IL PUNTO 20 Agosto Ago 2012 1446 20 agosto 2012

Di certificazione ce n'è solo una

Cosmetici non testati su animali: miti, leggende e verità.

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Spesso le etichette sui cosmetici riportano informazioni ingannevoli.

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Parlando di cosmetici spesso si sente dire «non testato su animali» ma, in realtà, non è poi così facile sapere con certezza quali siano le aziende che davvero si impegnano contro la pratica della vivisezione.
SCRITTE INGANNEVOLI
Molte scritte che leggiamo sulle etichette  (di cui ci fidiamo) non sono garanzia dell’eticità del prodotto: ci sono autocertificazioni che dichiarano di non testare su animali senza di fatto sottoporsi a controlli esterni oppure c’è la nota forma «prodotto finito non testato su animali» che è soltanto un’ovvietà, dal momento che dal 2004 è entrata in vigore una legge europea che vieta di effettuare test sui prodotti finiti.
COSÌ PARLÒ LA LAV
In Italia la Lega Antivivisezione è l’unico ente abilitato alla concessione della dicitura Stop ai test su animali, controllato da ICEA. per LAV n°…, indicata sulle etichette dei prodotti conformi allo Standard Internazionale Non testato su animali e affiancata talvolta dal simbolo di un coniglietto.
Tale standard è stato ideato nel 1997 da un gruppo di associazioni animaliste europee e statunitensi ed è riconosciuto a livello internazionale per definire un prodotto cosmetico «non testato su animali».
LA LEGGE
Le imprese che lo sottoscrivono sono sottoposte a severi controlli da parte di ICEA – Istituto Certificazione Etica e Ambientale - e si impegnano a non effettuare, direttamente o commissionandoli a terzi, test su animali.
L’attuale legge europea vieta di testare i prodotti finiti su animali ma continua a richiedere test per le materie prime (almeno fino al 2013) e permette l’importazione di ingredienti testati, pertanto è praticamente impossibile trovare in commercio cosmetici realmente non testati.
E LE AZIENDE?
La soluzione concreta che viene richiesta alle aziende che sottoscrivono lo standard è quella di definire una data di cut-off che farà da spartiacque tra gli ingredienti da utilizzare e quelli da non impiegare nella preparazione dei propri prodotti: la ditta utilizzerà soltanto gli ingredienti testati prima della data di cut-off e non dopo. In questo modo tutte le aziende sottoscriventi si impegnano a evitare di favorire i test su nuove materie, utilizzando quelle già in commercio.
La data scelta è in qualche modo indice del grado d’impegno che un’azienda mette nel progetto: più lontana è la data di cut-off, da più tempo la ditta ha scelto una politica etica.
Le aziende che sottoscrivono lo standard si impegnano inoltre a evitare l’utilizzo di ingredienti provenienti dall’uccisione di animali. In quest’ultimo caso si tenga conto che l’impostazione LAV-ICEA è vegetariana e non vegana, pertanto gli ingredienti presenti potranno essere derivati animali che non comportano la loro morte (come latte, cera d’api, miele…), anche se la maggior parte dei brand non utilizza nemmeno derivati. Per quanto concerne i cosmetici totalmente vegan, d’altra parte, non sembra esserci ancora una certificazione simile a quella ICEA-LAV per il non testato, ovvero non esiste uno standard internazionale di riferimento e un effettivo controllo esterno sulle ditte di produzione.
Per conoscere tutte le ditte italiane cruelty free si può fare riferimento alla lista aggiornata sul sito della LAV (www.lav.it), mentre per l’elenco completo delle aziende europee e nord americane si può consultare il sito www.gocrueltyfree.org.

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