13 Febbraio Feb 2018 1327 13 febbraio 2018

Carnevale d'Ivrea: la parità si ottiene a colpi d'arancia

La rievocazione storica celebra la libertà: le donne qui ricoprono tutti i ruoli. E si ricorda la storia della mugnaia che non volle cedere ai soprusi del tiranno.

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Carnevale Ivrea Battaglia Arance

Un uomo potente cerca di sfruttare il suo ruolo per abusare di una ragazza. È quanto successo nel Piemonte del Medioevo ma se avete pensato allo scandalo Weinstein è perché, purtroppo, spesso la storia si ripete. In questo caso, però, la violenza non c'è stata ed è iniziata invece una rivoluzione, rievocata a metà febbraio dal Carnevale d’Ivrea. Quello dove, per tre giorni, nelle piazze del centro si lotta a colpi d’arancia per difendere i diritti femminili.
Una parità difesa con forza e qui le donne, escluso quello del Generale, possono ricoprire qualsiasi ruolo. E ragazze e signore non si tirano indietro davanti a nulla, anche se questo significa tornare a casa coperte di sugo d’arancia o affondare nella melma di bucce e sterco di cavallo. Dipinte coi colori della squadra, le arancere sono agguerrite e non certo più tenere verso gli avversari (e il colpo di un’arancia sì, fa abbastanza male).

CHI HA DETTO NO AI SOPRUSI

Figlia del mugnaio, Violetta si era appena sposata quando le venne chiesto di pagare l’imposta sul matrimonio. La giovane non aveva la somma sufficiente e il tiranno del paese richiese allora un pagamento ‘in natura’: l’ennesimo sopruso contro un popolo già esasperato dalle tasse, che si ribellò dando fuoco al Castellazzo. Da parte sua la ragazza aveva nascosto un pugnale nel vestito e rimasta sola col signorotto gli tagliò la testa. La città fu così liberata.
Storia e leggenda si mescolano e la vicenda di Violetta, probabilmente, non è mai accaduta. La ragazza che non volle cedere ai soprusi del tiranno è diventata però il simbolo della libertà degli eporediesi e ogni anno la città della Olivetti la celebra trasformandosi in un campo di battaglia. I negozi chiudono le saracinesche, le case proteggono le porte con assi di legno e le vie sono ricoperte da teli di plastica. L’aria è adrenalinica mentre si aspetta il segnale di inizio.

LA VEZZOSA MUGNAIA

Protagonista indiscussa della rievocazione, la «vezzosa mugnaia» - come viene definita - dà il via alla battaglia la domenica dopo pranzo ed è di nuovo lei a sfilare alla fine dei combattimenti giornalieri, lanciando rami di mimose e caramelle. Un ruolo di prestigio, quello di erede di Violetta, per il quale viene scelta ogni anno una signora eporediese. I requisiti sono di essere giovane e sposata, ma si aggiungono generose donazioni in denaro. A lei il dubbio su come vestirsi non viene, perché l'abbigliamento deve seguire la tradizione: vestito, guanti e scarpe sono bianchi per ricordare il suo matrimonio, mentre in testa porta il cappellino frigio, simbolo del Carnevale d'Ivrea: una specie di lungo calzettone rosso che si ispira alla rivoluzione francese ed è simbolo di libertà.

LA LOTTA DELLE SIGNORE

Uomo o donna che sia, chi si trova sul carro rappresenta la guardia del tiranno e per tre ore al giorno viene bersagliato di arance senza pietà. Per proteggersi i tiratori indossano imbottiture spesse e un elmo enorme a coprire il viso, dando l’effetto di una squadra di rugby. Non tutti però sono energumeni: quando la battaglia finisce e i giocatori si tolgono le maschere, compaiono numerose signore. E dopo aver lottato con la stessa forza dei colleghi maschi in difesa della propria parità, sono altrettanto pronte a premiarsi con un bicchiere di vin brûlé o un bombardino (zabaione caldo al brandy). Bere acqua nei giorni del Carnevale d’Ivrea, infatti, è quasi un affronto.

LA MIA LIBERTÀ LA DIFENDO A COLPI D'ARANCIA

Non sono meno pericolose le guerriere delle nove squadre a terra, che attaccano ‘i carri del tiranno’ tirando le arance con un braccio mentre con l’altro si proteggono il viso. Se chi sta sopra non si ferma un attimo, chi sta sotto riporta, però, i segni più evidenti della battaglia: il sugo rosso cola dai capelli e ricopre il viso, e a fine giornata sembra di essere sul set di Braveheart. La difesa dei diritti femminili è un'impresa faticosa e le ragazze del Carnevale d'Ivrea lo sanno bene. Per recuperare le energie vale la stessa regola: un bicchiere in compagnia nei bar invasi dai giocatori euforici. E le rivalità fra squadre finiscono davanti al bancone.

UN CAPPELLO MI DIFENDERÀ (FORSE)

Chi invece non fa parte dei combattenti ed è solo spettatore deve indossare il cappellino grigio: in teoria è un segnale per gli aranceri di non prendere di mira chi lo indossa, nella pratica gli agrumi schizzano da tutte le parti ed essere colpiti è quasi inevitabile. Per stare al sicuro esistono dei punti protetti con delle reti, oppure si può scegliere di guardare la battaglia dall'alto di un balcone. Si gode così di una vista incredibile su una città che si trasforma completamente. Se però si vuole vivere davvero l'atmosfera del Carnevale d'Ivrea, meglio scendere per strada (attenzione solo a proteggersi gli occhi) e mescolarsi alla gente che qui, dai 2 ai 90 anni non si perderebbe la battaglia delle arance per nessun motivo. Basta scegliere quella felpa che non mettete più da anni e delle scarpe da buttare. Vi dispiace? Via, per la parità dei diritti questo e altro.

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