Sessismo

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11 Settembre Set 2017 1851 11 settembre 2017

Sessismo, Flavio Briatore: «Le donne devono lavorare, così non rompono i maroni»

L'imprenditore fa l'ennesima gaffe. Invitato a un incontro per la parità di genere, ha detto la sua sul mondo femminile. Lui ci vede così: fastidiose, fissate con la moda, bisognose di sicurezze e soprattutto «numeri due».

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Le donne? Meglio che restino dei «numeri due». Però facciamole lavorare, così le teniamo occupate e non danno fastidio. È l’ennesimo exploit sessista di Flavio Briatore che non meriterebbe nemmeno una riga di commento. Conservatore bigotto e imprenditore megalomane, fa leva su stereotipi facili e preconfezionati per promuovere la propria immagine. Quando gli viene chiesto di esprimersi su qualche tema se ne esce con un misto di banali luoghi comuni e imbarazzante alterità. Il tutto raccontato con tono spocchioso, quasi le sue fossero riflessioni filosofiche, frutto di anni di studio. Eppure, finché verrà presentato come personaggio pubblico e opinionista degno di considerazione, tocca parlarne. I difensori diranno ciò che dicono sempre: «Beh, se è arrivato ad essere così ricco e influente non è di certo stupido». Brutte notizie: si può tranquillamente arricchirsi senza far andare il cervello. Del resto meno coscienza e senso di responsabilità hai, più ci guadagni.

Per intenderci, lo sentirete affermare senza alcun problema che discriminazioni e sfruttamenti sono normali, perché rispecchiano delle differenze ‘naturali’ tra forti e deboli. Solitamente lo ascoltiamo prendersela con i poveri, sfoderando con nonchalance la sua logica classista, senza sensi di colpa. Il succo del suo pensiero è: «Se al mondo ci sono oppressori e oppressi è perché questi ultimi sono poco svegli». Perlomeno non lo si può tacciare di incoerenza: ragiona così proprio su tutto, nemmeno parlando di donne fa eccezione. Pensate ai pregiudizi più beceri, offensivi e stereotipati sulla femminilità: Flavio Briatore ne avrà sicuramente già fatto sfoggio.

Questa volta ha pensato di uscirsene a Il tempo delle donne, un incontro realizzato dal Corriere della Sera sulla parità di genere, con considerazioni a dir poco inappropriate per il contesto: «È giusto che la donna lavori, anche perché se non lo fa ha solo motivo di romperti i maroni dalla mattina alla sera». Più parlava, più la situazione si faceva degradante. Ha proseguito con una serie di stereotipi sulla fissazione per aspetto estetico e moda: «Vi assicuro, io che vivo a Montecarlo ne vedo di donne che fanno shopping. Ma una volta che hai comprato 10 borse non è che poi l’11esima ti faccia più piacere». Insomma, secondo lui la donna non dovrebbe lavorare perché essere umano con diritti, opportunità e ambizioni pari all’uomo ma, piuttosto, per sentirsi «più sicura». Insomma, siamo degli esserini fragili che hanno bisogno di supporto. Una logica paternalista inammissibile. Tipica espressione del cosiddetto maschilismo non violento, che apparentemente non fa nessun danno perché sembra volersi prendere cura dell’altro sesso, ma che in realtà non fa altro che segregarci in ruoli inferiori, considerandoci incapaci di essere emancipate.
Certo, c’è da chiedersi perché si chieda a una persona di questo spessore intellettuale di esprimersi sui diritti delle donne. Ma questo è il dibattito pubblico e tocca sorbirsi anche questa dose di insulti travestiti da benevolenze.

La conclusione del suo discorso, poi, fa da ciliegina sulla torta: «Io ho avuto rapporti con ragazze anche famose, che guadagnavano. Però ero sempre io che guidavo la macchina e loro erano nel sedile vicino. Perché se fai guidare la macchina a loro, allora o ti abitui a fare il numero due. Ma non va bene: finché posso faccio il numero uno». Ed ecco la rappresentazione matematica del pensiero di un maschio alfa con complessi di inferiorità. Complimenti, Flavio Briatore. Nemmeno questa volta ti sei smentito.

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