4 Settembre Set 2017 1922 04 settembre 2017

«Amore a prima spaccata»

Intervista ad Alessia Maurelli, capitano della squadra di ginnastica ritmica italiana e oro ai Mondiali nella specialità cinque cerchi. Un traguardo raggiunto a costo di grandi sacrifici.

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alessia maurelli

È la farfalla più 'anziana' del gruppo. Anziana si fa per dire, dato che ha appena compiuto 21 anni. Ma la ginnastica ritmica è fatta così: The Butterfly Effect, per dirla con il titolo di un film americano. Si comincia presto. Molto presto. Già a nove anni è sufficiente una buona spaccata - non provateci a casa - per iniziare subito a lavorare in palestra. E da lì non ti fermi più. Questa è la storia di Alessia Maurelli, nata a Rivoli, in Piemonte, cresciuta a Ferrara ma polesana di adozione (la sua famiglia vive a Occhiobello, vicino Rovigo). È lei il capitano della Nazionale di Ginnastica Ritmica italiana, composta da Martina Centofanti, Beatrice Tornatore, Agnese Duranti, Martina Sant’andrea e Anna Basta. Insieme, allenate in quel di Desio (e a Follonica d'estate) da Manuela Maccarani, la donna più medagliata d’Italia, hanno chiuso i Mondiali di Pesaro con l’oro nella specialità dei cinque cerchi, davanti alla più quotata Russia e al Giappone. Un primo posto che cancella, ma solo in parte, la delusione per il quarto piazzamento raggiunto nel Concorso Generale, specialità olimpica, e nell’esibizione con le tre palle e due funi. Un’edizione particolare, quella di quest’anno: per la prima volta infatti i mondiali sono stati organizzati in Italia. I tifosi ha risposto presente, con oltre 20mila presenze complessive. Anche per questo Alessia confessa un po’ di amaro in bocca, nonostante il successo nei cinque cerchi.

DOMANDA: Di solito la vittoria più bella è sempre l’ultima, perché è quella che si ricorda più facilmente. E tu di medaglie ne hai vinte 35, tra Mondiali, Olimpiadi, Europei, coppa del Mondo e Gran Prix.
RISPOSTA: Stavolta no. Ci siamo riscattate dopo la delusione nel concorso generale, questo sì, nonostante la nostra sia stata un’ottima performance. Era il nostro obiettivo principale ma ancora una volta è arrivato il quarto posto. La mia vera medaglia d’oro è essere stata il capitano di molte mie giovani compagne di squadra al loro primo mondiale. Questo mi riempie di orgoglio.
D: La giuria ha ricevuto molti fischi.
R: Non voglio entrare nel merito. Non è compito mio.
D: Giusto. In fondo, neanche volevi fare ginnastica ritmica, da piccola.
R: (Ride) Ho iniziato con il nuoto, ho proseguito con la danza e poi sono passata a ginnastica artistica. Quando mi hanno detto che non ero adatta, mi sono detta: «Ah sì? E allora sai che c’è? Vado a fare la ritmica».
D: Amore a prima vista?
R: Direi a prima spaccata. La mia allenatrice di allora, Livia Ghetti, mi chiese di fargliene una. Dopo averle fatto anche un ponte mi disse: «Ok dai, cominciamo subito allora».
D: La prima spaccata fa male?
R: Un pochino sì. Bisogna essere predisposti innanzitutto. Non è che inarchiamo una gamba così, a comando. Servono ore di stretching. Che magari possono sembrare tante, ma ci alleniamo otto ore al giorno, è il nostro momento per scaricare.
D: In nazionale ci sei entrata nel 2014, dopo essere stata scartata i due anni precedenti.
R: Quando la mia allenatrice mi ha comunicato la convocazione ho pianto, sono corsa a casa e mi sono subito messa a fare la valigia. Volevo partire subito, ero troppo contenta. Anche per la delusione che avevo provato quando fui scartata. Dopo le Olimpiadi di Londra, nel 2012, le titolari avevano lasciato il gruppo e serviva un ricambio generazionale. I posti erano cinque e ci presentammo in sei. Fui l’unica esclusa. Ma giusto così. A conti fatti non ero ancora pronta.
D: Del resto c’è un limite di età. Non si può continuare a fare le ginnaste per tutta la vita.
R: Da una parte andrei avanti fino a 30 anni. Dall’altra la nostra è una vita molto dura. Fatta di sacrifici soprattutto. Viviamo in albergo 11 mesi all’anno svegliandoci alle sette, d’inverno anche prima delle sei perché alle otto c’è scuola. Non nascondo che inizio a desiderare un po’ più di tempo per me stessa.
D: Tempo per la vita privata quindi, poco.
R: Decisamente. I social ci aiutano a staccare. Soprattutto per le più giovani. E poi abbiamo tante bambine che ci seguono e fanno il tifo per noi. Utilizzarli è un modo per farle sentire che siamo loro vicine.
D: A quando un reality sulla ginnastica ritmica? Vite parallele ha raccontato la vita delle tue colleghe dell’artistica e ha avuto successo.
R: Non nascondo che mi piacerebbe. Troppo spesso siamo etichettate come le ragazze «carine che fanno i saltelli». E invece come ho detto la nostra è una vita di sacrifici, di massima dedizione, impegno e concentrazione. Sarebbe bello, ma mi rendo conto che il nostro è uno sport minore. Occorre coraggio per certe scelte.
D: Sei anche aviere scelto dell’Aeronautica Militare. Ti senti più farfalla o più aereo da caccia?
R: Mi piace pensare di essere una farfalla che vola. Devo molto alle forze armate, un’esperienza davvero formativa.
D: Clavette, palla o nastri?
R: Clavette. Da sempre sono gli attrezzi con cui mi alleno meglio, ci gioco anche lontano dalla palestra. Da piccola li tenevo sul comodino.
D: Il tuo sogno erano le Olimpiadi di Rio de Janeiro e lo hai realizzato. Il prossimo?
R: Tokyo 2020. Ma è ancora troppo presto per pensarci. Una ginnasta deve ragionare di anno in anno e vedere come reagisce il corpo, la tenuta muscolare, l’elasticità. A 24 anni devi tenere conto anche di queste cose.
D: Un aggettivo per ogni tua compagna di squadra.
R: Con Martina Centofanti ho diviso l’esperienza di Rio ed è un’instancabile lavoratrice. Beatrice è elegante, davvero una ginnasta modello, il suo fisico è perfetto. Agnese invece è un vulcano, carismatica come poche. Martina Santandrea la conosco da sempre ed è veloce come il vento. Come esce un attrezzo dalla pedana c’è sempre lei, pronta, che corre a prenderlo. Infine Anna, la più piccolina ma determinata come poche.
D: Settimana prossima, finalmente, un po’ di vacanze. Destinazione Ibiza, manco a dirlo, tutte insieme.
R: Faremo tutto quello che non abbiamo potuto fare quest’anno. E quindi relax e divertimento. Dormire? Direi di no. Credo che cercheremo di dormire il meno possibile (ride).
D: Chi di voi ha più successo con gli uomini?
R: Io! Ma non è per vantarmi… Diciamo che essendo la più grande sono più avvantaggiata!

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