19 Settembre Set 2017 1755 19 settembre 2017

App di sicurezza, ovvero come difendersi dalle aggressioni con lo smartphone

Ormai per difendersi dagli aggressori non serve più armarsi fino ai denti. Ci sono applicazioni per i telefonini che chiamano polizia e familiari, registrano testimonianze in automatico e segnalano la posizione della vittima. E possono rivelarsi un'ottima precauzione. Queste sono le migliori.

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Donna Smartphone

C'erano una volta gli spray al peperoncino. Oppure i coltellini svizzeri nascosti tra i mazzi di chiavi. Ecco, ormai sono sorpassati. La nuova arma per difendersi dalle aggressioni è un oggetto popolarissimo, che abbiamo sempre in mano: lo smartphone. O meglio, le app 'salvavita' che si possono scaricare. Particolarmente utili soprattutto per chiedere soccorso, permettono anche di raccogliere testimonianze utili alle indagini. Certo, il solo fatto che esistano la dice tutta sulla condizione femminile. Già, perché sono pensate proprio per le donne, senza nascondere che il presupposto di chi le crea è che le necessitino perché più deboli e bisognose di supporto.
Specificazioni di sesso a parte, queste applicazioni possono indubbiamente tornare comode in situazioni di pericolo. Non c’è bisogno di introdurle con i popolari (e irresponsabili) allarmismi in stile «con i tempi che corrono la nostra società è sempre meno sicura», oppure «una volta potevi andare in giro quando volevi, non era mica così!». Se volete usare questi modernissimi sistemi di sicurezza, è bene che lo facciate in un’ottica diversa da chi esce di casa intimorita perché in soggezione dal terrorismo mediatico o da chi, in quanto donna, sente di doversi armare fino ai denti. Andrebbero viste, semmai, come precauzioni che è bene avere con sé. Insomma, sono una sorta di versione tecnologica delle bombolette lacrimogene, a portata di pollice. Come si scelgono? La gamma è ampia: ci sono app che mandano messaggi, che chiamano, che registrano video e audio in automatico o che inviano la posizione.

CIRCLE OF 6

Tra le tante, Circle of 6 è particolarmente popolare perché permette di selezionare delle persone fidate, 6 appunto, e avere a portata di mano tasti che raffigurano macchina (che sta per «passami a prendere»), telefono e chat («chiamami»), in modo da poter inviare automaticamente una specifica richiesta di aiuto. Gratis e senza costi aggiuntivi, questa app contiene anche il Danger Button, un pulsante per le emergenze, che chiama direttamente i servizi telefonici nazionali per vittime di aggressioni sessuali.

STAY SECURE

Altra app usatissima è Stay Secure. Si può attivare pigiando sul pulsante di accensione dello smartphone cinque volte di seguito, in modo da non perdere tempo a cercarla. Una volta avviata, manderà in automatico un messaggio ai contatti impostati per richiedere aiuto. Permette, inoltre, di tenere traccia della propria posizione anche senza connessione dati attiva.

WOMAN SAFETY

Parlando di geolocalizzazione, per inviare alle persone care la propria posizione nei momenti di pericolo Women Safety è l’app più efficace. Basta solo pigiare un tasto e verranno inviati sms con allegato un link a Google Maps. In più camera posteriore e anteriore verranno attivate e le testimonianze filmate saranno salvate direttamente su un server sicuro, a prova di cancellazioni manuali.

SMART24X7

E fin qui, quasi tutti questi programmi fanno affidamento su persone care alla possibile vittima. Se cercate, invece, app che rimandino la responsabilità alle forze dell’ordine Safety24x7, fa al caso vostro. Per il resto, funziona esattamente come tutte le altre: invia messaggi di allarme, filma e registra. L’unica differenza è che trasferirà immediatamente il tutto alla polizia.

CHILLA

Quasi tutti, però, necessitano di essere attivati manualmente. Tuttavia ne esiste uno che non ha bisogno nemmeno che si tenga in mano il telefono. Si chiama Chilla e gli basta un urlo per entrare in azione. Raggiunta una certa frequenza, il sistema attribuirà il suono a un grido di panico e attiverà l’app di sicurezza. A quel punto verrà inviata automaticamente la posizione della vittima alla persona configurata come protettrice.

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