Sessismo

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15 Settembre Set 2017 1810 15 settembre 2017

Nikon, 32 fotografi uomini e nessuna donna nella nuova pubblicità

Nella nuova campagna tutti i professionisti sono maschi, ed è subito polemica. L'azienda rilascia un comunicato con scuse poco convincenti. Ignorando la propria responsabilità nel problema della sottorappresentazione femminile.

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Tre continenti, eppure non riescono a trovare nessuna fotografa donna. Nell’ultima campagna pubblicitaria della Nikon appaiono ben trentadue professionisti tra Asia, Africa e Oceania. Tutti uomini. Presentati come i migliori esperti di queste regioni, sul sito dell'azienda le loro foto riempiono la pagina. Ma più si va giù con lo scrolling, più sale lo sconforto: le loro colleghe non sono minimamente rappresentate.

A seguito della polemica sui social network l’impresa ha rilasciato un comunicato. Senza neanche la pretesa di assumere un tono di scuse, la giustificazione suona a dir poco mendace. «Sfortunatamente, le fotografe che abbiamo invitato a partecipare non erano disponibili, ma siamo consapevoli di non esserci focalizzati adeguatamente su questo punto», scrivono. Già, forse, non si sono impegnati abbastanza. Non abbiamo nemmeno la certezza che volessero effettivamente includere delle femmine. Ma, in ogni caso, hanno mollato la presa senza farsi troppi problemi.

Senza pensare che le fotografe non hanno vita facile, non se vogliono fare della loro professione un lavoro. L’industria, da sempre dominata dagli uomini, non offre loro le opportunità per fare carriera. Dal fotogiornalismo all’ambito artistico poco cambia: troppo spesso i numeri sono deludenti. Sottorappresentate in premi, copertine e conferenze riescono al massimo a guadagnarsi il secondo posto sul podio.

Per questo una multinazionale così popolare dovrebbe essere ben cosciente della propria responsabilità di marketing etico. Soprattutto dopo la polemica di Google che ha aperto un’accesa discussione sullo spazio delle donne nel mondo della tecnologia. È emerso che il pensiero di molti opinionisti giustifica le disuguaglianze di trattamento: in molti sono convinti che il tech sia roba da uomini. Una scelta, oltre che discriminante, anche inefficiente dal punto di vista del marketing, visto che in moltissime tra le clienti di Nikon sono donne.

Sapendolo, e volendosi tenere buone le fidelizzate, l’industria ha tenuto a precisare che si tratta di una «sfortunata circostanza che non riflette il valore che l’impresa dà loro, anche per via dell’enorme contributo nel campo della fotografia». Prosegue, poi, sottolineando di non ignorare la polemica: «Sappiamo che il dibattito sulle disuguaglianze è importante, apprezziamo le critiche e cercheremo di continuare a migliorare nella rappresentazione della donna che offriamo. Sono in molte ad essere talentuose, e noi lo sappiamo bene».

Tante, ma nascoste. Come la stessa Nikon aveva segnalato nel suo report del 2016, sono donne il 10,6% del totale degli impiegati e soltanto il 4,6% dei manager. L’azienda ne deduceva ci fosse «un problema prioritario», prefiggendosi di raggiungere il 25% entro il 2021 come traguardo minimo.

Ma, nonostante ciò, a distanza di un anno non si vedono grossi miglioramenti. Come racconta al New York Times Melissa Lyttle, la presidente del National Press Photographers Association, in molte in quel campo subiscono mobbing e discriminazioni proprio in quanto femmine. Lei, ad esempio, dice di aver dovuto subire ripetuti atteggiamenti paternalistici da parte di editori che evitavano di mandarla a fotografare zone pericolose, considerandole inappropriate per una donna.

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