Sessismo

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13 Settembre Set 2017 1249 13 settembre 2017

A Torino la giunta elimina il linguaggio sessista dalla pubblica amministrazione

Approvata una delibera che rivoluziona le declinazioni al maschile. Professioni e plurali saranno neutri o impersonali. La parità passa anche da qui. 

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Chiara Appendino

Cambia il linguaggio e cambierai il mondo. E in Italia a farlo non c'è solo la sinistra di Laura Boldrini, icona della lotta alla parità di genere nelle parole, ma anche Chiara Appendino. Ora a Torino chi ricopre cariche pubbliche non può più declinare al maschile. Niente «uomini di strada», «avvocati», «cittadini» o «vigili». Considerati elementi chiave del gergo sessista, questi termini non rendono giustizia all’esistenza delle donne. Approvata in giunta 12 settembre 2017, si discute se la delibera sia frutto del progetto politico a cinque stelle o piuttosto l'eredità dell'ex sindaco del Pd, Fassino. Ma poco conta, perché quando si fanno passi avanti va detto senza mezzi termini: questa iniziativa è importante. D'altronde, è il discorso a costruire il pensiero, perché impariamo per associazione. Così ci insegnano, ad esempio, che le cariche pubbliche spettano agli uomini, semplicemente perché non abbiamo mai sentito il corrispondente femminile. Per sovvertire questa logica inconscia bisogna creare consapevolezza nelle persone, altrimenti adotteranno acriticamente ciò che sentono dire. Per combattere questo modo di esprimersi (e quindi di pensare) servirebbe un’ampia riforma in termini di educazione, comunicazione e informazione, che dovrebbero cominciare a diffondere un linguaggio privo di preconcetti e discriminazioni. Ma è un percorso disseminato da ostacoli culturali, lungo e difficoltoso. Certo, se la politica desse una mano non sarebbe male. Obiettare che battaglie di questo tipo non si vincono con l’imposizione delle leggi è giusto, però è altrettanto vero che può rivelarsi l'innesco di un ragionamento fruttuoso nelle menti di cittadine e cittadini.

GIUSTIZIA AL FEMMINILE

E, tra le alternative per farlo, c’è anche questa delibera comunale che riguarda, oltre all’eliminazione dei plurali esclusivamente al maschile, anche l’utilizzo di termini neutri per riferirsi a gruppi di persone: «gente comune» sostituirà «uomini» ed espressioni come «i cittadini in attesa possono accomodarsi nell’apposita sala» verranno trasformate con un più giusto «le persone in attesa possono accomodarsi nell’apposita sala». Oppure, si cerca di evitare le specificazioni di genere preferendo frasi impersonali: così «gli utenti sono pregati di attendere il proprio turno» diventa «si prega di attendere il proprio turno».

TRA CRITICHE E SCETTICISMI

A primo impatto, sono in molti a trovare tutto questo assurdo. Declinare certe parole al femminile stride. Così, ancora prima di ragionare sul perché lo si fa, attaccano l’iniziativa. Nella maggioranza dei casi lo fanno perché giudicano insolito un termine che non hanno mai sentito e si trovano a proprio agio col vocabolario con cui sono stati cresciuti. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, sono convinti sia giusto mantenere la propria lingua a misura d’uomo. I più analitici, invece, criticano la notizia dicendo che si tratti del «trionfo del politicamente corretto». Ma non si rendono conto che, in realtà, il politicamente corretto è sempre stato esattamente l’opposto: è tutto al maschile perché quella viene considerata la norma nelle pubbliche amministrazioni e nel linguaggio comune. Insomma, non sarà facile, ma questa iniziativa è un importante passo avanti.

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