26 Settembre Set 2017 1703 26 settembre 2017

Israele, il legame indissolubile tra le start-up e l'esercito

La stragrande maggioranza della popolazione si forma nelle forze armate. Il periodo di leva diventa così un'occasione per fare carriera e stringere legami. Anche tra donne, che imparano a conciliare vita privata e professionale.

  • ...
Tel Aviv

È l’unità più misteriosa dello Zro'a Ha-Yabasha. Ogni anno sforna menti giovani e allenate pronte a prendere in mano il destino tecnologico del Paese: l’Unit 8200, l’intelligence dell'esercito di Israele, è uno dei segreti che ci sono dietro l’abbondanza di start-up innovative a Tel Aviv. E, sarà un caso, è composta al 50% da donne.
Basta incontrare alcune ex reclute per rendersi conto del perché la Startup Nation, così come viene definita Israele per aver prodotto già oltre 5 mila aziende high-tech, ha una marcia in più: sono tutte donne decise, efficienti, intraprendenti, abituate a pensare fuori dagli schemi. Parte del merito, secondo quanto raccontano loro stesse, va alla formazione che hanno ricevuto nell’esercito.

In Israele la leva militare è obbligatoria per i cittadini ebrei di entrambi i sessi. Gli uomini devono prestare servizio per 36 mesi e le donne per 24 mesi. Sebbene l’obiezione di coscienza sia contemplata come possibilità teorica, in pratica ragazzi e ragazze israeliani sono raramente esenti, come hanno dimostrato alcuni casi degli ultimi anni in cui dei giovani sono finiti incarcerati perché si rifiutavano di prestare servizio. In realtà, passare i due o tre anni canonici tra le fila dell’esercito nella società israeliana pare convenga: «La prima domanda che ci viene posta a un colloquio di lavoro è: 'In che unità hai fatto il militare'?», ha raccontato Fiona Darmon dell’incubatore per startup Jerusalem Venture Partner, in un incontro organizzato da QVC Italia come parte del programma QVC Next Lab.

Da destra Yael Greenberger, Iris Jastwebski, Einat Cohen, Naama Torf-Citron.

Le selezioni per stabilire a quale battaglione affidare ogni giovane iniziano già negli anni della scuola superiore. L’intelligence, da parte sua, ha l'obiettivo di reclutare future promesse della tecnologia. La maggior parte degli arruolati finisce per lavorare proprio nel dinamico mondo delle start-up israeliane, spesso fondandone una propria e creando così un legame a doppio filo tra le forze militari e il mercato dell’high-tech. L’Unit 8200 viene spesso descritta come la Google dell’esercito o, a detta del giornale Forbes, «un bootcamp per la mente» che affida ai ragazzi problemi di sicurezza nazionale da risolvere a suon di brainstorming, studio e analisi. Nelle fasi di selezione le abilità più preziose sono l’apprendimento veloce, la capacità di adattamento, l'inclinazione a lavorare in gruppo e a pensare come risolvere situazioni che i più definiscono come impossibili. «Veniamo arruolati a 18 anni, quando del mondo abbiamo soltanto l’esperienza teorica che ci hanno insegnato a scuola», ha testimoniato Einat Cohen. Ex recluta di 8200, oggi la ragazza lavora come data scientist per la compagnia BioCatch. «All’improvviso ci troviamo catapultati in una realtà dove ogni nostra scelta avrà una ripercussione pratica. Il tutto è estremamente responsabilizzante», ha aggiunto.

Einat è anche una delle mentori di Woman2Woman, un’associazione di supporto femminile fondata a Tel Aviv. Con lei ci sono tante altre ex reclute dell’intelligence israeliana, ora impiegate nel mondo della tecnologia, che si impegnano per offrire formazione e occasioni di dialogo a donne in carriera, forti del cameratismo che si è creato tra le ragazze proprio durante gli anni di leva: «In un certo senso le conoscenze più importanti per la nostra futura carriera avvengono in questo periodo, perché ci creiamo un network di contatti, una rete di supporto reciproco, anche al femminile», ha continuato Einat.
L’impressione, chiacchierando con le ragazze di Women2Women, è che la chiamata alla difesa dei confini d’Israele venga percepita da una parte come implicita a livello societario, sia per le donne sia per gli uomini, dall’altra come una mini-carriera: gli anni di militare servono per imparare ad essere efficienti, a pensare con la propria testa e, se necessario per il bene comune, anche a sfidare i superiori. «L’Unit 8200 mi ha insegnato a dubitare di tutto e a pensare da me», ha commentato Naama Torf-Citron, oggi consulente analytical di Google. «Per esempio, perché dobbiamo guardare al lavoro come a qualcosa che toglie spazio alla nostra vita personale? Perché devo preoccuparmi di bilanciare vita privata e professionale? Non posso dedicarmi ad attività che mi diano gioia su entrambi i fronti?».
«Ho avuto un figlio mentre frequentavo l’università» ha testimoniato un’altra ragazza dell’associazione, Iris Jastwebski. «Anche ora che lavoro non sempre è facile conciliare l’ufficio con la famiglia. Eppure, da quando sono madre sono anche più produttiva e penso sia grazie alle competenze multitasking che ho imparato durante il militare».

Fiona Darmon, Partner & COO di Jerusalem Venture Partners

Sembra innegabile che lo Stato d’Israele sia riuscito a rendere il servizio di leva più appetibile a tanti giovani affamati di carriera e successo, valorizzando anche le donne, a tal punto che istituzioni quali Unit 8200 finiscono spesso per fare le veci dei corsi universitari come link tra mondo della formazione e mondo del lavoro. Resta difficile però credere che trascorrere due o tre anni della propria gioventù bloccati tra le fila dell’esercito possa realmente giovare a tutti gli israeliani. Lo testimoniano i tanti che, non appena finito il militare, scelgono di intraprendere un viaggio in giro per il mondo in cui finalmente sentirsi liberi e padroni del proprio destino. Anche da un punto di vista imprenditoriale, sono sorte le prime perplessità sul mantenimento a lunga durata di un ecosistema di mercato così legato alla Difesa nazionale, tanto che c’è chi suggerisce sia ora di migliorare piuttosto il sistema educativo del Paese: un primo passo potrebbe prevedere lo spostamento della formazione di alto livello dall’esercito alla scuola. Che, forse, rimane per definizione il miglior luogo in cui poter educare le menti eccellenti del futuro di ogni nazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso