11 Settembre Set 2017 1817 11 settembre 2017

Donne di successo: 29 storie da tenere a mente per diventarlo

L'americano Refinery29 ha chiesto alle ospiti della convention Dmexco di raccontare traguardi e sconfitte delle loro carriere. Dopo le Baby Boomer, i consigli alle giovani imprenditrici della Generazione X.

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Meryl Streep e Anne Hathaway in Il diavolo veste Prada

«A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane», scriveva Italo Calvino nel suo Visconte Dimezzato. Una frase che è diventata un mantra per chi ha un obiettivo da raggiungere, ma magari non sa bene come. Una delle cose migliori da fare, in questo caso, è cercare dei modelli da seguire. Come capita nei libri, però, è difficile appassionarsi a una storia se non sentiamo vicini a noi i personaggi di cui leggiamo. E c'è da dire che, in passato, le ragazze non hanno avuto molti punti di riferimento a cui guardare: le carriere da capogiro erano quelle degli uomini.
Col passare del tempo, però, le Baby Boomers e le loro conquiste hanno spianato la strada alle ragazze della Generazione X, che ora possono guardare a loro per aiuti e spunti. Un passaggio di testimone che la rivista Refinery 29 ha raccontato con 29 interviste ad altrettante giovani imprenditrici nel mondo dei media e del tech.
Profili che, idealmente, toccano passato, presente e futuro, raccogliendo consigli e ricordi. Cosa direbbero, se potessero, alle loro versioni 22enni? E alle ragazze che si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro? Quali i peggiori consigli ricevuti? E quale la più grande delusione di una vita?

ALLE DONNE DEL 2017

Una delle risposte più belle viene da Demet Mutlu, fondatrice e CEO di Trendydol, il più grande sito di fashion e-commerce in Turchia. Ora è alla guida di un impero e cerca di incoraggiare le passioni e le aspirazioni di impiegate e colleghe. Ma, qualche anno fa, quando decise di lasciare l'Harvard Business School per seguire il proprio intuito, non deve essere stata una scelta semplice. Un coraggio che si ritrova nelle sue parole alle più giovani: «Credo che uno dei più grandi limiti delle donne sia la 'questione della perfezione'. Molte sentono di dovere essere perfette. Abbiamo paura del fallimento e questo è l'errore più grande: non abbiate timore di sbagliare. Da ogni errore si può imparare».

A QUANDO AVEVI 22 ANNI

Col senno di poi ci facciamo tutti ben poco, ma a volte guardarsi indietro e ripensare ai propri passi aiuta a non essere troppo severe con se stesse. Soprattutto perché, nel bel mezzo di una decisione importante, non ci rendiamo conto di quanto possa condizionarci l'ossesione del 'fare la cosa giusta'. Pensare a scenari possibili, previsioni e conseguenze è una mossa saggia, ma rischia spesso di farci cadere nell'indecisione più profonda. Contro il baratro del dubbio che la perseguitava da 20enne, così la CBO di Uber, Bozoma Saint John: «Mi direi più spesso di non preoccuparmi così tanto. Spesso mi stressavo così tanto che finivo per sentirmi persa prima ancora di avere iniziato qualcosa di nuovo. Quando ho iniziato a fidarmi più dell'istinto, a buttare le mie liste di pro e contro, a quel punto ho preso le migliori decisioni della mia vita».

IL PEGGIOR CONSIGLIO DI SEMPRE

Sapere riconoscere le critiche costruttive dai pessimi consigli non è facile, e spesso l'unica cosa su cui si può fare affidamento è l'esperienza. Col tempo si impara che non tutti hanno qualcosa di utile da dirci solo per il fatto di essere qualche gradino sopra di noi sul posto di lavoro. Wilhelmina Jewell Strong-Sparks, fondatrice di Bithouse Group e nota come diversity influencer, ne è la prova. Quando era all'inizio della sua carriera, dare retta a un consiglio sbagliato l'avrebbe tenuta lontana dagli obiettivi raggiunti oggi. «Il peggior suggerimento di sempre mi fu dato da un manager che aveva paura della sua stessa voce. Mi disse che avere una mia opinione mi avrebbe impedito di fare strada. Dovevo pensare al mio lavoro e seguire le regole. Alla fine, mi sono tenuta stretta la mia visione delle cose e sono arrivata in un posto migliore», ha spiegato.

LA PIÚ GRANDE DELUSIONE

Le cicatrici che collezioniamo da bambini restano lì a ricordarci quanto fossero incerti i nostri primi passi. Le usiamo come monito e a volte raccontiamo con orgoglio come ce le siamo procurate. Lo stesso vale per le cadute in cui si incappa agli esordi e che ci accompagnano e un po' perseguitano anche quando ormai abbiamo fatto strada ed è passato diverso tempo. Tara Walpert Levy ne ha ricordata una, a metà fra i fallimento e la conquista: ai tempi della sua prima start up, un suo collabotatore le fece notare che nessuno nella squadra la seguiva per fiducia nelle sue capacità, ma solo per tornaconti personali: «Questo mi toccò molto. Capii che dovevo cambiare del tutto il mio stile di leadership. Ogni volta che qualcuno si complimenta con me per la forza del mio team, ringrazio in silenzio per quella prima grande delusione».

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