavoro dei minorenni e la presenza di un tutore.
R: Non vedo la necessità di un sostegno psicologico, tuttavia dipende sempre dalle situazione e dalla modella/modello che si ha davanti. La presenza di una figura materna o paterna, o di un accompagnatore, è invece fondamentale fino ai 18 anni: molti aspetti, soprattutto sul piano economico, vanno controllati per non rischiare di essere raggirati e far sfruttare la propria immagine.
D: E le polemiche sull’eccessiva magrezza delle tue colleghe?
R: L’ ideale della modella 38 ha spinto tante ragazze sulla strada dei disturbi alimentari nella convinzione che se non avessero raggiunto quella taglia non sarebbero arrivate da nessuna parte. Ho molte amiche che hanno trascorso dei brutti periodi proprio per questo motivo. Per me non dovrebbero esistere le 38, figuriamoci le 36: la vera modella porta la 40.
D: Sei iscritta a un’agenzia?
R: Sì, a Napoli . E posso assicurare che i canoni della magrezza e dell’età non vengono tenuti in considerazione. Piuttosto contano la bellezza, il carattere e la capacità di posare e sfilare. A meno che tu non sia una 46, ogni ragazza è adatta a un tipo diverso di lavoro. Ecco, una buona agenzia dovrebbe fare proprio questo: saper valorizzare le differenze, non ricercare tutti manichini taglia 38 a rischio anoressia.

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