BEAUTY TENDENZE 25 Maggio Mag 2012 1046 25 maggio 2012

Un tattoo (non) è per sempre

Sono in molte a pentirsi e a ricorrre alla laserterapia per eliminare i disegni sulla pelle.

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Angelina Jolie ha rimosso il tatuaggio con il nome dell'ex marito, Billy Bob Thornton, per sostituirlo con le coordinate dei luoghi di nascita dei figli.

C'è chi si scrive i nomi dei figli, chi preferisce il tribale, chi sfoggia con disinvoltura sagome di animali. I tatuaggi fanno tendenza anche questa estate, tra famosi e non. Il loro numero è infatti  in costante crescita: secondo stime recenti, i tatuati in Europa sono circa otto milioni. Ma aumentano anche i pentiti, ben il 25%. Stufi della scritta, del disegno, del ricordo impresso con ago e inchiostro sulla propria pelle, ricorrono al chirurgo estetico per cancellarli. Ma il dietrofront non è una passeggiata.

UN INTERVENTO GRADUALE, IN PIÙ SEDUTE
La rimozione richiede una tecnica di alta precisione: «Per asportare un tatuaggio si procede con un laser specifico, detto q-switched, che, dotato di un bersaglio sottilissimo (qualche millimetro) e di una potenza ben calibrata con la sensibilità della pigmentazione, permette di ripercorre il disegno sino a rimuoverlo per effetto dell’evaporizzazione dell’inchiostro a contatto con l’alta energia del laser», spiega Maurizio Valeriani, responsabile di Chirurgia plastica all’ospedale San Filippo Neri di Roma. Un intervento graduale, che comporta spesso più sedute (la durata di ciascuna non supera i venti minuti), intervallate l’una dall’altra da un periodo di minimo tre settimane. Per quanto riguarda il dolore o, meglio, il fastidio dell’intervento, molti ex-tatuati lo paragonano al pizzicorio intenso, ma tranquillamente sopportabile, provato nel farsi tatuare.
La fase post-operazione, invece, dura circa due settimane e prevede il formarsi di una crosta, da proteggere con medicazione e lenire con crema antibiotica. Segue, poi, la convalescenza vera e propria, che coinvolge più mesi, durante i quali il paziente deve evitare esposizioni e trattamenti solari, quali solarium naturali, lampade Uva e autoabbronzanti.

MA RESTA SEMPRE UNA TRACCIA
L’asportazione però non è mai totale: «Nel migliore dei casi, permane una lieve traccia, in gergo ghost, in medicina ipopigmentazione, della stessa forma del tatuaggio sulla cute che, non più colorata, apparirà più chiara rispetto alla pelle non trattata», avverte Silvia Giannasi, specialista in Chirurgia plastica ed estetica all’Humanitas di Milano. Che precisa: «L’effetto d’ipopigmentazione è più visibile sui pazienti con carnagione scura o olivastra. Il risultato, poi, incontra ulteriori complicanze se il tatuaggio da rimuovere non è verde o nero, ma colorato (giallo o rosso) e se il pigmento è stato iniettato in modo disomogeneo e in profondità da mani inesperte». Infine, dipende anche dalla pelle: «Più è spessa nella parte tatuata, più difficile sarà eliminare il pigmento. La spalla, ad esempio, è un punto critico, a differenza dell’addome», conclude Maurizio Valeriani. È necessario inoltre evitare l'esposizione al sole, per questo motivo non tutti i mesi dell'anno sono buoni per un intervento: «Primavera ed estate sono le stagioni in cui è bene evitare l’asportazione laser di lesioni pigmentate, termine tecnico con cui si definiscono tatuaggi e macchie cutanee», afferma Silvia Giannasi, «Personalmente non opero i miei pazienti “pentiti tatuati” da metà maggio a settembre per non incorrere nel rischio che, complici il vestiario più leggero e l’esposizione solare, la parte trattata si scurisca o dia luogo al formarsi di macchie e aloni cutanei».

PER OGNI SEDUTA SERVONO QUALCHE CENTINAIA DI EURO
Non va sottovalutato il costo: per ogni seduta è necessario prevedere dai 200 ai 400 euro. Il numero delle sedute, però, dipende principalmente dalle dimensioni del tatuaggio: più è grande il pigmento da rimuovere, più trattamenti saranno necessari.
Il trattamento di rimozione con laser q-switched non è l'unica alternativa possibile, ma rappresenta la miglior soluzione per eliminare un tatuaggio in quanto non lascia cicatrici, è meno invasivo e non richiede anestesia.

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