18 Luglio Lug 2017 1815 18 luglio 2017

Cars 3: al cinema rimbomba la voce di J-Ax

Lo zio del rap all'esordio come doppiatore nel film della Pixar in uscita il 14 settembre. «Coronato il sogno di ogni nerd. Ho pianto pensando che un giorno lo vedrà mio figlio», racconta a LetteraDonna.

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Cars

Magrissimo, gli occhi che guardano veloci, il sorriso furbo e il solito cappello calcato sulla testa. J-Ax sorride e non sta fermo un secondo, tanta è l’emozione per essere a Roma alla presentazione del nuovo capitolo di Cars 3 con il regista Brian Free, il produttore Kevin Reher e gli altri doppiatori Pino Insegno, Sabrina Ferilli, Marco Messeri, Ugo Pagliai e La Pina. «Sono supercontento di essere in un film della Pixar di cui sono fan dal primo giorno», racconta a LetteraDonna il rapper milanese. «Sono la voce dello speaker dell’incredibile corsa Crazy 8, un personaggio che mi assomiglia tanto: è pazzo come me e urla tantissimo». Cars 3, in uscita nelle sale il 14 settembre anche in 3D, racconta una nuova avventura del bolide campione del mondo Saetta McQueen, la cui fiducia viene messa a dura prova dal tempo che passa ma che ritrova determinazione e coraggio per battere le giovani auto supertecnologiche di ultima generazione, grazie all'aiuto di una nuova allenatrice e di tanti amici.

DOMANDA: È la sua prima esperienza al doppiaggio: com'è andata?
RISPOSTA: Se non fosse stato per il direttore Gianfranco Mazzoni non avrei combinato nulla. Non sapevo da dove cominciare. Lui mi ha preso per mano, mi ha guidato e mi ha insegnato ad interpretare il personaggio anche con i movimenti del corpo e i risultati sono stati ottimi.

D: Da come la racconta deve essere stato emozionante.
R: Sì, perché è stato un sogno che diventava realtà. Cinema per me vuol dire Pixar. Conosco tutta la sua storia, dalla fondazione ai software che usano per l’elaborazione grafica. E poi uno dei loro direttori del 3D è italiano: si chiama Guido Quaroni, si è laureato al Politecnico di Milano e nella versione originale di Cars 3 fa la voce di Guido il muletto. C’è da essere orgogliosi.

D: Ma lei è davvero un nerd!
R: Da sempre e da quando eravamo discriminati. Ho un diploma in informatica, sono appassionato e molto informato. Quaroni è colui che ha sviluppato l’animazione Pixar su sistema Next, creato da Steve Jobs quando fu fatto fuori da Apple. Può immaginare per me cosa vuol dire aver partecipato a questo film? È la ciliegina sulla torta della mia carriera.

D: Cosa ha provato quando l’hanno contattata?
R: Mio figlio era nato da neanche un mese ed io mi sono messo a piangere pensando a quando sarà più grande e potrà vedere il film e sentire la mia voce. Un film poi così bello, denso di significati.

D: Uno dei temi del film è il confronto fra vecchie e nuove generazioni. Chi è stato il suo mentore?
R: I miei mentori sono stati i miei genitori, il primo produttore, ma oggi sono io che ricopro questo ruolo. Nella mia società (Newtopia fondata con Fedez, ndr) sono quello che ha più esperienza e dà consigli. In generale, nel rap il confronto con le nuove generazioni è molto sentito: da un giorno all'altro nascono nuovi talenti che stimolano la gara, che ti possono mandare a casa.

D: Anche in Cars 3, come in molti altri film della Disney-Pixar, c’è una svolta al femminile. Cosa ne pensa?
R: È importante far vedere alle bambine che non c’è solo la figura della principessa che attende di essere salvata. Che una ragazza non possa correre in macchina, o essere una rapper o vincere e vivere da sola, è una bugia vecchia di secoli. Non vedo l’ora di vivere in un mondo dove niente di tutto questo sarà un eccezione.

D: A proposito di futuro, non ha paura di invecchiare?
R: Ci sono due modelli da seguire: Madonna e Meryl Streep. Io preferisco abbracciare quello che viene, compresa l’età che avanza, con freschezza e dignità, senza nascondere le rughe, il capello grigio, e facendone quasi un vanto, tanto da diventare ancora più sexy. Se non si fosse capito, preferisco il modello Streep.

D: Lei si è dichiarato nerd. Ma non trova che la tecnologia sia ormai troppo invasiva?
R: La tecnologia è uno specchio di quello che è l’animo umano. I social non hanno fatto altro che amplificare le cose cattive come il bullismo, che è diventato cyber. Ma di buono c’è la condivisione, la maggiore informazione. Siamo più vicini anche se in continenti diversi e più sicuri. Mio figlio avrà un segnale Gps che lo seguirà ovunque, non avrò paura di perderlo. Scherzo, eh. Ma non troppo.

D: Dunque non ha paura di perdere libertà e privacy?
R: Per niente. Da bambino abitavo in un paese molto piccolo. Al posto dei social network c’erano un casino di vecchiette affacciate alle finestre che raccontavano a mia mamma qualsiasi cosa facessi al parco giochi: era una bacheca di Facebook ante litteram.

D: Un'ultima curiosità: la sua auto del cuore?
R: Con i primi soldi guadagnati con il rap comprai una Suzuki Vitara, che avevo visto sulla copertina del disco del rapper Gran Puba. Era il 1993 e la macchina era già vecchia. Ho speso tanti soldi per far arrivare i pezzi dall’America e farla diventare bella. Ma gli ho voluto veramente bene.

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