6 Settembre Set 2017 1931 06 settembre 2017

Cattiva maestra fotografia

La mente umana è facilmente condizionabile, ma sappiamo esattamente quanto? Una ricerca cerca di scoprire fino a che punto i nostri canoni estetici dipendono dalle immagini che vediamo.

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I filosofi antichi, tra cui Platone, per descrivere la mente umana e il suo funzionamento usavano spesso l'immagine della tabula rasa. Uno spazio nato immacolato su cui imprimere di volta in volta cose nuove. Quello che vediamo, quello che leggiamo e impariamo rimane lì, anche se noi non ce ne accorgiamo e non gli diamo peso. È quello che succede, per esempio, con le fotografie di attrici, modelle e celebrità in cui incappiamo ogni giorno sulle riviste e in televisione. Per noi ormai è la normalità e dopo anni di 'bombardamento' abbiamo imparato a costruire i nostri anticorpi, i nostri rifugi antiatomici: Photoshop rende tutte più magre e luminose, nessuna vip si mostra sul red carpet senza trucco, tutte hanno schiere di personal trainer al loro seguito e via discorrendo. Noi, ora, sappiamo. E ci vacciniamo.
Ma che effetto può avere un singolo scatto su chi è un media-naive, cioè su chi non è accerchiato da un flusso costante di informazioni e modelli estetici? É quello che ha provato a capire uno studio condotto da quattro ricercatori, Jean-Luc Jucker, Tracey Thornborrow, Lynda Boothroyd e Martin Tovee, disponibile sul portale accademico BiorXiv. Una ricerca che ci fa capire quanto siamo facilmente influenzabili e suggestionabili.

LO STUDIO
Trovare qualcuno che non abbia un accesso Internet o un televisore in casa non è più semplici come un tempo, eppure il gruppo di studiosi ci è riuscito. Per farlo, sono volati in Nicaragua, nella cosiddetta Mosquito Coast, dove hanno sottoposto la popolazione locale a un veloce e semplice esperimento. All'inizio, agli ottanta volontari partecipanti è stato chiesto di descrivere i propri ideali di bellezza. Poi, a una metà sono state mostrate 72 fotografie di modelle plus-sizes e all'altra altrettante di modelle invece più magre. Quando alla fine di questa seconda fase gli è stato chiesto di parlare nuovamente della loro idea di bello, l'influenza di quello che avevano visto si è fatta sentire. Ma attenzione, non solo fra chi aveva avuto per le mani gli scatti di corpi esili e longilinei: anche quelli più morbidi hanno finito per condizionare i nicaraguesi, che hanno cambiato i propri standard in base a quelli delle fotografie. Lo studio, quindi, dimostrerebbe che più che 'magro è bello' funziona la regola 'fotografato è bello' Il potere di un'immagine non starebbe, quindi, nel suo contenuto.

LA BELLEZZA CAMBIA
Questo non dovrebbe sorprenderci. Del resto i canoni estetici occidentali non fanno che cambiare di decennio in decennio. Purtroppo, però, abbiamo la memoria corta e il diktat di turno ci sembra sempre quello giusto. Dove va il gusto della società va anche il nostro e il corpo femminile deve rispondere agli standard fissati da non si sa chi non si da dove. Per fortuna, la consapevolezza sta aumentando: la varietà di forme, carnagioni e lineamenti è passata dalla vita reale a quella patinata dei giornali.
Il bello, quindi, è un concetto capriccioso a cui non dovremmo dare ascolto. Se diamo uno sguardo veloce alle copertine degli ultimi trent'anni, ce ne rendiamo conto.

L'ERA DELLE TOP MODEL
Erano gli anni Ottanta e imperversavano le bellissime alla Cindy Crawford e alla Elle Macpherson. Gambe lunghissime, capelli fluenti e sorrisi genuini: pochissime potevano sperare di essere come loro, ma tutte volevano esserlo. Le ritraevano sempre sorridenti, sotto una luce naturale e davano l'idea di avere uno stile di vita atletico e salutare. Top model travestite da ragazze della porta accanto.

POI ARRIVÒ KATE MOSS
In una delle sue Palladium Lectures, quella dedicata al Gusto, Alessandro Baricco disse che Kate Moss rivoluzionò la moda perché era l'esatto opposto di quello che si era visto sino ad allora. Dopo lo statuario, iniziò ad andare di moda l'imperfetto: altezza nella media, un viso irregolare quanto particolare, uno stile di vita sopra le righe. Un bene, per certi aspetti, un male per altri. Il magro estremo iniziò a dominare le passerelle, suscitando sempre più polemiche e preoccupazioni.

E ORA ABBIAMO KIM
A molti potrà non piacere, ma altri l'hanno descritta come un'icona del body positive. Kim Kardashian, e come lei Beyoncé, J Lo e Nicki Minaj, vengono viste come l'ago della bilancia nella creazione di un nuovo standard di bellezza. Senza condividere l'idolatria che Kim ha creato attorno al proprio fondoschiena, è innegabile che ora sulle copertine si vedano forme femminili mai viste prima. E in parte dipende dalla sua potenza social. A dirlo, anche una veterana del femminismo come Hellen Mirren. Nel 2016 il Premio Oscar aveva dichiarato al Telegraph che grazie a queste nuove icone «alle donne è finalmente permesso avere un sedere».

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