CHIRURGIA ESTETICA 3 Ottobre Ott 2012 1837 03 ottobre 2012

Questione di buon senso

La teoria del bello a tutti i costi non paga. Ce ne parla Marco Gasparotti, chirurgo di fama internazionale.

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Il chirurgo estetico Marco Gasparotti.

Tozzi Sonia - Copyright Tozzi Sonia/SGP 2008

No al bello a tutti i costi. I chirurghi italiani hanno fatto autocritica. E ne hanno parlato nel corso dell’ultimo congresso della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. LetteraDonna.it ne ha parlato con il professor Marco Gasparotti, specialista in Chirurgia Estetica, plastica e ricostruttiva presso la clinica Ars Medica di Roma.
NON OPERIAMO I DEPRESSI
DOMANDA. Professore, cosa pensa di questa presa di posizione?
RISPOSTA. La chirurgia è buon senso su persone di buon senso. Non deve diventare una droga, non si fa sui depressi, ma solo su chi ha davvero dei problemi e vuole migliorarli. Un chirurgo non deve operare tutti, i risultati devono essere belli esteticamente ma anche apportare benefici dal punto di vista psicologico.
D. Concorda quindi sulle conclusioni del congresso?
R. Assolutamente.
D. Una chirurgia estetica usata solo per curare e correggere difetti che hanno ripercussioni sulla salute non va contro la stessa definizione di chirurgia estetica?
R. Bisogna distinguere tra le due cose. L’estetica per definizione è rivolta al bello, ma non è un concetto assoluto.
D. Le capita di incontrare pazienti che vogliono un ritocchino per somigliare a una celebrità?
R. Sì, vengono con le foto di modelle e attrici. In questi casi il chirurgo deve far capire che non basta un naso o un seno per essere quella persona. Si può diventare più intriganti, più interessanti, ma se si è bruttine non si diventa bellissime.
D. Negli ultimi anni c’è stato un ricorso eccessivo a interventi di chirurgia estetica anche se non erano necessari?
R. No, non si è esagerato. C’è molto controllo su questo anche perché in Italia gli specialisti sono solo 400. Bisogna però distinguere tra chirurgia estetica fatta bene e fatta male: chirurgo si nasce e si diventa, ma non ci si improvvisa. Si tratta di una disciplina che migliora, non che snatura la persona. Quando il ritocco è evidente è sempre fatto male.
D. La discrezione è d’obbligo, dunque?
R. Sì, questa è la regola. Bisogna sempre saper dosare.
D. Esclude quindi che si operi con troppa facilità?
R. Sì, perché è vero che la paziente sceglie il chirurgo, ma è anche vero che è sempre il chirurgo a decidere se operare o meno, anche lui fa una scelta, che deve sempre essere una scelta di buonsenso.

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