Viaggiolibera_mente

20 Settembre Set 2017 1550 20 settembre 2017

Israele, quando la start-up è il Paese stesso

Quattro giorni tra Tel Aviv e Gerusalemme insieme a giovani imprenditrici in rampa di lancio. Dove la tecnologia è all'avanguardia e si lavora per creare idee e opportunità. «Da qui ho trovato la spinta per ripartire», spiega la nostra viaggiatrice.

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Tramonto Terrazza Tel Aviv

Sarà stato il destino, mi sono detta scoppiando in lacrime seduta su un aereo in partenza da Tel Aviv, all'improvviso stanca ma, nel profondo, felice.
Ho partecipato come inviata di LetteraDonna a un viaggio in Israele, caduto proprio pochi giorni prima di incominciare il mio nuovo lavoro a Londra. Quando mi hanno chiesto di andare ho detto sì senza pensarci due volte: quattro giorni tra Tel Aviv e Gerusalemme, parte del progetto QVC Next Lab, un percorso di formazione ed empowerment per start-up italiane fondate da donne, organizzato da QVC Italia con il supporto di The European House Ambrosetti.

Sono partita incuriosita da come potesse essere uno Stato tanto nuovo quanto controverso, a livello storico, e consapevole di non approvare l'esistenza stessa dei confini che ho varcato uscendo dall'aeroporto di Tel Aviv. È bastato poco però per farmi realizzare che, d'accordo o meno, Israele sembra destinata ad essere qui per restarci: l'innovazione tecnologica che ormai produce è diventata non solo indispensabile a livello internazionale, ma è anche esempio di un'eccellenza cui molti guardano con stupore e ammirazione. E se devo proprio essere onesta, la nostra visita mi ha fatto sentire bene: c'è una parte di questo Paese che lavora per creare idee e opportunità ed è stato galvanizzante conoscerlo, anche se non posso considerare la nostra quattro giorni come completa proprio perché non abbiamo visto con i nostri occhi la biblica lotta religiosa, identitaria e territoriale che caratterizza i suoi confini.

Siamo partite più o meno in 30, quasi tutte donne (io, gli organizzatori, le startupper, le mentori del programma e Francesca, strepitosa blogger di Vivereperraccontarla) e siamo andate in giro a bordo di un pullmino, come se fossimo in gita scolastica. Scherzose e leggere, abbiamo gironzolato tra moderni spazi di co-working, rooftop con vista mozzafiato sul mare e sulla skyline di Tel Aviv, e i magici vicoli della città vecchia a Gerusalemme: Oriente puro, con il suo mix di religioni e culture.
Era proprio quello che mi ci voleva, l'epilogo perfetto al mio viaggiolibera_mente. Da una parte, dopo l'inaspettata interruzione della mia avventura in Asia a giugno, ho finalmente avuto l'occasione di dire arrivederci al continente asiatico con cognizione di causa. L'ho riconosciuta subito, anche nella sua forma mediorientale: gli odori di incenso e carne grigliata, il vago sentore di gomma bruciata, il profumo dei suoi fiori portato dal vento erano gli stessi di sempre. Dall'altra parte mi sono ritrovata all'improvviso in mezzo a decine di favolose donne alla ricerca, come me, di qualcosa di più: dalla vita, dal lavoro, dall'amore, da se stesse, e questo mi ha fatto bene. Sarà che eravamo in Israele, ma questo viaggio mi è sembrato proprio una benedizione, qualcosa che mi farà provare un sereno senso di gratitudine per molto tempo.

Da sinistra, Sara Pinotti, Chiara Lacapra, Francesca Guatteri e Vanessa Boccia sui tetti di Tel Aviv.

Non è stato soltanto merito degli uffici da sogno che abbiamo visitato, tutti misteriosamente dotati di tetti con vista mare, bevande e vivande gratis per lavoratori e ospiti, e uno addirittura di cani che passeggiavano liberi tra le scrivanie; ciò che mi ha dato più energia è stato proprio l'incontro con tante donne, sia israeliane sia italiane, che mi hanno ispirata e stimolata. Sarà stato il cameratismo da gita scolastica, o il fatto che la maggior parte di noi ne avesse un gran bisogno, ma sono bastate poche ore insieme per creare quell'atmosfera di scambio intellettuale ed emozionale che può instaurarsi soltanto in gruppi a maggioranza femminile.

A livello puramente personale, l'avere trovato altre persone che hanno deciso di mettersi in gioco per seguire il proprio sogno professionale - anche in Italia! - mi ha fatto sentire non più sola. Non perché io abbia intenzione, se non altro nell'immediato, di aprire una start-up come hanno fatto loro, ma proprio perché ho incontrato altre donne che, arrivate a un certo punto della propria vita, hanno avvertito il bisogno di fermarsi un attimo, fare un passo indietro, guardarsi attorno e rivalutare le proprie esperienze, come è successo a me. Tutte, per un motivo o per l'altro e alle età più svariate, abbiamo sentito la necessità di analizzarci in quanto professioniste, partner, madri, figlie, e tutte siamo uscite da questa analisi più forti e consapevoli dei nostri obiettivi, desideri, limiti, pronte a condividere la nostra esperienza per aiutarci a vicenda.

Così ogni tappa del viaggio, ogni pranzo, cena, passeggiata sono diventate preziose occasioni di scoperta reciproca, di racconto e di consiglio: ognuna con la propria storia da raccontare, col proprio bagaglio pesante pieno di coraggio da vendere e mille insicurezze. Tutte affamate di nuove esperienze: loro con gli occhi spalancati davanti al futuro che un posto come Israele può promettere ai sogni imprenditoriali, io a bocca aperta nello scoprire tante menti affini alla mia. Sono stati dei giorni così intensi dal punto di vista emotivo e dal calendario di impegni così fitto che l'unico modo in cui sono riuscita a somatizzare tanta euforia e stanchezza fisica è stato appunto farmi un bel pianto sul volo di ritorno. Poco male: ero tra donne, e ho subito trovato abbracci e parole rassicuranti che mi hanno energia.
Mi chiedo se la continua, insistente, ricerca per capire se stessi e le proprie ragioni con l'obiettivo finale di migliorarsi - al lavoro come nella vita privata - sia forse una caratteristica prettamente femminile più che maschile. Di certo lo è la condivisione aperta e franca delle proprie emozioni più profonde ed è stato bellissimo ritrovarsi insieme così, a provare un capogiro guardando Gerusalemme e i suoi millenni di storia dall'alto di una terrazza. Le notti d'Oriente hanno fatto da cornice perfetta a queste giornate piene di incontri e scoperte, facendoci provare quel senso di libertà e di opportunità da cogliere che soltanto i Paesi dove tutto è ancora in costruzione sanno dare.

È stato il destino a riportarmi in Asia e forse le mie recenti, irresponsabili scelte di vita l'hanno aiutato a decidere per me. Anche questa volta me la sono goduta tutta, in un solo grande respiro, riempiendomi gli occhi e la testa di immagini che resteranno lì insieme a quelle degli scorsi mesi di viaggio, pronte ad essere sfogliate non appena il grigiore londinese della metropolitana proverà a rovinarmi l'umore. Trovarmi in mezzo a tante donne che hanno preso l'idea di carriera e l'hanno piegata a loro immagine e somiglianza mi ha dato l'ultima spinta di cui avevo bisogno per poter iniziare la mia nuova vita a Londra con maggiore serenità. Tastare con mano l'esistenza di professioniste italiane che si battono per la meritocrazia, l'efficienza, la flessibilità e la serietà al lavoro ha riattivato una serie di connessioni nel mio cervello illuminando nuovi sentieri da imboccare per il mio futuro lavorativo.

Questo breve periodo in Israele è davvero stato l'epilogo perfetto al mio viaggiolibera_mente e c'è una parte di me che mi sussurra all'orecchio che è anche soltanto il prologo di tutto quello che arriverà dopo. Io sono pronta, testa e cuore aperti a Occidente, a Oriente, in tutte le direzioni. Si parte, verso Nord.

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