20 Febbraio Feb 2018 1332 20 febbraio 2018

Olimpiadi 2018, il centro antiviolenza nel villaggio di PyeongChang

Francesca Lollobrigida, campionessa europea testimonial Procter&Gamble: «Ascoltiamo i segnali delle ragazzine. La Nazionale? Ha bisogno di una figura femminile».

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Francesca Lollobrigida Olimpiadi 2

Un valore pratico. Ma anche simbolico. È questo il senso del centro antiviolenza nel villaggio olimpico di PyeongChang, in Corea, dove sono in corso i Giochi invernali a cinque cerchi (9-26 febbraio). Perché lo scopo dei quattro punti di ascolto allestiti dal Gender Equality Center Support è sì quello di prevenire casi di abusi e violenze e offrire ogni genere di supporto a eventuali vittime, garantendone l’anonimato, ma al tempo stesso il servizio a disposizione di atleti, volontari e spettatori vuole mantenere viva l’attenzione su un argomento che, purtroppo, interessa anche lo sport.

ROMPERE IL SILENZIO

Rompere il silenzio, parlare di violenza e di uguaglianza di diritti in un’occasione solitamente deputata a cantare le gesta di atleti fenomenali, è proprio uno degli obiettivi del centro antiviolenza a PyeongChang, come ha spiegato alla Nbc la consulente Jeon Won Hee. «La cosa più importante è sapere che la violenza sessuale può verificarsi ovunque, in qualsiasi momento », ha detto. «Qui, ad esempio, potrebbe accadere in un'area affollata come il Parco Olimpico, o in uno spazio privato, compresi gli appartamenti nei villaggi degli atleti».

L’IMPORTANZA DI ASCOLATARE

E «non possiamo permettere che ci sia il silenzio» è il mantra rilanciato alla vigilia delle Olimpiadi di PyeongChang da Nancy Hogshead-Makar, l’ex nuotatrice Usa e attivista che, dopo essere stata anche lei vittima di violenza, ha fondato il gruppo Champion Women. Obiettivo: offrire ascolto a chi chiede aiuto e vietare che si ripetano oscenità come quelle perpetrate da Larry Nassar, l’ex medico federale statunitense condannato a 175 anni di prigione per le violenze su oltre un centinaio di ragazzine.

IL CASO NASSAR A PYEONGCHANG

Uno scandalo che ha colpito la ginnastica statunitense e scosso l’intero ambiente olimpico. «Non doveva arrivare a 20 anni di servizio come medico federale», dice l’azzurra dell’aeronautica militare Francesca Lollobrigida, fresca campionessa europea nel pattinaggio di velocità (specialità mass start) e atleta di punta della spedizione tricolore a PyeongChang . «Molte volte non si crede alle ragazzine quando provano a mandare segnali e invece andrebbero ascoltate di più», continua la 27enne romana, testimonial con mamma Sandra della campagna di Procter&Gamble Amore oltre i pregiudizi.
«Sono dell’idea che una Nazionale abbia bisogno di una figura femminile come accompagnatrice: anche a me servirebbe per una maggiore tranquillità mentale e fisica», continua. «Come un’amica, insomma, una donna con la quale poter parlare di qualsiasi problema».

LA RIVOLUZIONE CULTURALE

Una donna per le donne. Perché è da lì che, anche nello sport, bisogna partire. Lo sostiene Angela Ruggiero, pluricampionessa di hockey su ghiaccio e membro del CIO: «La parità di genere è un obiettivo che dobbiamo perseguire con il massimo sforzo. Avere più donne in ruoli esecutivi importanti», spiega «è fondamentale per comprendere le esigenze delle giovani atlete. Prospettive differenti sono assolutamente necessarie per mitigare rischi che, nel caso specifico di abusi e molestie, purtroppo interessano anche lo sport». Una rivoluzione culturale che, finalmente, potrebbe essere partita da PyeongChang.

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